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4.06.2009

La causa della violenza

Chi violenta ha solo una probabilità su dieci di essere denunciato. E se denunciato, ha buone probabilità di venire assolto per insufficienza di prove.

Molte volte la violenza avviene sulla moglie, sulla fidanzata, o sulla figlia, cioè su una persona che lo stupratore ritiene sia di sua proprietà. Forse pensa di sbagliare (moralmente) ma non illegittimamente. Spesso mariti e fidanzati violenti si stupiscono di essere arrestati.

La causa principale è lo squilibrio di potere. Se una parte è troppo forte e l'altra troppo debole, quella forte ne abuserà. Vale nel rapporto tra gli stati, tra le classi sociali, tra gli individui e anche tra i sessi. Quindi, non si dà addosso agli uomini, ma ad un sistema di potere squilibrato, ad una divisione gerarchica dei ruoli sessuali.

Purtroppo, non si dà addosso abbastanza, anzi lo si fa molto poco. Meno di quanto una parte degli uomini, ma anche delle donne conservatrici difenda questo sistema. La maggioranza non violenta, ma si mostra compresiva o silente verso gli stupratori. Per non parlare poi di quelli che si attivano per screditare le vittime e definire "fuffa" la loro versione dei fatti. Di quelli che fanno confusione tra approccio e insistenza, di quelli che pur di giustificare qualche margine di abuso sono pronti persino a farsi passare per ebeti messi di fronte ad un incerto confine tra si e no.

Intorno ad un solo uomo violento, c'è l'omertà di tante persone.

4.04.2009

Sullo stupro di capodanno

In questo topic, dove si discute prevalentemente dello stupro di capodanno, vi è una esibizione di avvocatura della violenza sessuale. Le parole delle vittima sono liquidate come fuffa, quelle della parte imputata assunte come verità condivisa.
Per tutta la discussione lascia intendere una evoluzione dell'inchiesta che parte dall'accusa di stupro mossa dalla vittima e giunge ad una ipotesi di sole lesioni aggravate, condivisa da tutti, dal GIP alla difesa, lasciando la ragazza isolata.
Ma dalla lettura degli articoli dei giornali postati emerge solo che questa è la versione della difesa e non viene assunta da nessuna delle altre parti in causa. Per il GIP, forse si è trattato di un rapporto consenziente, poi degenerato in uno stupro. Per l'accusa, la violenza sessuale è il primo capo di imputazione, anche nella richiesta di rito abbreviato. La ragazza, dal canto suo, afferma di non essere mai stata consenziente.
Per quanto mi riguarda, prendo atto delle due versioni, non sono particolarmente interessato ad avere una opinione precisa su un episodio specifico, che non toglie e non aggiunge nulla alla tendenza generale, che vede la maggior parte delle donne non denunciare la violenza, la maggior parte degli imputati andare assolti, e il dato delle false accuse limitate a percentuali molto basse in linea con gli altri reati (1-5%).
Certo, il fatto che oggetto delle lesioni gravi sia stata anche la vagina, mi rende proprio difficile escludere che vi sia stato tentativo di stupro.

3.03.2009

Stupri Caffarella e Primavalle

Il Corriere della Sera e il Messaggero (con minor evidenza) riferiscono che il test del DNA non identifica i due romeni fermati come autori della violenza e che la versione della vittima, secondo cui l'aggressore parlava italiano, sarebbe incongruente con il fatto che Karol Racz, uno dei due fermati, non conosce la nostra lingua. Repubblica e La Stampa invece, almeno negli articoli online, mantengono sullo sfondo o omettono del tutto queste notizie e danno ampio rilievo al fatto che anche la vittima della violenza di Primavalle riconosce in Karol Racz il suo aggressore.

2.28.2009

Stranieri, violenza tra loro

Conosco alcune coppie rumene e non mi risulta la situazione secondo cui tutti i mariti sarebbero dei violenti, ma in generale penso anch'io che in Romania i rapporti tra uomo e donna siano più arretrati rispetto all'Italia, anche se pure qui bisognerebbe fare differenze tra città e provincia, tra nord e sud. Putroppo la violenza contro le donne è universale, non si salva neanche la Scandinavia. Piuttosto la violenza attribuita ai mariti romeni, mette in rilievo un altro dato. Noi enfatizziamo il fatto che il 40% degli stupratori sia straniero e teniamo sullo sfondo che è straniera anche più del 30% delle stuprate. E così anche delle vittime di altri reati. In percentuale gli stranieri sono più vittime degli italiani. Dunque, la violenza degli stranieri è prima di tutto violenza tra di loro, mentre a noi aggiunge poco.

2.26.2009

I pedofili contro la Chiesa

Che il partito dei pedofili olandese attacchi la chiesa cattolica sembra una barzelletta, un conflitto tra rivali, considerando le responsabilità della chiesa in materia che, sembra, perdurino in un comportamento ispirato al principio "i panni sporchi si lavano in famiglia". Tuttavia, questo è un esempio di come le accuse di "moralismo" e "sessuofobia" possano essere evocate a copertura delle proprie porcherie.

Gli stupri sono quelli denunciati

Riguardo gli stupri, come già detto, il dato è ricavato dalle denunce che sono il 9% del totale. Dunque, gli stranieri risultano responsabili del 40% del 9% degli stupri denunciati. A differenza degli italiani, gli stranieri, per le modalità con cui commettono il reato, corrispondo meglio al falso stereotipo del mostro sconosciuto: aggrediscono in strada, al parco, in zone isolate. Quando si saranno integrati meglio e saranno diventati benestanti e civili come noi, stupreranno di più tra le mura domestiche, perderanno peso nelle statistiche e tu sarai più sereno.

Stupri in calo

Non lo dico io, lo dicono le statistiche, i sacri numeri. E' un dato interessante. Sempre secondo i numeri: 1) i romeni avrebbero la leadership dello stupro; 2) la presenza rumena aumenta verticosamente; 3) gli stupri diminuiscono. E' interessante, no?

«STUPRI IN CALO» - Ad Avellino Maroni ha anche affrontato l'argomento degli stupri, sottolineando che il fenomeno è in calo: «Non confondere le emozioni con il fenomeno: i reati e anche quelli a sfondo sessuale sono in calo. In pochissimo tempo i risultati ci sono stati: non c'è oggi un'emergenza sicurezza. Nel 2008 rispetto al 2007 sono diminuiti i reati dell'11 per cento, del 12 per cento sono diminuite le rapine. È diminuito anche il numero di reati contro le donne, di violenza sessuale, del 9 per cento. Se ne fa un gran parlare a causa di episodi terribili, ma non confondiamo l'indignazione e l'emozione». Maroni ha sottolineato che sul tema della sicurezza vanno messe da parte le polemiche: «È interesse di tutti, destra e sinistra, affrontare il tema della sicurezza come un obiettivo comune. Purtroppo sento ancora polemiche che non servono e che portano all'allarmismo» . (Corriere della Sera, 2 febbraio 2009)

Stupri diminuiti dell’8,4% nel 2008.
Viminale: in 2006-08 italiani responsabili al 61%, romeni 7,8%
In Italia gli episodi di violenze sessuali nel 2008 sono diminuiti dell'8,4%, secondo dati diffusi dal Dipartimento della Pubblica sicurezza. Analizzando l'andamento del fenomeno nel triennio 2006-2008, risulta che gli autori sono italiani nel 60,9% dei casi, seguiti dai romeni (7,8%) e dai marocchini (6,3%).Le vittime sono per lo piu' donne (85,3%) e di nazionalita' italiana (68,9%).La maggior parte degli stupri rientra nelle violenze sessuali non aggravate, anche queste in diminuzione del 7,4%. (Ansa, 24 febbraio 2009)

Se gli stranieri non ci fossero, gli stupri, i reati già in diminuzione sarebbero dimezzati? Non lo so. Senza gli stranieri, anche la ricchezza prodotta sarebbe inferiore, dunque noi saremmo più poveri, dunque saremmo noi più esposti a commettere illegalità e alla delinquenza, quindi magari i reati si sarebbero mantenuti ai livelli attuali. Ma questo sono supposizioni. Se vogliamo limitarci alla sacralità del numero, resta il dato per cui alla moltiplicazione per sei della presenza straniera in Italia in un quindicennio, non è corrisposta una moltiplicazione per sei dei reati. I reati sono rimasti al livello del 1990, anzi sono persino diminuiti un po'. Secondo le statistiche. Da questo lato, la correlazione immigrati - criminalità non risulta.

2.23.2009

Predatori

Vi segnalo un libro: "Predatori" di Anna Salter. E' un libro sui criminali sessuali: pedofili e stupratori. Ne descrive i profili, il modo "per bene" con cui vivono in società; il modo in cui avvicinano la vittima; come riescono a garantirsi l'impunità; come si difendono; come corrompono il personale carcerario; come tornano a reinserisi e a colpire una volta riacquistata la libertà. Non sono impulisivi, sono dei pianificatori; non sono sconosciuti stranieri, nella maggior parte dei casi sono punti di riferimenti nella nostra comunità, o comunque persone note, talvolta proprio amici e parenti. Con loro la terapia è inefficace, il 60% torna a delinquere. Solo una minoranza viene denunciata, e poi condannata. Solo una minoranza sconta la pena. Il delitto più odioso, quello per cui si invoca persino la pena di morte, è forse il meno perseguito. Il libro spiega anche come è perchè ci fidiamo troppo di chi non conosciamo e soprattutto di chi pensiamo di conoscere. Ecco, una recensione di Barbara Spinelli e, sullo stesso argomento, il blog di Massimiliano Frassi, fondatore di Prometeo.

12.16.2008

Violenza femminile?

Esiste la violenza femminile come opposto speculare di quella maschile? Penso di no. Naturalmente esistono donne violente, che maltrattano i genitori, i suoceri, i mariti, i figli o semplicemente gli altri. E possono commettere anche reati e delitti. Pare, secondo le statistiche, che la criminalità femminile pur inferiore a quella maschile, sia in crescita. Mi sembra normale, se si riduce il divario di potere tra uomini e donne, se anche le donne accedono alla sfera pubblica, anche i comportamenti dei due sessi, nel bene e nel male, tenderanno ad assomigliarsi. Però non riesco ad individuare una violenza di "genere" femminile. Qualcosa commesso dalle donne, in nome delle donne o di un sistema femminile, contro gli uomini, qualcosa che voglia affermare, sancire, ribadire il potere della donna sull'uomo, qualcosa che corrisponda allo stupro, alla lapidazione, all'acido muriatico gettato in faccia, al burqa. Se ci spostiamo su altre categorie, vediamo lo stesso: ci sono neri violenti, ma non è il razzismo, ci sono omosessuali violenti, ma non è l'omofobia, ci sono minori violenti, ma non è la pedofilia. L'opposto speculare di quella violenza, proprio non lo vedo.


9.01.2008

Violenza di genere: "mascolinisti" su Wikipedia

The FlintstonesChe ne diremmo di una voce enciclopedica sull'antisemitismo con le "osservazioni critiche" di Holywar e di qualche gruppo neonazista? Oppure di una voce enciclopedica sul razzismo, con le "osservazioni critiche" del Klu Klux Klan? O anche solo una voce enciclopedica di astronomia con le "osservazioni critiche" degli ufologi? Valuteremmo l'enciclopedia che le pubblica tra il bizzarro, l'incompetente e il reazionario. E difatti, una simile enciclopedia si guarda bene dal darsi alle stampe. Ma sul digitale tutto è possibile, è così abbiamo su Wikipedia, la voce relativa alla violenza di genere che ospita le "osservazioni critiche" dei "mascolinisti". E chi sono mai? Da come osservano, si direbbe ometti con la coda di paglia.  O forse con la coda e basta. Un insieme di piccoli gruppi, formatisi online, imitatori di un neomaschilismo misogino made in Usa, che vorrebbe darsi una organizzazione, una teoria e un nuovo nome: appunto "mascolinismo", essendo le due definizioni classiche, ormai troppo sputtanate, sulla falsa riga dei razzisti che oggi preferiscono definirsi "differenzialisti". Vogliono liberare l'Occidente dal femminismo, e del femminismo, che giudicano vincente, imitano metodi e parole d'ordine, rovesciandole nel contenuto opposto. Così abbiamo la "questione maschile", la "violenza femminile", "il potere della donna sull'uomo", insomma, un mondo rovesciato, un sogno all'incontrario, dove sono i turisti a cagare in testa ai piccioni. Ecco alcuni articoli a loro dedicati dalla carta stampata.

E' il bello di Internet: possono parlare tutti. E' anche il brutto di Internet: possono parlare proprio tutti. Qui, secondo Paolo Mieli è la discriminante tra i media tradizionali e il mondo dei blog, dei forum, della libera espressione online, dove - dice il direttore del Corsera - si possono trovare tante cose interessanti, ma anche tanto delirio. Vero, ed io non sarei per cancellare il delirio, vorrei solo che rimanesse nei suoi spazi o che se ne desse conto in modo adeguato, critico, senza dargli una legittimità istituzionale. Nella corrispondente voce sulla violenza di genere dell'edizione inglese di Wikipedia, le osservazioni critiche dei "mascolinisti", non compaiono. La credibilità della Wikipedia inglese, quella originale, è stata paragonata all'enciclopedia britannica. La versione italiana, invece, pare debba fare ancora molta strada. Per ora, forse, sono ancora meglio le garzantine.

Ho letto sul Corriere della Sera, ma anche sul Foglio, che è uscito negli Stati Uniti un libro di grande successo: «The Re-education Of The Female». Insegna alle donne ad essere magre, sexy e ubbidienti per trattenere a sé gli "uomini di qualità". Il guru, autore del libro, è un certo Dante Moore, un potenziale o probabile adepto di queste associazioni maschil-mascolin-maschiliste. L'autore mette in chiaro fin dalle prime battute che il suo è un libro duro, che finalmente spiegherà alla femmina, bisognosa di rieducazione, cosa “l’uomo medio cerca davvero”. Anche questo non sembra essere un grande mistero per nessuno, in realtà. Ma il “compare maschio dotato di un certo gusto urbano”, come si definisce, è pronto ad aprire gli occhi alle insoddisfatte e a spiegare loro esattamente dove sbagliano nelle relazioni con “gli uomini di qualità”. Per esempio, sottovalutano ingenuamente l’importanza per un maschio delle serate con gli amici o delle partite di pallone. “Se lui non scarica da qualche parte la tensione – recita il manuale – la tua faccia si trasformerà nel suo sacco da pugilato”. Niente male come osservazione critica. Speriamo non venga acquisita da un amministratore italiano di Wikipedia.

8.30.2008

L'humus della violenza

Humus (1994)Il pregiudizio ostile contro un soggetto collettivo e tutti i luoghi comuni con cui si manifesta, alimenta e riproduce, può essere l'humus di qualcosa di più grave, una condizione di discriminazione, una situazione di violenza. Senza il pregiudizio antiebraico non sarebbe stata concepibile la shoah. E' quanto accennava Monica Lanfranco a proposito degli aforismi misogini e della violenza contro le donne. La questione, quando viene discussa, è spesso banalizzata, come si volesse rappresentare un mero rapporto di causa ed effetto. Ma l'humus non è una causa, non è un seme, è soltanto un terreno fertile, una condizione favorevole. Il misogino (o il maschilista) non è necessariamente colui che agisce la violenza contro la donna, può essere persona assolutamente mite e pacifica, che si limita a giustificare, comprendere, razionalizzare, relativizzare, teorizzare, oggettivare, minimizzare, negare. Penso che gli avvocati degli stupratori, quelli dentro i tribunali e quelli fuori, non abbiano mai stuprato nessuno. E neppure quei legislatori, quei commentatori, quegli intellettuali, quegli uomini di chiesa che per tanto tempo hanno impedito che la violenza sessuale divenisse reato contro la persona e non soltanto contro la pubblica morale. E che poi hanno lottato ancora per far si che la famiglia rimanesse una zona franca.

Se tanta violenza e il maggior numero delle violenze avviene entro le mura domestiche, ciò vuol dire che al di fuori di quelle mura, la società lo accetta e nella testa di molti continua a ronzare il detto: "tra moglie e marito non mettere il dito". Se la maggior parte delle donne non denuncia (il 90% secondo l'Istat) è anche perchè l'accoglienza sociale della denuncia non deve essere una gran cosa. Meglio far buon viso a cattivo gioco e cercare di sopravvivere, rimuovere e distrarsi. Magari farsi un giro in rete, partecipare ai blog e ai forum, dove s'incontrano tante persone ironiche e spiritose. Il più delle volte alla violenza fisica (dico le botte) neppure si arriva. E' sufficiente sapere che ci si può arrivare. Basta alzare la voce, basta insultare. Poi ci sono forme di violenza occulta, come il mobbing. Le donne sono le prime vittime del mobbing. Per mobbizzare le donne, negli ambienti di lavoro, una buona dose di misoginia è necessaria. Certamente è utile. L'antisemitismo può non essere la causa diretta dell'olocausto. Nè è stato però il principale innesto, la sua condizione ambientale. Possiamo non sapere in che misura il popolo tedesco abbia apprezzato le discriminazioni prima e poi la persecuzione e lo sterminio degli ebrei. Di certo, non si è opposto, non si è arrabbiato, per nessuna angheria antiebraica, neppure per i campi di concentramento. Temo invece avrebbe accolto meno bene il divieto di raccontarsi barzellette a aforismi contro gli ebrei. E lo si può ben capire: ironizzare, ridere, scherzare, non prendersi sul serio (sulla pelle degli altri) pare aiuti a vivere meglio.

8.27.2008

Donne, violenza e aforismi misogini

www.gosabina.comQuella sulle donne viene troppo spesso percepita come una violenza light. Coperta da un alone di complicità deresponsabilizzante che la rende più leggera, ne occulta l' orrore dietro una pseudo-cultura fatta di luoghi comuni, di banalità, di stereotipi duri a morire, di pregiudizi che hanno radici profonde nel maschilismo che ancora circola carsicamente nelle vene della nostra società. (Marino Niola, Repubblica 24 agosto 2008)

Facciamo un gioco: troviamo insieme quante più frasi e aforismi misogini, anche apparentemente lievi e persino ritenuti spiritosi, presenti in ogni tradizione e cultura? Inizio io: donne e buoi dei paesi tuoi (che allude al patto tra uomini sul non interferire in materia di governo delle femmine, bene economico fondamentale equiparato appunto al bestiame); chi dice donna dice danno (che traduce l’inevitabilità della sventura legata al sesso femminile e alla sua frequentazione, e giustifica l’assenza in vaste zone del mondo delle bambine, selezionate attraverso l’ecografia o soppresse alla nascita); la donna è la porta del diavolo (significato chiaro, affermazione variamente presente in ogni trattato religioso di ogni fede). Mi fermo qui, rammentando l’apparentemente innocuo auguri e figli maschi che non è raro incontrare, anche solo per scherzo, nei pronostici nazionali. E’ nell’intreccio di questi fattori, impastati micidialmente di ossequio della tradizione, di fondamentalismo religioso e di legge patriarcale che origina la drammatica vicenda planetaria della guerra contro le donne, guerra che miete ogni anno vittime a milioni in tempi e luoghi dove infuria la guerra guerreggiata ma che parimenti umilia, schiavizza e uccide metà del genere umano anche dove non suonano le sirene, cadono bombe o esplodono corpi assassini. (Monica Lanfranco, Liberazione 15 agosto 2006)

Succede in varie situazioni di ascoltare o leggere detti, proverbi, massime, aforismi, barzellette denigratorie nei confronti delle donne. In rete si possono trovare pagine di aforismi di dotti e sapienti, particolarmente sarcastiche, con i quali, chi li divulga acriticamente, può dar libero sfogo ai suoi sentimenti, mettendosi in testa un'aureola di cultura, raffinatezza e sottile umorismo, almeno così vorrebbe. Sono e spesso si chiamano aforismi misogini. Un nome squalificante, se la misoginia fosse percepita come squalificante. Però, mi sono accorto che non funziona così. La misoginia, a differenza del razzismo, dell'antisemitismo, dell'omofobia, suscita ilarità invece di suscitare ripugnanza. Così è negli uomini e persino nelle donne, le quali talvolta non mancano di partecipare nella diffusione di battute e luoghi comuni a loro danno. Ricordo una foto di due ragazzi americani. Lei portava, immagino liberamente, una maglietta con su scritto: "proprietà di lui".

Tempo fa lessi sul blog di Beppe Grillo, un messaggio che diceva: Il problema non è solo che "le religioni, i governi, le aziende, la pubblicità e i maschi sono maschilisti". Il problema è anche che molte, troppe donne sono a loro volta maschiliste. Le donne maschiliste hanno la "sindrome del colonizzato e dello schiavo", che consiste nel fatto che un gruppo sociale colonizzato o schiavo condivide la mentalità dei suoi colonizzatori, anziché ribellarsi. Finché ci saranno masse così grandi di donne CONNIVENTI con la mentalità maschilista, il sistema patriarcale e maschilista perdurerà. Come si cantava nelle risaie: "crumire col padrone, son tutte da ammazzar !"

Sarebbe da tutti ritenuto censurabile, una pagina, un thread "leggero e divertente" in cui si elencano frasi e citazioni insultanti nei confronti di ebrei, neri e omosessuali. E sarebbe ancor più inconcepibile veder alimentato un simile thread proprio da un ebreo, da un nero o da un omosessuale. Sarebbe inconcepibile vedere un antisemita, accolto come un simpatico fenomeno da baraccone o persino come il depositario di un legittimo punto di vista, in un forum di cultura ebraica. O di un omofobo, in un forum dedicato agli ebrei. O di un attivista del klu klux klan in un forum afroamericano. Invece, la presenza di un misogino è considerata, se va bene, una simpatica nota di folclore. E per alcune signore, è persino motivo di festa e simpatia. O di competizione tra loro, per ricevere una carezza in più o un insulto in meno.

Come e perchè succede, è un bel (relativamente) mistero. Come dimostra questo tremendo servizio fotografico sulle donne pakistane sfigurate con l'acido muriatico, ma anche il quotidiano stillicidio delle nostre pagine di cronaca nera, e in fondo, tutta la storia dell'umanità, la violenza contro le donne, non ha nulla da invidiare alla violenza contro le altre vittime "storiche". Forse la differenza sta qui, nel riconoscimento e soprattutto nel riconoscersi. Gli ebrei, i neri, i gay, i pellerossa, hanno coscienza della propria storia, del proprio vissuto, della propria identità storica, di quello che hanno subito e subiscono come soggetto collettivo. In questo riconoscersi, c'è la forza della loro tendenza all'emancipazione. Dato che l'oppressione sessuale, tra tutte le forme di oppressione, è stata e continua ad essere la più grave, anche la conseguenza nella sottomissione è stata e continua ad essere più grave e perciò sconta ancora una capacità soltanto parziale di riconoscersi e di essere reciprocamente solidali.