Negli anni Ottanta predicavamo l'alternativa alla Democrazia cristiana, ma vedevamo nel PSI di Craxi il nostro peggior nemico. Mica per settarismo, semplicemente ricambiavamo il "nuovo corso" del Midas, che aveva tra i suoi dati costituenti l'anticomunismo, come condizione dell'autonomia socialista. E poi, certo, non ci piaceva vedere un partito di sinistra trasformarsi in un partito di destra. Era inquietante, se succedeva a loro, poteva succedere anche a noi. Molto banalmente credevo non ci fosse il due senza il tre. Appena un anno o due anni dopo leggevo in Corso Palestro la bacheca dell'Avanti, sotto la sede del PSI e pensavo a quel giornale come doveva essere stato un tempo dalla parte degli operai, degli studenti, dei pacifisti e come era diventato oggi, filo-governativo, filo-antlantico, anti-operaio. Provavo a immaginarmi adulto, 40-50 enne di fronte ad una bacheca dell'Unità come nella replica di un brutto film. Senza essere dotato di nessuna particolare elaborazione politica, senza padroneggiare specifiche categorie interpretative, insomma senza saperne nulla, ero persuaso in modo fatalistico, che la vita dei regimi, delle organizzazioni e degli individui, procedesse da sinistra verso destra, così come il mondo girava da oriente verso occidente. Nelle mie proiezioni, il futuro PCI di destra non aveva un volto, non immaginavo il cambiamento del nome e del simbolo, non immaginavo D'Alema, Fassino e Veltroni nella parte di artefici, per esempio, nella parte di riabilitatori di Bettino Craxi.L'ultimo in successione è stato Veltroni, qualche giorno fa: "Craxi fu un innovatore". In politica estera. Quindi, fece bene ad installare i cruise a Comiso ed avevano torto il movimento pacifista, le miriadi di comitati per la pace sparsi in tutto il paese, nelle fabbiche, nelle scuole, nei quartieri. Nell'organizzazione del partito. Non so bene qui a cosa si riferisca Veltroni, immagino al "partito leggero", ma il PSI non riusci mai ad essere un partito territoriale di massa come il PCI, anche se ci provò. Smantellare quel poco di struttura e puntare sui media, sulla centralità del leader fu relativamente facile, ma cosa aveva questa scelta di apprezzabile? Liquidò le correnti, quindi la democrazia interna, svuòtò gli organismi dirigenti rimpiazzati da una assemblea nazionale composta da attori, cantanti e uomini della televisione (come si disse "nani e ballerine"), forse anticipando il costume di Vallettopoli. Per tacere dei metodi di finanziamento: anche questi fanno parte dell'organizzazione. Come è noto, diedero luogo ad un sistema fondato sulla corruzione e portarono alla distruzione dei partiti di governo della cosiddetta "Prima Repubblica", compreso il PSI. Il Partito socialista distrutto: un bel risultato per un innovatore dell'organizzazione e della linea politica. La comunicazione. Mi vengono in mente le lunghe pause, l'occupazione della Rai e il fiancheggiamento berlusconiano. Craxi si appoggiava alla Fininvest e fu per merito suo che Berlusconi potè mantenere tre canali televisivi nazionali.
Secondo l'innovativa vulgata veltroniana però, l'unico neo di Craxi ha riguardato tutt'altro: pronunciare quel «andate a mare» in occasione del referendum sulla preferenza unica del ' 91. «Se avesse colto quell' occasione - afferma Veltroni - avrebbe dato vita ad un bipolarismo che avrebbe potuto incardinarsi solo su una leadership riformista, certo non post-comunista». Sarà, ma all'epoca il sistema delle preferenze era fondamentale per il Caf e quanto al bipolarismo, il PSI dopo un decennio di "innovazione" rimaneva inchiodato alla sua dimesione di medio partito, tra i due grandi DC e PCI-PDS e nella definizione della leadership i voti e le dimensioni delle organizzazioni mantengono il loro peso. Infatti, l'egemonia "riformista" nella leadership della sinistra alla fine è stata interpretata dai post-comunisti. Se è successo così, non sarà stato uno scherzo del destino.
Per gli ex dirigenti diessini, è difficile parlar bene di Craxi, senza dir male di Berlinguer. Il top è riuscito a raggiungerlo Piero Fassino nel 2003: [ Il PSI di Craxi] "interpreta le domande di dinamicità di una società che cambia" “La sfida con Craxi colse i comunisti impreparati e mise a nudo il loro ritardo nel misurarsi con la modernità". «Mi è capitato spesso di pensare a Berlinguer come a un campione di scacchi che sta giocando la partita più importante della sua vita: la partita dura ormai molte ore; sta giungendo alle battute finali e guardando la scacchiera il campione si accorge che, con la prossima mossa, l’avversario gli darà scacco matto. Ha un solo modo per evitarlo: morire un minuto prima che l’altro muova». (dal libro Per Passione, di Piero Fassino – Rusconi 2003). Una vetta troppo alta, per quanto talentuoso, Veltroni ha dovuto accontentarsi di mettersi in pari con la battuta dalemiana sui "rivoluzionari e conservatori" che senza la rivoluzione sono solo conservatori.
Dice Veltroni: Craxi fu meglio anche di Berlinguer che, nel 1980, davanti ai cancelli di Mirafiori «si immolò dimostrando di non aver colto appieno ciò che stava accadendo». La critica a Berlinguer tardo operaista davanti ai cancelli della Fiat è un classico dei luoghi comuni sul PCI e sul suo leader. In realtà, Berlinguer aveva capito abbastanza da essere contrario allo scontro frontale con la Fiat, ma una volta che il conflitto era in atto, pensava, di avere il dovere di schierarsi senza esitazione. Una cosa fuori dal mondo per gli attuali giocatori di scacchi del PD, ma all'epoca il PCI era il partito dei lavoratori, aveva una classe sociale da tutelare, una esigenza materiale immediata, al di là della sua valenza ideologica. Facile per il PSI che non rappresentava quasi nessuno, girare la faccia dall'altra parte.
Non esiste riabilitazione di Craxi da parte diessina che possa mettere in pace l'intera diaspora socialista. Stefania Craxi è probabilmente rimasta contenta, ma in Riccardo Nencini, per dirne un altro, prevale invece il rancore. Ecco la news: Nencini: su Craxi Veltroni smemorato. “Non può che far piacere a qualunque socialista che Walter Veltroni abbia scoperto che Bettino Craxi non era un pericolo per la democrazia, come sosteneva il suo partito, il Pci, e il suo giornale, l’Unità, ma un leader politico ‘innovatore’, un ‘riformista’”. E’ quanto afferma Riccardo Nencini, segretario del PS ed esponente di Sinistra e Libertà". Chissà se ha fatto piacere anche a Nichi Vendola.