Nello scontro tra Bossi e Fini sull'immigrazione, come non sentirsi solidali con Fini? Da qualche tempo, il presidente della camera ha assunto posizioni coraggiose e innovative, se si considera la sua matrice politica: diritto di voto per gli immigrati, tempi più brevi per la concessione della cittadinanza; modifica della legge da lui stesso firmata, per la regolarizzazione dei lavoratori stranieri; inoltre, dichiarazioni e interventi contro la xenofobia e il razzismo, mentre nel paese montavano episodi di aggressione e di intolleranza contro gli stranieri.L'evoluzione di Fini è funzionale alla contesa per la leadership del centrodestra; reagisce al protagonismo vessatorio della Lega; e supplisce ad un ruolo lasciato vacante dall'unica sinistra presente in parlamento, tant'è che il Giornale può ironizzare, immaginando l'ex segretario di An come leader ideale del PD.
Alla determinazione leghista fa infatti da controcanto la debolezza del Partito democratico, il quale oscilla tra la denuncia del razzismo e l'idea che, per contenere la Lega e gli umori xenofobi del paese, un po' razzisti bisogna esserlo. Dalla legge Turco Napolitano che introduce i centri di permanenza temporanea (1997), alla campagna securitaria del candidato Rutelli (2001), agli sgomberi di Cofferati e alle ordinanze dei sindaci sceriffo, a Veltroni che insorge contro la Romania dopo l'omicidio Reggiani e il governo Prodi che si riunisce d'emergenza per decretare espulsioni più facili, a Fassino che legittima i respingimenti degli sbarchi in Sicilia.
A fare opposizione e campagne morali c'è il quotidiano Repubblica, che però a suo tempo diede spazio in prima pagina alla lettera del razzista di sinistra accompagnata da successivo e favorevole dibattito: oltre alle mancanze del partito, ci sono tanti progressisti e democratici che, dopo aver concesso una dichiarazione di principio, solidale ed egualitaria, manifestano più o meno pudicamente i loro sentimenti di avversione verso zingari e stranieri.
Nel confronto tra destra e sinistra, il razzismo è al tempo stesso una discriminante di civiltà e una zona di contiguità. Una discriminante, perchè la sinistra nella sua anima, nella sua pancia, non aderisce ad un immaginario valoriale che divide gli uomini per nazionalità, religione, tratti somatici, colore della pelle; una zona di contiguità, perchè la sinistra sembra aver smarrito la fiducia nella razionalità e così ricorre anch''essa alle razionalizzazioni: non interiorizza l'antirazzismo come sua ragione fondante, mantiene l'idea del tutto astratta, che la xenofobia diffusa, va capita e spiegata, magari con la solita correlazione tra immigrazione e criminalità, e in qualche modo corrisposta.
Si afferma un principio incredibile: quel che conta è la percezione - proprio quella falsa coscienza, indotta da giornali e telegiornali - a cui si risponde con l'offerta di un'altra percezione, quella immediata, reattiva, rassicurante di una risposta improntata a severità e durezza. Così, Bossi può permettersi di parlare come parla e il governo di legiferare provvedimenti inutilmente vessatori contro i migranti. Dall'altra parte c'è una assoluta sfiducia nelle proprie ragioni e nella propria gente e forse una sfiducia nella ragione in sè. Paradossalmente, il campione dei diritti civili degli immigrati, diventa il secondo firmatario della peggiore legge sull'immigrazione in Europa.
