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7.18.2009

Perchè Grillo non può candidarsi alle primarie del PD?

Perchè Beppe Grillo non può candidarsi alle primarie del PD? Il Partito democratico non è il mio partito, ma è il partito più rilevante dello schieramento democratico. Un tempo si sarebbe detto, il più grande partito della sinistra. Quel che succede in quel partito, interessa tutti i democratici di sinistra, dai liberal ai comunisti. Perciò, attenzione al prossimo congresso, alle primarie, al leader e alla linea politica che ne uscirà. Da quel poco che riesco a capire, Franceschini rappresenta la continuità veltroniana, il partito a vocazione maggioritaria che mira ad assorbire tutto il centrosinistra o a formare alleanze rigorosamente omogenee. Bersani, sostenuto da D'Alema, rappresenta il ritorno all'Unione, alle alleanze, le più ampie possibili, dall'Udc a Rifondazione, per battere la destra. Marino rappresenta il principio e il primato della laicità, in un partito troppo spesso accusato di essere succube dei cattolici, dei teodem, del Vaticano. E Beppe Grillo? Potrebbe essere l'erede dei girotondini, dell'antiberlusconismo intransigente sullo stile di Micromega, Di Pietro, Travaglio, la rivolta contro la casta, l'antipolitica, un modo di dire basta o "vaffanculo" a tutta la classe dirigente.

Si dice che Grillo sia sempre stato ostile al PD. ma il PD è un partito con (forse) cinquecentomila iscritti e otto milioni di elettori: Grillo è ostile a tutte queste persone? E' ostile al gruppo dirigente e infatti si candida in alternativa e dichiara di riconoscersi nel manifesto etico del partito. Cosa c'è che non funziona? Si dice che Grillo, nelle recenti amministrative, si è presentato con liste concorrenti al PD e ciò per norma statutaria ne impedirebbe l'adesione. Ma perchè non potrebbe aver cambiato idea? Forse che tutti quelli che nelle recenti amministrative sono stati candidati in altri partiti oggi non potrebbero iscriversi al Partito democratico? Stefano Ceccanti, in una intervista al Manifesto, ha dichiarato che le porte delle primarie sono aperte ai radicali e a Nichi Vendola, ma non a Grillo. I radicali sono stati candidati nelle liste del PD, Nichi Vendola fa parte di un movimento alleato del PD. Ma anche Grillo appartiene all'universo del centrosinistra, è amicissimo di Antonio Di Pietro, il principale alleato del PD alle politiche del 2008.

Allora, si chiede, perchè non si candida alla guida dell'IDV? La domanda presuppone che PD e IDV siano due partiti distinti, in senso tradizionale. Una volta i partiti erano veramente partiti, cioè parzialità, con i loro programmi, le loro ideologie, la loro classe di riferimento. Oggi i moderati prevalenti a destra e a sinistra dicono che tutto questo non va più bene, che crea troppa frammentazione, che bisogna razionalizzare, semplificare la rappresentanza. Per fare questo a sinistra è nato il PD, il cui compito è appunto quello di inglobare tutto ciò che non è di destra, mentre dall'altra parte è nato il PDL, che deve a sua volta inglobare tutto ciò che non è di sinistra, sul modello del bipartitismo americano.

I partiti non sono più parzialità, ma enormi contenitori, assemblamenti di cartelli elettorali, in rappresentanza di ogni istanza dalla più moderata alla più radicale. Perciò, con questa filosofia, le primarie sono aperte a tutti, anche ai non iscritti. Giusto o sbagliato che sia questo progetto, nel momento in cui viene proposto può essere preso sul serio e messo alla prova. Così succedono le candidature passate di Di Pietro e Pannella (respinte nel 2007), e quella presente di Grillo, destinata a uguale sorte.

Se un grillino non iscritto al PD, che ha sempre detto peste e corna del PD, può votare alle primarie, perchè Grillo non dovrebbe potersi candidare? Il PD vuole essere il partito di tutto il centrosinistra? Se si, apra le porte. Poi, tutte le critiche rivolte a Grillo, possono essere giuste e avere come conclusione il fatto che quel candidato è meglio non votarlo. Altra cosa è dire che non deve poter essere candidato. Secondo un sondaggio Crespi Ricerche alle primarie del PD un elettore su cinque sarebbe disposto a votare Grillo (19,8%), però Franceschini arriverebbe primo (27,1%), Bersani secondo (25,4%), e Marino quarto (15,2%) (Repubblica 15.07.2009, pag. 12).