Il pregiudizio ostile contro un soggetto collettivo e tutti i luoghi comuni con cui si manifesta, alimenta e riproduce, può essere l'humus di qualcosa di più grave, una condizione di discriminazione, una situazione di violenza. Senza il pregiudizio antiebraico non sarebbe stata concepibile la shoah. E' quanto accennava Monica Lanfranco a proposito degli aforismi misogini e della violenza contro le donne. La questione, quando viene discussa, è spesso banalizzata, come si volesse rappresentare un mero rapporto di causa ed effetto. Ma l'humus non è una causa, non è un seme, è soltanto un terreno fertile, una condizione favorevole. Il misogino (o il maschilista) non è necessariamente colui che agisce la violenza contro la donna, può essere persona assolutamente mite e pacifica, che si limita a giustificare, comprendere, razionalizzare, relativizzare, teorizzare, oggettivare, minimizzare, negare. Penso che gli avvocati degli stupratori, quelli dentro i tribunali e quelli fuori, non abbiano mai stuprato nessuno. E neppure quei legislatori, quei commentatori, quegli intellettuali, quegli uomini di chiesa che per tanto tempo hanno impedito che la violenza sessuale divenisse reato contro la persona e non soltanto contro la pubblica morale. E che poi hanno lottato ancora per far si che la famiglia rimanesse una zona franca.8.30.2008
L'humus della violenza
Il pregiudizio ostile contro un soggetto collettivo e tutti i luoghi comuni con cui si manifesta, alimenta e riproduce, può essere l'humus di qualcosa di più grave, una condizione di discriminazione, una situazione di violenza. Senza il pregiudizio antiebraico non sarebbe stata concepibile la shoah. E' quanto accennava Monica Lanfranco a proposito degli aforismi misogini e della violenza contro le donne. La questione, quando viene discussa, è spesso banalizzata, come si volesse rappresentare un mero rapporto di causa ed effetto. Ma l'humus non è una causa, non è un seme, è soltanto un terreno fertile, una condizione favorevole. Il misogino (o il maschilista) non è necessariamente colui che agisce la violenza contro la donna, può essere persona assolutamente mite e pacifica, che si limita a giustificare, comprendere, razionalizzare, relativizzare, teorizzare, oggettivare, minimizzare, negare. Penso che gli avvocati degli stupratori, quelli dentro i tribunali e quelli fuori, non abbiano mai stuprato nessuno. E neppure quei legislatori, quei commentatori, quegli intellettuali, quegli uomini di chiesa che per tanto tempo hanno impedito che la violenza sessuale divenisse reato contro la persona e non soltanto contro la pubblica morale. E che poi hanno lottato ancora per far si che la famiglia rimanesse una zona franca.8.29.2008
Apartheid mentale
Fobie e razzismi danno luogo ad un apartheid mentale, una mentalità dissociata, diisguntiva, dicotomica, per cui l'altro, il diverso, lo straniero, è nello stesso tempo sopra di noi e sotto di noi, il male e il meglio, diavolo e angelo insieme. Ma, non è come noi. Due esempi. 1) L'altro, il diverso, è un essere inferiore, ma anche superiore. L'attribuzione di una superiorità al soggetto discriminato è uno dei tanti moduli della discriminazione. Viene praticato con le donne, con gli ebrei, gli omosessuali, i neri. Quante volte abbiamo letto che: le donne sono dotate di un potere intrinseco, gli ebrei sono intelligentissimi e geniali, tutti premi Nobel; gli omosessuali sono dotati di talento e sensibilità eccezionali, tutti scrittori e artisti; i neri sono più forti, più belli, etc, tutti grandi campioni dello sport, e ovviamente, super amatori. Affermare che l'altro è superiore, è l'estrema ratio per non ammettere che siamo pari. Il fatto è che di solito, invertendo il rapporto, la conseguenza sociale non cambia. Siete inferiori, quindi per conseguenza proporzionale, nella gerarchia sociale dovete stare sotto. Siete superiori, quindi per reazione compensativa, nella gerarchia sociale dovete stare sotto. 2) L'altro, il diverso in astratto nella sua generalità fa schifo, ma come individuo in carne ossa, nel rapporto con noi può essere persino oggetto d'amore. Le donne sono tutte puttane, ma la nostra mamma, la nostra sorella, la nostra mogliettina, la nostra figlia, sono le creature più sante dell'universo. Gli immigrati sono delinquenti e criminali, ma il lavoratore immigrato che lavora per noi è una brava persona. Probabilmente, molti antisemiti hanno avuto amici ebrei a cui hanno voluto molto bene e molti schiavisti hanno amato i loro schiavi. Cane è uno spregevole insulto, ma adoriamo il nostro cagnolino, talvolta è il membro più amato della famiglia. Disprezzabile o adorabile, purchè, perchè, docilmente sottomesso. Forse, nel rapporto di potere, questa dissociazione, è soltanto il doppio modulo del bastone e della carota.8.28.2008
Il controsenso dell'umorismo
Capita che grasse risate rovesciate dall'alto verso il basso siano seguite da scusanti innocenti: "Scherzavo, non hai il senso dell'umorismo, lo dicevo per ridere, era solo una battuta". Tra i tanti modi di gettare il sasso e nascondere la mano, c'è anche questo: usare la satira, l'umorismo, l'ironia, come una zona franca, come una frittata da rovesciare, come il travestimento di un intollerante che vuole spacciarsi per dissacratore. L'ironia non è insidacabile, tanto più nella forma del sarcasmo, una modalità di comunicazione ambigua e aggressiva, e difatti ce la permettiamo solo con le persone con cui abbiamo confidenza. Oppure per colpire un avversario. Nella sfera pubblica, se si ritiene che l'ironia sia l'involucro di una diffamazione, può tranquillamente essere oggetto di querela. In ogni caso, può essere oggetto di critica. E perchè no, anche di censura.8.27.2008
Donne, violenza e aforismi misogini
Quella sulle donne viene troppo spesso percepita come una violenza light. Coperta da un alone di complicità deresponsabilizzante che la rende più leggera, ne occulta l' orrore dietro una pseudo-cultura fatta di luoghi comuni, di banalità, di stereotipi duri a morire, di pregiudizi che hanno radici profonde nel maschilismo che ancora circola carsicamente nelle vene della nostra società. (Marino Niola, Repubblica 24 agosto 2008)8.25.2008
Il lavoro degli immigrati vale il 9% del PIL
La grande maggioranza dei clandestini sono lavoratori in nero. Non hanno bisogno di rubare, ma concorrono ad una illegalità lavorando nell'economia sommersa (che è un fenomeno indigeno). Ciò avviene perchè: 1) molti imprenditori vogliono ridurre al massimo il costo del lavoro; 2) il governo non concede quote di regolarizzazione sufficienti. Quindi bisogna: far emergere il lavoro nero; aumentare le quote d'ingresso. Con l'immigrazione l'Italia non si accolla affatto un peso sociale, al contrario, produce maggiore ricchezza in una proporzione pari al 9% del PIL. I paesi che hanno ancora più immigrati di noi, hanno anche una crescita economica superiore alla nostra. La produzione di questa ricchezza finisce per costituire un argine all'immigrazione stessa, poichè attraverso le rimesse si fornisce l'aiuto più efficace ai paesi di provenienza degli immigrati, si permette agli immigrati in Italia, secondo le loro stesse aspettative, di tornare in patria dopo aver accumulato un sufficiente risparmio. Il costo sociale degli immigrati è di 7 miliardi di euro l'anno. Ma la ricchezza prodotta dal lavoro degli immigrati è di 141 miliardi di euro l'anno. L'Italia non ce la farebbe senza. Certo, quello che spendiamo in repressione sarebbe più proficuo spenderlo in accoglienza.
Se davvero all'Italia gli immigrati costassero più di quanto rendono, non verrebbero da noi, poichè la loro domanda di lavoro non troverebbe offerta. A loro volta, gli italiani si attiverebbero sul serio per respingere gli immigrati, invece di fare leggi e sanatorie per regolarizzarli. Il precedente governo Berlusconi ne ha regolarizzati 700 mila. E la Confindustria non protesterebbe contro le quote di ingresso troppo basse, chiedendone almeno il raddoppio. Se gli immigrati vengono da noi e noi li accogliamo, vuol dire che l'interesse è reciproco. E in questo interesse reciproco, siamo proprio noi quelli che ci guadagnano di più, perchè la presenza degli immigrati costituisce un argine al nostro declino economico. Senza di loro, saremmo già precipitati in una drammatica recessione. Le politiche di chiusura all'immigrazione, non si propongono seriamente di respingere ed espellere tutti gli immigrati "ufficialmente" indesiderati. Cosa peraltro materialmente impossibile. Si propongono solo di mantenerli clandestini, cioè esclusi dai diritti e dai contratti, in modo da poterli sfruttare meglio. Gli sfruttatori fanno parte della base di consenso di queste politiche e dei partiti che le propugnano (e propinano).Agli immigrati diamo il buon esempio
[/caption]Oltre a favorire le regolarizzazioni, potremmo fare ancora molte cose per migliorare la situazione e il rapporto con gli immigrati. Concedere il diritto di voto (almeno nelle elezioni amministrative). Questo ridimensionerebbe le speculazioni elettorali, politiche e governative sul razzismo e la xenofobia e indurrebbe la classe politica a provvedimenti più lungimiranti per l'accoglienza e l'integrazione degli immigrati. Evitare di usare l'allarmismo per vendere i giornali e guadagnare audience nei programmi di informazione televisiva Questo ridurrebbe le fobie dell'opinione pubblica. Migliorare il rispetto indigeno della legalità. Vogliamo integrare gli immigrati, ma siamo sicuri di volere davvero che gli immigrati diventino come noi? Il paese della mafia, della corruzione, dello stragismo impunito, che prende le impronte agli zingarelli? Imprenditori che non rispettano i diritti sindacali, le norme ambientali, le norme sulla sicurezza, che non vogliono pagare i contributi; che non vogliono fare i contratti; commercianti e liberi professionisti che evadono il fisco, non rilasciano la fattura, nè gli scontrini, che fanno la cresta sul prezzo; politici corrotti e operatori privati corruttori. Mettiamoci anche qualche lavoratore fannullone. Abbiamo un governo il cui primo atto è stato approvare una legge per garantire l'impunità del suo presidente e mezzo paese che gli concede consenso, non malgrado questo, ma proprio per questo, perchè si identifica, perchè spera di usufruire di qualche briciola di impunità e illegalità anche per sé. Come diceva il mio fruttivendolo: so che rubano e li voto perchè così posso rubare anch'io. Da chi prende esempio, l'immigrato che arriva? Che ambiente trova? Davvero gli è richiesto rispetto e onestà per potersi inserire? Si straparla di stupri. Facciamo finta che gli immigrati siano tutti stupratori, cosa possiamo dirgli? Di prendere esempio dai mariti italiani? Di comportarsi bene nei vicoli di notte, così come si comportano i nostri uomini in camera da letto? O i nostri datori di lavoro con le loro dipendenti? Forse, sarebbe meglio il contrario.
8.24.2008
Più immigrati e meno reati
8.22.2008
Le colf sono utili almeno quanto le prime quattro cariche dello stato
Una notizia di alcuni giorni fa: "Chiusa in casa e stuprata per giorni Colf ucraina denuncia un italiano". Dice l'articolo "che pur nello stato di clandestinità, ha avuto il coraggio di denunciare il suo aguzzino". Ignoro oggi la sorte della ragazza, vedo che l'articolo di Repubblica è stato aggiornato e aggiunge che il Comune di Milano l'aiuterà attraverso le proprie strutture di protezione. Ne sono felice e spero che ciò significhi pure che provvederà alla sua regolarizzazione e al suo inserimento sociale. Sarebbe una doppia ingiustizia se alla fine, lei fosse espulsa e reimpatriata nel suo paese, nonostante volesse rimanere in Italia. Tuttavia, a norma di legge dovrebbe capitare così, e ciò dice quanto la legge sia irrazionale fino a scoraggiare l'emersione di situazioni analoghe a questa: le vittime sono messe tra l'incudine e il martello, l'incudine di rimanere sottomesse ai loro aguzzini e il martello della minaccia di espulsione, mentre agli aguzzini si presta un'arma di ricatto in più, che vale fino a che lei non supera la soglia della disperazione. Mentre un minimo di buon senso suggerirebbe l'idea di concedere a lei e a tante persone come lei la possibilità di richiedere e ottenere un permesso di soggiorno e di fare la colf con un contratto normale, tanto più che la sua attività di assistenza nel nostro paese è richiestissima da centinaia di migliaia di famiglie disponibili a pagare i contributi. Le colf "clandestine" sono utili e necessarie almeno quanto le prime quattro cariche dello stato, se non di più: perchè non dovrebbero meritare un lodo anche loro? Persino Maroni, in un momento di lucidità, è arrivato a ipotizzare la necessità di regolarizzare le badanti.8.21.2008
Falsi leader a capo di molte imprese
Il precariato serve ad abbassare il costo del lavoro di una imprenditoria stracciona, priva di un senso di responsabilità sociale, incapace di competere sull'innovazione tecnologica e sulla qualità dei suoi prodotti.8.20.2008
Guerra del Caucaso, diritto di secessione, la Nato ai confini della Russia
8.17.2008
La guerra tra Russia e Georgia per l'Ossetia del sud
8.14.2008
Piccole borghesie (reazionarie)
In Italia non è mai esistita una polarizzazione netta Borghesia vs Proletariato. Quando ancora era riconosciuta l'esistenza delle classi, vi era un'ampia area di ceto medio, e l'alleanza con i ceti medi, ha sempre assillato la sinistra e il Partito comunista, trovando soluzione solo nelle regioni rosse. Negli anni Ottanta si parlava di "ceti emergenti", su cui puntava il craxismo vincente. Con la globalizzazione degli anni '90 e con l'approssimarsi della recessione negli anni 2000, quei ceti, prima simbolo di rampantismo e modernità, oggi rappresentano l'arretratezza e le debolezze strutturali del paese: l'estrema frammentazione del tessuto produttivo, che non permette l'innovazione e la crescita, tante piccole piccolissime imprese che nascono e muoiono, tanti padroncini e liberi professionisti, artigiani, commercianti, che vivono di supersfruttamento, autosfruttamento e, se possono, evitano di pagare le tasse. Ex lavoratori che si sono messi in proprio, non per amore del rischio, nè perchè attratti dalla prospettiva della scalata sociale, anche se qualcuno un po' di soldi magari li ha fatti, ma perchè obbligati a farsi imprenditori di se stessi, in seguito ad un licenziamento ed alla possibilità di trovare un nuovo lavoro, qualcosa si sono dovuti inventare ed oggi sono, si sentono proprietari, anche se hanno profitti pari o poco superiori a quelli di un normale salario.8.12.2008
Impresa e lavoro: un conflitto d'interessi
Se si denunciano le condizioni di lavoro dei precari, dei lavoratori, l'essere costretti al lavoro anche se malati, gli orari troppo lunghi, i salari troppo bassi, i rischi per la sicurezza, l'età pensionabile che aumenta, si può ottenere dalla controparte una risposta sconcertante, una risposta che suona così: "anche noi!" Anche noi andiamo al lavoro malati, anche noi lavoriamo ben più di otto ore, anche noi possiamo morire e farci male sul lavoro, e di andare in pensione neppure ci pensiamo. Anche noi ci sacrifichiamo tanto, anzi ci sacrifichiamo più di tutti, quindi per favore, sacrificatevi un po' anche voi.
Montezemolo chiama i suoi dipendenti di "collaboratori". Lo fa in televisione, sui giornali, e nessuno lo contraddice, nessuno gli spiega che non è vero, che quel suo modo di definire chi lavora per lui, ai suoi ordini, è una ipocrisia. E, nessuno ha contraddetto Veltroni, quando in difesa delle candidature di Matteo Colannino e Massimo Calearo nelle liste del PD, in rappresentanza della Confindustria, si è messo a predicare che imprenditori e lavoratori, nel 2000, hanno gli stessi interessi. Chissà, perchè nel 2000 si e nel '900 no. In ogni caso, i padroni lo predicano dal '700.8.11.2008
Falsi sani al lavoro
La campagna anti-fannulloni (non nuova), sta suscitando consensi e dissensi. Partita aperta, dunque, ma è questa la partita che vogliamo giocare? Davvero lo scandalo oggi in Italia è dato dai tanti o pochi statali che fingono di essere malati per evitare il lavoro o praticarne un secondo (magari per insufficienza retributiva)? Mettere in cima alle attenzioni dell'opinione pubblica il tema dei cosiddetti fannulloni è uno dei tanti rovesciamenti della realtà. Lo scandalo vero, oggi forse anche più di ieri, sono i falsi sani costretti a recarsi al lavoro, per non perderlo o perchè non ce la fanno a guadagnare abbastanza per sopravvivere.8.10.2008
I primi cento giorno del governo Berlusconi
Il traguardo dei cento giorni del nuovo governo è stato superato oggi. Dal 1994, non conosco un precedente in cui il nuovo governo, nei primi cento giorni, non abbia riscosso la fiducia di almeno il 60% degli elettori, secondo la maggior parte dei sondaggi. Però, sempre dal 1994 ad oggi, non conosco neppure un precedente che abbia visto un governo vincere le elezioni successive e conquistare un secondo mandato. Staremo a vedere. La compiacenza nei confronti del nuovo governo rifluisce nel momento in cui si misurano gli effetti delle leggi e dei decreti adottati, se e quando sono negativi. La semplice emanazione di un provvedimento genera solo una aspettativa, ma nell'immediato non permette alcuna verifica. In sostanza, siamo ancora nella fase dell'effetto annuncio. L'opposizione è solo l'ombra del governo ombra, ma forse, per involontaria saggezza, si è seduta sulla riva del fiume ad aspettare che passi il cadavere del nemico, anzi dello schieramento avverso.
L'abolizione dell'ICI sembra una bella cosa, ma se per ottenerne la copertura finanziaria si dovrà procedere in alternativa all'aumento di nuove tasse locali, la percezione cambierà. Il decreto dell'emergenza rifiiuti in Campania, al momento ha ripulito le vie del centro, ma esaurita l'attenzione, archiviata l'emergenza, cosa succederà con i nuovi rifiuti, con lo smaltimento dei rifiuti tossici provenienti da altre regioni, con le discariche abusive gestite dalla camorra? L'uso dell'esercito nelle città, i provvedimenti contro gli zingari e gli immigrati, sono destinati ad esaurire il loro effetto placebo. Mentre l'insicurezza sociale che è la vera origine della paura, quella resterà. Il governo dovrà ricorrere a nuove trovate, ma sarà sempre meno credibile. Oppure potrà operare per ridimensionare lo spazio della cronaca nera dai grandi media e in tal caso potrebbe cavarsela meglio, come già fece tra il 2003 e il 2005. La campagna "anti-fannulloni" di Brunetta forse otterrà davvero qualche assenteista in meno, ma il responso vero dell'opinione pubblica e dell'utenza verterà sulla produttività e l'efficienza della pubblica amministrazione e su questo versante il ministro non potrà ulteriormente destreggiarsi tra bastoni e carote. Sui provvedimenti volti a risolvere i guai giudiziari di Berlusconi, già oggi il consenso al governo è minoritario. Non piacciono la limitazione dell'uso delle intercettazioni telefoniche, nè il lodo Alfano.
Nel prossimo futuro, il consenso del governo si giocherà soprattutto sulla politica economica e dato che l'Italia sta per entrare in recessione, gli indici di gradimento declineranno insieme agli indici economici. In tempi di crisi dell'economia, va in crisi anche la politica dei governi, salvo saper impostare una politica rivoluzionaria, anticiclica, come seppe fare Roosevelt dopo il 1929, ma Berlusconi e Tremonti, non ne hanno nè la statura nè i poteri. Una efficace politica anticiclica può essere decisa solo a Bruxelles. Anche in previsione di questo grigio destino, il governo ha avviato una politica di lotta ai capri espiatori più impopolari: gli zingari, gli extracomunitari, gli accattoni, gli statali (con qualche ambiguità, perchè anche questa è una base di consenso). Una politica che sposta l'attenzione sulle pseudo-emergenze, per distrarre dai problemi strutturali. Una ipnosi collettiva che sappia durare cinque anni, però, è difficile da sostenere. Comunque, per adesso, se siamo fans del governo, possiamo dormire tranquilli, sognando una eterna luna di miele. Chi ama la lettura prima di addormentarsi, può leggersi l'e-book sui primi cento giorni, preparato dall'Unità.8.09.2008
Repubblica assenteista (anche l'effetto serra è una bufala)
Repubblica è stato tra i quotidiani che hanno dato maggiore spazio allo spot pubblicitario di Brunetta sull'effetto omonimo: il presunto calo dell'assenteismo nella pubblica amministrazione, in seguito ai provvedimenti e alla campagna anti-fannulloni. Qualche accenno alle confutazioni sindacali è stato concesso, ma solo di sfuggita. Già reduce da una predica di tolleranza, in merito alla pubblicazione delle vignette, oggi sull'argomento dei numeri contrapposti torna Michele Serra, nella sua amaca quotidiana, proprio per lamentare la guerra tra i numeri: i dati di Brunetta contro i dati della Cgil: così il cittadino non capisce più nulla; sedetevi ad un tavolo e mettetevi d'accordo, farete la figura dei galantuomini. Sarà. Ma Michele Serra, la Repubblica e l'informazione tutta che figura ci fanno a fare da passacarte? Non sanno analizzare i dati, indagare su come sono stati composti, valutare chi può avere torto e chi ragione? Per sapere che Brunetta spara le sue cifre e i sindacati non sono d'accordo, basta guardare il telegiornale o leggere qualche dispaccio di agenzia. Il giornale, il più letto nella nazione, potrebbe appronfondire invece di lamentarsi. Su Repubblica scrive Tito Boeri, che gestisce un sito di politica economica molto blasonato: lavoce.info. Questo sito teneva una rubrica titolata "Vero o falso?". Potrebbe dedicarvi una puntata all'andamento dell'assenteismo tra gli statali e poi farne un resoconto su Repubblica. Troppo facile, temo che la campagna contro gli statali, in fondo in fondo, al giornale fondato da Eugenio Scalfari, non dispiaccia poi troppo. Intanto, risegnaliamo alcune analisi trovate tra le pieghe della blogsfera: l’effetto Brunetta è una bufala - Ma c’è davvero un’effetto Brunetta?Brunetta contro i "fannulloni"?
Per gli scettici è già pronto un consuntivo: l'assenteismo è crollato a luglio del 37%. Come sia stato composto questo dato, non lo so, non ho letto i dossier, ma se lo fornisce Brunetta sarà senz'altro vero. Perchè non credergli? E' vero che il calo dell'assenteismo pare fosse una tendenza già in atto, confrontando i dati del 2005 con quelli del 2006 - Dati del MFP, Repubblica 20.07.2008 - su cui poteva sorgere l'idea di approfittarne per costruirci sopra una bella operazione di immagine, scambiando un rapporto di associazione con un rapporto di causa ed effetto. Ma forse no, magari l'effetto, almeno in parte, è reale. Dipenderà dai provvedimenti in sè, o dalla forte campagna mediatica, dal sentirsi sotto i riflettori? Se prevale la seconda motivazione, l'effetto è destinato ad estinguersi insieme con l'attenzione, a meno che il ministro non sia capace di fare l'agitatore per tutto il suo mandato. Venticinquemila lavoratori in più in ufficio è un bel dato, ma in termini produttivi cosa ha cambiato, quante pratiche in più, quali risultati di efficienza? Invece che con la moglie a casa si può stare con l'amante in ufficio, invece che giocare al solitario a casa, si può giocare a briscola in ufficio, invece che fare la maglia a casa la si può fare in ufficio, invece di fare la spesa da assenteista, la si può fare da presenzialista, con tanto di cartellino timbrato, ma cosa cambia per l'utenza? Magari no, se ne sono semplicemente andati in ferie. Come che sia, non tutti sono d'accordo sull'efficacia dei risultati, si veda: l'effetto Brunetta è una bufala - Ma c'è davvero un'effetto Brunetta? D'altra parte, il ministro non ama dilungarsi in risposte e chiarimenti, a domande e richieste di spiegazioni, come si evince dal trattamento ricevuto da chi ha provato a intervistarlo sul serio. Vedi Left.
La politica del ministro riduce tutto ad un po' di furbizia da punire, senza indicare cause e soluzioni, qualche bastonata e via. Una politica che questo governo mai adotterebbe contro gli evasori fiscali, che invece sono moralmente giustificati, vanno compresi, aiutati, condonati, incentivati, e comunque non è giusta l'accusa indiscriminata verso intere categorie di commercianti, artigiani, lavoratori autonomi, imprenditori, etc. Contro gli impiegati statali invece pare sia giusto. E così se tra essi qualcuno si ammala per davvero, deve pagare come se fosse una sua colpa. Una politica, per ora fortunata, che ha già rimediato le sue figuracce, come l'aver sollevato la protesta dei donatori di sangue o il malcontento di polizia e vigili del fuoco. Sono i prezzi della propaganda e magari anche dell'avvio di una ulteriore deregulation, di una privatizzazione del rapporto di lavoro pubblico, del progetto di rendere i lavoratori pubblici uguali a quelli privati, la solita idea dell'uguaglianza al ribasso. Uguaglianza relativa, poichè per lucrare sulla guerra tra poveri, un po' di differenza ci vuole sempre. Se il fascismo prima e la Democrazia cristiana poi, hanno creato un vasto ceto medio burocratico, una buona ragione ci sarà: proprio un governo come quello di Berlusconi potrà farne a meno? Ma forse sopravvaluto troppo le intenzioni del ministro, forse si tratta solo di tagliare gli stipendi, in vista del rinnovo del contratto.8.08.2008
Censis, morti bianche e Castelli
8.04.2008
Il consenso al fascismo: il conformismo
Il fascismo ebbe anche un consenso di massa, ma che si trattasse della "stragrande maggioranza degli italiani" non lo sappiamo e lo stesso regime non doveva esserne tanto sicuro, se preferì abolire i partiti, chiudere il parlamento, uccidere, arrestare, confinare gli oppositori, vietare la libera stampa e non indire mai più le elezioni. A che pro, se la "stragrande maggioranza degli italiani" fosse stata pronta a votarlo? Possiamo presumere che il consenso al fascismo riguardasse più il vertice che non la base della gerarchia sociale, le cui condizioni materiali di vita, tendevano a peggiorare in conseguenza della politica economica mussoliniana. Ma cosa era il "consenso" in un regime nel quale non esisteva libertà di scelta? Era il consenso passivo di un'ampia zona grigia della società, che manifestava indifferenza, conformismo, per ignoranza, per paura o per convenienza, quando la sorte individuale della propria carriera sembrava legata alla sorte della dittatura. Le condizioni di violenza squadrista in cui si svolsero le ultime elezioni, quelle del 1924, sono descritte e denunciate dall'ultimo discorso parlamentare di Giacomo Matteotti, che proprio per questo venne sequestrato e ucciso. Fin dal principio, dal 1922 al 1926, il governo Mussolini emise una serie di decreti che obbligavano i dipendenti pubblici a scegliere tra l'adesione al nuovo governo e l'abbandono del proprio posto di lavoro.La "Rivoluzione fascista" fu meno violenta della "Rivoluzione Bolscevica", perchè non fu una rivoluzione. Mussolini potè giungere al potere in vagone letto, poichè aveva il consenso della monarchia, della magistratura, dell'esercito, degli industriali, degli agrari, del Vaticano, del complesso delle vecchie classi dirigenti e pure la benevolenza o la neutralità delle potenze occidentali che non effettuarono alcuna invasione del paese, nè strinsero cordoni sanitari intorno all'Italia. In Russia invece, i bolscevichi erano un elemento esterno alle vecchie classi dirigenti, contro le quali il potere dovettero conquistarselo combattendo sul serio.
I regimi sono in divenire senza linee di confine sicure

La divisione del campo, tra democrazia e totalitarismo, appartiene alla narrativa della guerra fredda, ma credo, nella realtà storica, abbia poco senso. Si possono trovare analogie tra nazismo, fascismo e regimi sovietici, ma anche tra nazi-fascismo e capitalismo liberaldemocratico, così come tra capitalismo liberaldemocratico e comunismo. Sta di fatto che sul piano storico, quello della seconda guerra mondiale, il campo si è diviso nel confronto tra l’asse Roma-Berlino-Tokyo, e un’alleanza antifascista che comprendeva i paesi liberaldemocratici e l’Unione Sovietica. Storicamente, il campo si è diviso così.
I regimi non sono statici, sono in divenire e non esistono linee di confine sicure. Una parte dei nostri padri costituenti, in particolare quelli del partito d'azione, consideravano l'evoluzione della Repubblica verso il primato della Democrazia cristiana come una forma di fascistizzazione. Oggi siamo in democrazia, formalmente basata su principi liberaldemocratici. Eppure la separazione dei poteri è svilita dal fatto che il potere legislativo funziona come cassa di risonanza del potere esecutivo e la sua composizione è determinata dalle segreterie dei partiti che decidono le liste bloccate. L'indipendenza della magistratura è oggetto di battaglia politica da ormai quindici anni, per iniziativa dello stesso capo del governo. Il rispetto delle minoranze è messo a repentaglio dal sentimento xenofobo di una parte del paese e dalle politiche securitarie del governo. Siamo una democrazia con alcuni importanti elementi di fascismo. Volendo possiamo individuare nella nostra democrazia anche alcuni elementi di "comunismo". Ma dove? Nello stato sociale, nell'assistenza pubblica, nell'intervento dello stato nell'economia. Dunque, in una sfera del tutto diversa da quella dell'autoritarismo politico o del totalitarismo. Anche il Welfare può essere considerato un elemento strutturale discriminante per distinguere un sistema da un altro. In alcuni paesi, se ti ammali ti curano, in altri ti curano solo se sei in grado di pagarti le cure. Essere malati e non essere curati, può essere una grave forma di oppressione.






