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10.18.2009

Sinistre sconfitte per gli immigrati?

La "scomparsa del socialismo tedesco", in una puntata di Otto e mezzo da parte di alcuni commentatori, sarebbe stata attribuita, fra le altre cose al non cogliere da parte della Spd la portata di alcuni fenomeni, tra cui quello dell'immigrazione. In sostanza, la Spd avrebbe perso voti, in quanto non sufficientemente ostile ai nuovi venuti. Ma i voti persi dalla Spd sono andati in maggior parte alla Linke. E la Linke si definisce socialista.

Come che sia, può aver senso rimproverare i partiti socialisti di non essere abbastanza xenofobi e vedere in questo il motivo per cui perdono le elezioni, quando i loro voti vanno alle formazioni xenofobe, come in parte è successo in Italia a vantaggio della Lega, ma quando, come succede in Germania, perdono invece voti verso l'estrema sinistra, quello stesso rimprovero non ha più senso.

Al solito, si prendono le già discutibili analisi confezionate per l'Italia e poi si pretende di cucirle addosso ad altri paesi. Una analisi che, probabilmente calza male anche per noi. Intanto, una sinistra ostile agli immigrati sarebbe una sinistra incoerente con i suoi princpi di fondo: uguaglianza, giustizia sociale, solidarietà. L'incoerenza di fondo con i propri principi causa più debolezza che forza. Ed è forse qui, almeno in parte, la ragione di molte sconfitte. Quando ha governato, la sinistra, nel concedere alla xenofobia, ci ha messo del suo e lo stesso ha fatto dall'opposizione. Si ricordino i centri di detenzione temporanea della legge Turco Napolitano oppure la campagna elettorale securitaria di Rutelli nel 2001, il pacchetto sicurezza antiromeni nell'autunno 2007 da parte del governo Prodi (Veltroni) e la recente legittimazione dei respingimenti da parte di Fassino.

Se la sinistra ha perso è per l'andamento pendolare dell'elettorato nel sistema bipolare. E' perchè la base sociale della sinistra è stata delusa nelle sue aspettative di cambiamento e di giustizia, in nome del risanamento economico, senza mai una contropartita, neppure in un secondo tempo, sul piano dello sviluppo e della redistribuzione del reddito. Si pensi alla costante perdita del potere d'acquisto dei salari dopo l'abolizione della scala mobile (1992-93); si pensi alla Finanziaria 2007, nonostante l'extra gettito fiscale.

Riguardo la sinistra cosiddetta radicale, il suo andamento elettorale è stato oscillante nell'arco di quasi un ventennio, mentre la crescita dell'immigrazione è stata costante. Dunque, è difficile stabilire una correlazione tra i due fenomeni. Nel 2008, la Sinistra arcobaleno è precipitata al 3%, perchè metà dei suoi elettori hanno votato PD con l'obiettivo di impedire il ritorno di Berlusconi, ma nelle Provinciali tenutesi lo stesso giorno delle Politiche, i suoi voti sono stati anche doppi e tripli. La sconfitta alle Europee 2009, è dipesa dalla divisione della sinistra in due liste, rimaste entrambe sotto la soglia del 4%, mentre l'area complessiva aumentava consensi più di qualsiasi altra formazione politica.

Con ciò, non penso che la questione dell'immigrazione sia ininfluente e certamente meriterebbe un maggiore impegno, anche a prescindere da valutazioni elettoralistiche, non sempre fondate, nel senso di una migliore elaborazione delle politiche di accoglienza.

5.27.2008

La truffa del "voto utile"

Il voto alla propria parte come unica possibilità per battere la parte avversa. E' il cosiddetto "voto utile" invocato nei sistemi bipartitici o bipolari dai due principali contendenti a scapito delle minoranze.

In Italia, finchè la legge elettorale in vigore è stata quella del Mattarellum (sistema maggioritario uninominale con quota proporzionale del 25%), il richiamo del voto utile ha avuto scarso seguito, invece ha avuto pieno successo con il Porcellum (la legge elettorale di Calderoli: sistema proporzionale con premio di maggioranza e soglia di sbarramento al 4%).

Resta da valutare se, a fare la differenza nella efficacia del richiamo del voto utile, tra il 2001 e il 2008, sia stato il diverso meccanismo elettorale, o il differente quadro politico, relativamente alla paura del ritorno di Berlusconi, il PD in luogo dell'Ulivo, la Sinistra Arcobaleno in luogo di Rifondazione Comunista.

Come che sia, in questa contingenza il "voto utile" è stato giocato da Veltroni in modo truffaldino, paventando una rimonta che non c'era, un testa a testa inesistente anche al Senato: non per battere il Pdl, ma per trasformare la propria prevedibile batosta in una sconfitta dignitosa e salvare così se stesso alla guida del PD.

Operazione perfettamente riuscita, anche grazie alla debolezza della Sinistra Arcobaleno i cui elettori (uno su due) sono trasmigrati nel PD. Tuttavia, sul piano strategico la linea di Veltroni si è rivelata fallimentare. Ha scelto di rompere l'alleanza a sinistra per essere più credibile al centro, di rappresentarsi con un programma e con dei candidati ultramoderati, persino (unico tra i partiti della sinistra europea) i rappresentanti dell'associazione degli industriali (vedi Colannino e Calearo), per poi ritrovarsi stoppato al centro dall'Udc e prosciugare tutto il suo consenso alla sua sinistra, sfruttando la paura del ritorno di Berlusconi. Paura, che nella strategia veltroniana, avrebbe dovuto ormai essere archiviata, tanto da non voler mai neppure nominare il proprio avversario in campagna elettorale.

Data questa dinamica, quale possibilità di espansione può avere il PD nelle prossime elezioni politiche? E cosa succederà alle prossime elezioni amministrative o europee in assenza della torsione maggioritaria? Già il 13-14 aprile si è visto un netto divario nell'andamento delle politiche e delle amministrative (vedi scheda). Al momento, queste domande sono state rimosse dal gruppo dirigente veltroniano, con un'analisi difensiva e consolatoria volta a valorizzare la "sconfitta dignitosa", appunto l'obiettivo del "voto utile", ma un dibattito nel suo partito si è aperto comunque, per iniziativa dalemiana. L'articolo di analisi più puntuale è forse stato finora quello di Roberto Gualtieri: "Attento Walter, hai meno voti di quel che dici"


5.26.2008

La sconfitta della Sinistra Arcobaleno

L'idea secondo cui la sconfitta della Sinistra Arcobaleno viene da lontano, "è il novecento che ci è crollato addosso" (Nichi Vendola), è senz'altro vera, più adatta però a spiegare perchè un tempo eravamo un grande partito intorno al 30%, sopra o sotto, ed oggi solo un piccolo partito intorno al 5%, sopra o sotto. E con la soglia di sbarramento della legge elettorale, sotto può voler dire fuori dal Parlamento. Preso purtroppo atto del nostro storico ridimensionamento, quando oggi parliamo di sconfitta, ci riferiamo alle oscillazioni al ribasso, nell'ambito di questo. Ragionare sul lungo periodo storico, sulle cause lontane, fa comunque bene, ma rischia di essere un espediente per eludere la discussione sull'efficacia della linea politica di oggi.

L'altra idea, quella secondo cui, la sconfitta si spiega con la partecipazione al governo Prodi, rivelatasi inconcludente, poichè quasi nulla del programma della sinistra radicale è stato salvaguardato, affronta l'analisi su un piano più attuale, ma al momento di spiegare come è potuto succedere, evoca un difetto di valutazione dei rapporti di forza (Paolo Ferrero): pensavamo di poter condizionare il governo, insieme al sindacato, ai movimenti, e invece il governo, i riformisti, sono stati condizionati, non da noi, ma dalla Confindustria, dai poteri forti. Ma se Rifondazione è stata così erroneamente ottimista, come mai ha puntato quasi tutto sulla presidenza della Camera, anzichè su una forte presenza ministeriale?

Credo che il Prc abbia sbagliato previsione in questo: nel credere che il governo Prodi avrebbe potuto godere della stessa aurea del 1996-98, gli anni dell'ingresso dell'Euro, con guadagni di consenso per tutti, con la possibilità di inscenare, se non la rappresentanza, perlomeno la rappresentazione di un condizionamento da sinistra.

Naturalmente, la Sinistra Arcobaleno non poteva essere onnipotente e sulla spiegazione dell'esito elettorale pesa in ogni caso la campagna del voto utile e la torsione bipartitica del sistema elettorale. Il comunismo sopravvive anche nel frontismo.