La precondizione affinché le badanti straniere stiano a casa loro e che le donne italiane facciano altrettanto: casalinghe part-time o casalinghe a tempo pieno. Come le disgrazie, le idee restauratrici non vengono mai sole. Il lavoro non è soltanto una questione di retribuzione, ma anche qualità della vita, progetti, carriera, autorealizzazione. Ma a volte, la differenza tra un lavoro e l'altro significano ancora meno, ma già abbastanza. Nella pubblica amministrazione il part-time può precludere la partecipazione ad un concorso interno, perchè non hai accumulato sufficienti requisiti e così resti ad un livello più basso con una retribuzione più bassa. Nel privato, in tempi di crisi, i contratti atipici e part-time sono i primi ad essere tagliati. Noi non lavoriamo solo per avere uno stipendio, ma anche per essere cittadini, cioè persone autonome, indipendenti, socializzanti, realizzate o che tendono alla realizzazione. Non è affatto detto che persone realizzate e gratificate siano genitori peggiori per i loro figli, anzi è più probabile il contrario. Non solo: il lavoro ha valore come fattore di produzione della ricchezza nazionale. L'Italia è il paese più arretrato tra i paesi ricchi, perchè metà delle donne italiane non lavora. Si calcola che questa condizione ci costa il 17% del PIL. Al singolo marito, la moglie badante costa solo vitto e alloggio, ma allo stato costa la rinuncia ad una ricchezza enorme. Con questa ricchezza si potrebbe: finanziare la riduzione dell'orario di lavoro; lavorare tutti, ma meno, per avere più tempo per sè e per la propria famiglia.; sostenere un Welfare più efficiente per bambini e anziani; offrire lavori più qualificati agli stranieri. Perchè una laureata deve venire a farci la badante? Anche lei può svolgere un lavoro più gratificante e contribuire direttamente alla formazione della ricchezza nazionale.
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12.28.2008
9.01.2008
Violenza di genere: "mascolinisti" su Wikipedia
Che ne diremmo di una voce enciclopedica sull'antisemitismo con le "osservazioni critiche" di Holywar e di qualche gruppo neonazista? Oppure di una voce enciclopedica sul razzismo, con le "osservazioni critiche" del Klu Klux Klan? O anche solo una voce enciclopedica di astronomia con le "osservazioni critiche" degli ufologi? Valuteremmo l'enciclopedia che le pubblica tra il bizzarro, l'incompetente e il reazionario. E difatti, una simile enciclopedia si guarda bene dal darsi alle stampe. Ma sul digitale tutto è possibile, è così abbiamo su Wikipedia, la voce relativa alla violenza di genere che ospita le "osservazioni critiche" dei "mascolinisti". E chi sono mai? Da come osservano, si direbbe ometti con la coda di paglia. O forse con la coda e basta. Un insieme di piccoli gruppi, formatisi online, imitatori di un neomaschilismo misogino made in Usa, che vorrebbe darsi una organizzazione, una teoria e un nuovo nome: appunto "mascolinismo", essendo le due definizioni classiche, ormai troppo sputtanate, sulla falsa riga dei razzisti che oggi preferiscono definirsi "differenzialisti". Vogliono liberare l'Occidente dal femminismo, e del femminismo, che giudicano vincente, imitano metodi e parole d'ordine, rovesciandole nel contenuto opposto. Così abbiamo la "questione maschile", la "violenza femminile", "il potere della donna sull'uomo", insomma, un mondo rovesciato, un sogno all'incontrario, dove sono i turisti a cagare in testa ai piccioni. Ecco alcuni articoli a loro dedicati dalla carta stampata.E' il bello di Internet: possono parlare tutti. E' anche il brutto di Internet: possono parlare proprio tutti. Qui, secondo Paolo Mieli è la discriminante tra i media tradizionali e il mondo dei blog, dei forum, della libera espressione online, dove - dice il direttore del Corsera - si possono trovare tante cose interessanti, ma anche tanto delirio. Vero, ed io non sarei per cancellare il delirio, vorrei solo che rimanesse nei suoi spazi o che se ne desse conto in modo adeguato, critico, senza dargli una legittimità istituzionale. Nella corrispondente voce sulla violenza di genere dell'edizione inglese di Wikipedia, le osservazioni critiche dei "mascolinisti", non compaiono. La credibilità della Wikipedia inglese, quella originale, è stata paragonata all'enciclopedia britannica. La versione italiana, invece, pare debba fare ancora molta strada. Per ora, forse, sono ancora meglio le garzantine.
Ho letto sul Corriere della Sera, ma anche sul Foglio, che è uscito negli Stati Uniti un libro di grande successo: «The Re-education Of The Female». Insegna alle donne ad essere magre, sexy e ubbidienti per trattenere a sé gli "uomini di qualità". Il guru, autore del libro, è un certo Dante Moore, un potenziale o probabile adepto di queste associazioni maschil-mascolin-maschiliste. L'autore mette in chiaro fin dalle prime battute che il suo è un libro duro, che finalmente spiegherà alla femmina, bisognosa di rieducazione, cosa “l’uomo medio cerca davvero”. Anche questo non sembra essere un grande mistero per nessuno, in realtà. Ma il “compare maschio dotato di un certo gusto urbano”, come si definisce, è pronto ad aprire gli occhi alle insoddisfatte e a spiegare loro esattamente dove sbagliano nelle relazioni con “gli uomini di qualità”. Per esempio, sottovalutano ingenuamente l’importanza per un maschio delle serate con gli amici o delle partite di pallone. “Se lui non scarica da qualche parte la tensione – recita il manuale – la tua faccia si trasformerà nel suo sacco da pugilato”. Niente male come osservazione critica. Speriamo non venga acquisita da un amministratore italiano di Wikipedia.
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8.30.2008
L'humus della violenza
Il pregiudizio ostile contro un soggetto collettivo e tutti i luoghi comuni con cui si manifesta, alimenta e riproduce, può essere l'humus di qualcosa di più grave, una condizione di discriminazione, una situazione di violenza. Senza il pregiudizio antiebraico non sarebbe stata concepibile la shoah. E' quanto accennava Monica Lanfranco a proposito degli aforismi misogini e della violenza contro le donne. La questione, quando viene discussa, è spesso banalizzata, come si volesse rappresentare un mero rapporto di causa ed effetto. Ma l'humus non è una causa, non è un seme, è soltanto un terreno fertile, una condizione favorevole. Il misogino (o il maschilista) non è necessariamente colui che agisce la violenza contro la donna, può essere persona assolutamente mite e pacifica, che si limita a giustificare, comprendere, razionalizzare, relativizzare, teorizzare, oggettivare, minimizzare, negare. Penso che gli avvocati degli stupratori, quelli dentro i tribunali e quelli fuori, non abbiano mai stuprato nessuno. E neppure quei legislatori, quei commentatori, quegli intellettuali, quegli uomini di chiesa che per tanto tempo hanno impedito che la violenza sessuale divenisse reato contro la persona e non soltanto contro la pubblica morale. E che poi hanno lottato ancora per far si che la famiglia rimanesse una zona franca.Se tanta violenza e il maggior numero delle violenze avviene entro le mura domestiche, ciò vuol dire che al di fuori di quelle mura, la società lo accetta e nella testa di molti continua a ronzare il detto: "tra moglie e marito non mettere il dito". Se la maggior parte delle donne non denuncia (il 90% secondo l'Istat) è anche perchè l'accoglienza sociale della denuncia non deve essere una gran cosa. Meglio far buon viso a cattivo gioco e cercare di sopravvivere, rimuovere e distrarsi. Magari farsi un giro in rete, partecipare ai blog e ai forum, dove s'incontrano tante persone ironiche e spiritose. Il più delle volte alla violenza fisica (dico le botte) neppure si arriva. E' sufficiente sapere che ci si può arrivare. Basta alzare la voce, basta insultare. Poi ci sono forme di violenza occulta, come il mobbing. Le donne sono le prime vittime del mobbing. Per mobbizzare le donne, negli ambienti di lavoro, una buona dose di misoginia è necessaria. Certamente è utile. L'antisemitismo può non essere la causa diretta dell'olocausto. Nè è stato però il principale innesto, la sua condizione ambientale. Possiamo non sapere in che misura il popolo tedesco abbia apprezzato le discriminazioni prima e poi la persecuzione e lo sterminio degli ebrei. Di certo, non si è opposto, non si è arrabbiato, per nessuna angheria antiebraica, neppure per i campi di concentramento. Temo invece avrebbe accolto meno bene il divieto di raccontarsi barzellette a aforismi contro gli ebrei. E lo si può ben capire: ironizzare, ridere, scherzare, non prendersi sul serio (sulla pelle degli altri) pare aiuti a vivere meglio.
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8.29.2008
Apartheid mentale
Fobie e razzismi danno luogo ad un apartheid mentale, una mentalità dissociata, diisguntiva, dicotomica, per cui l'altro, il diverso, lo straniero, è nello stesso tempo sopra di noi e sotto di noi, il male e il meglio, diavolo e angelo insieme. Ma, non è come noi. Due esempi. 1) L'altro, il diverso, è un essere inferiore, ma anche superiore. L'attribuzione di una superiorità al soggetto discriminato è uno dei tanti moduli della discriminazione. Viene praticato con le donne, con gli ebrei, gli omosessuali, i neri. Quante volte abbiamo letto che: le donne sono dotate di un potere intrinseco, gli ebrei sono intelligentissimi e geniali, tutti premi Nobel; gli omosessuali sono dotati di talento e sensibilità eccezionali, tutti scrittori e artisti; i neri sono più forti, più belli, etc, tutti grandi campioni dello sport, e ovviamente, super amatori. Affermare che l'altro è superiore, è l'estrema ratio per non ammettere che siamo pari. Il fatto è che di solito, invertendo il rapporto, la conseguenza sociale non cambia. Siete inferiori, quindi per conseguenza proporzionale, nella gerarchia sociale dovete stare sotto. Siete superiori, quindi per reazione compensativa, nella gerarchia sociale dovete stare sotto. 2) L'altro, il diverso in astratto nella sua generalità fa schifo, ma come individuo in carne ossa, nel rapporto con noi può essere persino oggetto d'amore. Le donne sono tutte puttane, ma la nostra mamma, la nostra sorella, la nostra mogliettina, la nostra figlia, sono le creature più sante dell'universo. Gli immigrati sono delinquenti e criminali, ma il lavoratore immigrato che lavora per noi è una brava persona. Probabilmente, molti antisemiti hanno avuto amici ebrei a cui hanno voluto molto bene e molti schiavisti hanno amato i loro schiavi. Cane è uno spregevole insulto, ma adoriamo il nostro cagnolino, talvolta è il membro più amato della famiglia. Disprezzabile o adorabile, purchè, perchè, docilmente sottomesso. Forse, nel rapporto di potere, questa dissociazione, è soltanto il doppio modulo del bastone e della carota.
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8.27.2008
Donne, violenza e aforismi misogini
Quella sulle donne viene troppo spesso percepita come una violenza light. Coperta da un alone di complicità deresponsabilizzante che la rende più leggera, ne occulta l' orrore dietro una pseudo-cultura fatta di luoghi comuni, di banalità, di stereotipi duri a morire, di pregiudizi che hanno radici profonde nel maschilismo che ancora circola carsicamente nelle vene della nostra società. (Marino Niola, Repubblica 24 agosto 2008)Facciamo un gioco: troviamo insieme quante più frasi e aforismi misogini, anche apparentemente lievi e persino ritenuti spiritosi, presenti in ogni tradizione e cultura? Inizio io: donne e buoi dei paesi tuoi (che allude al patto tra uomini sul non interferire in materia di governo delle femmine, bene economico fondamentale equiparato appunto al bestiame); chi dice donna dice danno (che traduce l’inevitabilità della sventura legata al sesso femminile e alla sua frequentazione, e giustifica l’assenza in vaste zone del mondo delle bambine, selezionate attraverso l’ecografia o soppresse alla nascita); la donna è la porta del diavolo (significato chiaro, affermazione variamente presente in ogni trattato religioso di ogni fede). Mi fermo qui, rammentando l’apparentemente innocuo auguri e figli maschi che non è raro incontrare, anche solo per scherzo, nei pronostici nazionali. E’ nell’intreccio di questi fattori, impastati micidialmente di ossequio della tradizione, di fondamentalismo religioso e di legge patriarcale che origina la drammatica vicenda planetaria della guerra contro le donne, guerra che miete ogni anno vittime a milioni in tempi e luoghi dove infuria la guerra guerreggiata ma che parimenti umilia, schiavizza e uccide metà del genere umano anche dove non suonano le sirene, cadono bombe o esplodono corpi assassini. (Monica Lanfranco, Liberazione 15 agosto 2006)
Succede in varie situazioni di ascoltare o leggere detti, proverbi, massime, aforismi, barzellette denigratorie nei confronti delle donne. In rete si possono trovare pagine di aforismi di dotti e sapienti, particolarmente sarcastiche, con i quali, chi li divulga acriticamente, può dar libero sfogo ai suoi sentimenti, mettendosi in testa un'aureola di cultura, raffinatezza e sottile umorismo, almeno così vorrebbe. Sono e spesso si chiamano aforismi misogini. Un nome squalificante, se la misoginia fosse percepita come squalificante. Però, mi sono accorto che non funziona così. La misoginia, a differenza del razzismo, dell'antisemitismo, dell'omofobia, suscita ilarità invece di suscitare ripugnanza. Così è negli uomini e persino nelle donne, le quali talvolta non mancano di partecipare nella diffusione di battute e luoghi comuni a loro danno. Ricordo una foto di due ragazzi americani. Lei portava, immagino liberamente, una maglietta con su scritto: "proprietà di lui".
Tempo fa lessi sul blog di Beppe Grillo, un messaggio che diceva: Il problema non è solo che "le religioni, i governi, le aziende, la pubblicità e i maschi sono maschilisti". Il problema è anche che molte, troppe donne sono a loro volta maschiliste. Le donne maschiliste hanno la "sindrome del colonizzato e dello schiavo", che consiste nel fatto che un gruppo sociale colonizzato o schiavo condivide la mentalità dei suoi colonizzatori, anziché ribellarsi. Finché ci saranno masse così grandi di donne CONNIVENTI con la mentalità maschilista, il sistema patriarcale e maschilista perdurerà. Come si cantava nelle risaie: "crumire col padrone, son tutte da ammazzar !"
Sarebbe da tutti ritenuto censurabile, una pagina, un thread "leggero e divertente" in cui si elencano frasi e citazioni insultanti nei confronti di ebrei, neri e omosessuali. E sarebbe ancor più inconcepibile veder alimentato un simile thread proprio da un ebreo, da un nero o da un omosessuale. Sarebbe inconcepibile vedere un antisemita, accolto come un simpatico fenomeno da baraccone o persino come il depositario di un legittimo punto di vista, in un forum di cultura ebraica. O di un omofobo, in un forum dedicato agli ebrei. O di un attivista del klu klux klan in un forum afroamericano. Invece, la presenza di un misogino è considerata, se va bene, una simpatica nota di folclore. E per alcune signore, è persino motivo di festa e simpatia. O di competizione tra loro, per ricevere una carezza in più o un insulto in meno.
Come e perchè succede, è un bel (relativamente) mistero. Come dimostra questo tremendo servizio fotografico sulle donne pakistane sfigurate con l'acido muriatico, ma anche il quotidiano stillicidio delle nostre pagine di cronaca nera, e in fondo, tutta la storia dell'umanità, la violenza contro le donne, non ha nulla da invidiare alla violenza contro le altre vittime "storiche". Forse la differenza sta qui, nel riconoscimento e soprattutto nel riconoscersi. Gli ebrei, i neri, i gay, i pellerossa, hanno coscienza della propria storia, del proprio vissuto, della propria identità storica, di quello che hanno subito e subiscono come soggetto collettivo. In questo riconoscersi, c'è la forza della loro tendenza all'emancipazione. Dato che l'oppressione sessuale, tra tutte le forme di oppressione, è stata e continua ad essere la più grave, anche la conseguenza nella sottomissione è stata e continua ad essere più grave e perciò sconta ancora una capacità soltanto parziale di riconoscersi e di essere reciprocamente solidali.
8.22.2008
Le colf sono utili almeno quanto le prime quattro cariche dello stato
Una notizia di alcuni giorni fa: "Chiusa in casa e stuprata per giorni Colf ucraina denuncia un italiano". Dice l'articolo "che pur nello stato di clandestinità, ha avuto il coraggio di denunciare il suo aguzzino". Ignoro oggi la sorte della ragazza, vedo che l'articolo di Repubblica è stato aggiornato e aggiunge che il Comune di Milano l'aiuterà attraverso le proprie strutture di protezione. Ne sono felice e spero che ciò significhi pure che provvederà alla sua regolarizzazione e al suo inserimento sociale. Sarebbe una doppia ingiustizia se alla fine, lei fosse espulsa e reimpatriata nel suo paese, nonostante volesse rimanere in Italia. Tuttavia, a norma di legge dovrebbe capitare così, e ciò dice quanto la legge sia irrazionale fino a scoraggiare l'emersione di situazioni analoghe a questa: le vittime sono messe tra l'incudine e il martello, l'incudine di rimanere sottomesse ai loro aguzzini e il martello della minaccia di espulsione, mentre agli aguzzini si presta un'arma di ricatto in più, che vale fino a che lei non supera la soglia della disperazione. Mentre un minimo di buon senso suggerirebbe l'idea di concedere a lei e a tante persone come lei la possibilità di richiedere e ottenere un permesso di soggiorno e di fare la colf con un contratto normale, tanto più che la sua attività di assistenza nel nostro paese è richiestissima da centinaia di migliaia di famiglie disponibili a pagare i contributi. Le colf "clandestine" sono utili e necessarie almeno quanto le prime quattro cariche dello stato, se non di più: perchè non dovrebbero meritare un lodo anche loro? Persino Maroni, in un momento di lucidità, è arrivato a ipotizzare la necessità di regolarizzare le badanti.7.17.2008
Per un partito bisessuale
Possono essere molto complessi, i motivi per cui una persona fuma: l'insicurezza, lo stress, il fascino del fumatore, i parenti e gli amici che fumano, la dipendenza psicologica, la noia, l'ignoranza del danno alla salute, la speranza di farla franca. Tuttavia, non esiste che possa smettere gradualmente. O smette immediatamente o non smette mai. Così è per le discriminazioni: o smettono immediatamente o non smettono mai. I discorsi complessi e i gradualismi si risolvono quasi sempre in un alibi per continuare. Il reclutamento nelle associazioni di solito procede per omogeneità: se metti un pensionato a capo di un circolo difficilmente aggregerà i giovani, a meno che non ci siano già altri giovani insieme a lui, in tal caso aggregeranno loro i propri coetanei. E viceversa. Per aggregare le donne nel partito, bisogna che ci siano anche le donne a capo delle strutture del partito. Saranno loro a gestire secondo tempi e modi che possono meglio favorire la partecipazione delle loro simili. Però, da qui bisogna cominciare. Con una forzatura.
Cosa sono il merito, la competenza? Competenza di cosa? Il limite di età per l'amniocentesi gratuita va posta a 35 o a 38 anni? In un partito maschile, i criteri meritocratici saranno maschili. In un partito dimensionato su due sessi, i criteri cambiano. Saper urlare in un talk show può essere considerato un merito. Ovvio, un merito maschile. Se le capacità non fossero una variabile dipendente del genere, "avere le palle" cosa potrebbe significare? I criteri di selezione non sono neutri: e chiunque di noi, nel partito e fuori, ha conosciuto tra i "responsabili" anche uomini incompetenti, indisponibili e poco seri. Tante volte, essere ritenuti bravi, significa solo mostrarsi tali. E in questo, gli uomini sembra siano effettivamente più bravi.
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6.30.2008
Quote rosa
Oggi ho ascoltato una signora, una compagna, protestare contro le "quote rosa" che renderebbero le donne una sorta di "specie protetta". Lei stessa, alla conclusione del congresso di circolo, ha rifiutato di essere eletta nel direttivo, quasi offesa per il fatto di essere scelta in quanto donna. Ergo, reputa che le donne debbano essere scelte per le loro qualità individuali. Morale della favola: resta fuori, lei e le altre. Diversamente, senza "quote rosa" il discorso non cambia: lei e le altre, sempre fuori. Il fatto è che le donne negli organismi elettivi, in politica, in economia, nella magistratura, nei luoghi di potere, sono una minoranza esigua. In conseguenza, di un principio meritocratico? I casi sono due: 1) gli uomini sono in prevalenza migliori delle donne; 2) i meccanismi di selezione non sono neutri di fronte alla differenza di genere. In tal caso, qual'è la soluzione? Attendere che gli uomini si accorgano delle qualità individuali delle donne e finalmente concedano di valorizzarle?6.12.2008
Le ammiratrici di Jack lo squartatore
Jack lo squartatore, in carcere, riceveva molte lettere d'amore, da donne sue ammiratrici. Molte donne vittime di stalking, non riescono a separarsi e continuano ad amare lo stalker. Ma senza giungere a questi estremi, troviamo in tante situazioni, ragazze o signore che dimostrano amicizia e simpatia per uomini molti discutibili, suscitando stupore, rabbia, disorientamento, dispiacere, o confermando luoghi comuni sulla "misteriosa naturale femminile"Tempo fa lessi sul blog di Beppe Grillo, un messaggio che diceva: Il problema non è solo che "le religioni, i governi, le aziende, la pubblicità e i maschi sono maschilisti". Il problema è anche che molte, troppe donne sono a loro volta maschiliste. Le donne maschiliste hanno la "sindrome del colonizzato e dello schiavo", che consiste nel fatto che un gruppo sociale colonizzato o schiavo condivide la mentalità dei suoi colonizzatori, anziché ribellarsi. Finché ci saranno masse così grandi di donne CONNIVENTI con la mentalità maschilista, il sistema patriarcale e maschilista perdurerà. Come si cantava nelle risaie: "crumire col padrone, son tutte da ammazzar !"
Ma a dire il vero, esistono uomini e donne di tutti i tipi e possono ritrovarsi in accordo i tipi corrispondenti o complementari. C'è la donna animata da spirito materno e protettivo che prova tenerezza per il fragile uomo bruto e vuole salvarlo. C'è la donna masochista attratta dall'uomo sadico. C'è la donna competitiva e individualista, in cattivi rapporti con le altre donne, che cerca l'alleanza con l'uomo misogino. C'è la donna conservatrice che si sente rassicurata dall'uomo maschilista, tutore dei ruoli sessuali tradizionali. C'è la donna allegra e spiritosa che si diverte un sacco con i fenomeni da baraccone. C'è la donna cristiana ed evangelizzatrice che corre incontro ai barbari. C'è la donna romantica che vede in ogni borderline un artista o un rivoluzionario.
D'altra parte, pure gli uomini hanno le loro visioni. E tanti uomini e tante donne sono uniti da un sentimento comune: la segreta ammirazione per gli stronzi.
Ma a dire il vero, esistono uomini e donne di tutti i tipi e possono ritrovarsi in accordo i tipi corrispondenti o complementari. C'è la donna animata da spirito materno e protettivo che prova tenerezza per il fragile uomo bruto e vuole salvarlo. C'è la donna masochista attratta dall'uomo sadico. C'è la donna competitiva e individualista, in cattivi rapporti con le altre donne, che cerca l'alleanza con l'uomo misogino. C'è la donna conservatrice che si sente rassicurata dall'uomo maschilista, tutore dei ruoli sessuali tradizionali. C'è la donna allegra e spiritosa che si diverte un sacco con i fenomeni da baraccone. C'è la donna cristiana ed evangelizzatrice che corre incontro ai barbari. C'è la donna romantica che vede in ogni borderline un artista o un rivoluzionario.
D'altra parte, pure gli uomini hanno le loro visioni. E tanti uomini e tante donne sono uniti da un sentimento comune: la segreta ammirazione per gli stronzi.
5.31.2008
Hillary Clinton

Nelle primarie del partito democratico americano ho fatto il tifo per Hillary Clinton, nonostante sia più moderata di Obama e sia ricorsa, nella sua campagna elettorale, a metodi più che discutibili, facendo leva sulla paura e sul razzismo.
Lo scrivo con una certa perplessità. Dico "ho fatto il tifo" parlando esclusivamente del mio istinto, del mio sentimento, di una mia simpatia epidermica. Un militante di sinistra serio e coerente forse si sarebbe persino astenuto dal tifare, si sarebbe sentito estraneo a quella competizione. Intervistata dal Manifesto, ad una domanda sulle primarie, Naomi Klein rispose di trovare curioso che in Italia ci si interessasse di stabilire chi dei due contendenti fosse meglio. Il prevalere dell'uno o dell'altro ci cambia poco. Non ricordo il testo esatto, ma il senso della risposta era più o meno questo.
Nel mio immaginario Obama, inizialmente preferito, è stato rovinato dall'imitazione di Veltroni. Quando vidi, in libreria, che l'ex sindaco di Roma era l'autore della prefazione di una biografia del leader afroamericano, la generica ammirazione che provavo per lui (per Obama) si frantumò. Rimaneva dunque in lizza solo lei, che peraltro ha un bel viso, dei begli occhi, un bel sorriso, un piglio aggressivo accattivante. Purtroppo, ha anche suo marito. Un simpaticone, ma poco affidabile, con una macchia indelebile sulla sua presidenza: non lo scandalo Lewinsky, bensì la guerra del Kosovo, più varie altre cose, per esempio la mediazione truffaldina di Camp David a conclusione del suo mandato.
Se leggiamo i programmi dei due candidati, tema su cui l'informazione in Italia è stata molto scarsa, possiamo valutare che Obama sia un po' più a sinistra di Hillary Clinton (vedi schede), tuttavia anche un personaggio e un profilo politico ormai diverso da quello di Jesse Jackson .Quando i programmi sono deboli, indistinti, generici, a porsi in primo piano è la capacità dei candidati di suscitare negli elettori un sentimento di identificazione o comunque un significato simbolico.
Arianna Huffington sul Corriere della Sera, 30 maggio 2008, Hillary Clinton a Rocky Balboa: "il vero trionfo della campagna di Hillary - un trionfo assoluto - si riflette nell’esempio offerto alle generazioni future. Non solo, si badi, alle giovani donne: con la sua passione, la perseveranza e l’inesauribile forza d’animo, la senatrice è un modello anche per i giovani maschi. Mi sono occupata a lungo di problematiche come la «paura» e il «coraggio», spiegando come il secondo non equivalga affatto all’assenza della prima, bensì alla capacità di padroneggiarla. Il segreto è uno soltanto: cadere ma non restare mai a terra, sapersi ogni volta risollevare. C’è forse un personaggio pubblico che abbia incarnato tale principio in modo più convincente e appassionante di Hillary?"
Lei, come anche Segolene Royal, come molte candidate donne, sembra esprimere una forza, una determinazione, una tenacia, ma anche una passione, che molti uomini non hanno, neppure quando sono brillanti oratori.
Obama è un mulatto di origine kenyota ed ha studiato in Indonesia. Rappresenta il mondo afroamericano ed è contiguo a quello musulmano. Il suo ingresso alla Casa Bianca avrebbe un grande significato storico, almeno sul piano simbolico. E poi, forse, è il meglio che oggi l'America possa esprimere. Però, senza alcuna pretesa di elaborazione, ho pensato che una donna alla presidenza degli Stati Uniti, avesse un significato simbolico ancora più forte. Certo, si può discutere sul fatto che la sua legittimazione le deriva dall'essere stato first lady, piuttosto che leader del movimento delle donne. Eppure, una di queste leader, Gloria Steinem, ha sostenuto comunque Hillary e ricorda che il diritto di voto in America è stato concesso prima ai neri e solo poi alle donne e che la discriminazione sessuale è stata più forte di quella razziale. E' stata e lo è ancora.
Lo scrivo con una certa perplessità. Dico "ho fatto il tifo" parlando esclusivamente del mio istinto, del mio sentimento, di una mia simpatia epidermica. Un militante di sinistra serio e coerente forse si sarebbe persino astenuto dal tifare, si sarebbe sentito estraneo a quella competizione. Intervistata dal Manifesto, ad una domanda sulle primarie, Naomi Klein rispose di trovare curioso che in Italia ci si interessasse di stabilire chi dei due contendenti fosse meglio. Il prevalere dell'uno o dell'altro ci cambia poco. Non ricordo il testo esatto, ma il senso della risposta era più o meno questo.
Nel mio immaginario Obama, inizialmente preferito, è stato rovinato dall'imitazione di Veltroni. Quando vidi, in libreria, che l'ex sindaco di Roma era l'autore della prefazione di una biografia del leader afroamericano, la generica ammirazione che provavo per lui (per Obama) si frantumò. Rimaneva dunque in lizza solo lei, che peraltro ha un bel viso, dei begli occhi, un bel sorriso, un piglio aggressivo accattivante. Purtroppo, ha anche suo marito. Un simpaticone, ma poco affidabile, con una macchia indelebile sulla sua presidenza: non lo scandalo Lewinsky, bensì la guerra del Kosovo, più varie altre cose, per esempio la mediazione truffaldina di Camp David a conclusione del suo mandato.
Se leggiamo i programmi dei due candidati, tema su cui l'informazione in Italia è stata molto scarsa, possiamo valutare che Obama sia un po' più a sinistra di Hillary Clinton (vedi schede), tuttavia anche un personaggio e un profilo politico ormai diverso da quello di Jesse Jackson .Quando i programmi sono deboli, indistinti, generici, a porsi in primo piano è la capacità dei candidati di suscitare negli elettori un sentimento di identificazione o comunque un significato simbolico.
Arianna Huffington sul Corriere della Sera, 30 maggio 2008, Hillary Clinton a Rocky Balboa: "il vero trionfo della campagna di Hillary - un trionfo assoluto - si riflette nell’esempio offerto alle generazioni future. Non solo, si badi, alle giovani donne: con la sua passione, la perseveranza e l’inesauribile forza d’animo, la senatrice è un modello anche per i giovani maschi. Mi sono occupata a lungo di problematiche come la «paura» e il «coraggio», spiegando come il secondo non equivalga affatto all’assenza della prima, bensì alla capacità di padroneggiarla. Il segreto è uno soltanto: cadere ma non restare mai a terra, sapersi ogni volta risollevare. C’è forse un personaggio pubblico che abbia incarnato tale principio in modo più convincente e appassionante di Hillary?"
Lei, come anche Segolene Royal, come molte candidate donne, sembra esprimere una forza, una determinazione, una tenacia, ma anche una passione, che molti uomini non hanno, neppure quando sono brillanti oratori.
Obama è un mulatto di origine kenyota ed ha studiato in Indonesia. Rappresenta il mondo afroamericano ed è contiguo a quello musulmano. Il suo ingresso alla Casa Bianca avrebbe un grande significato storico, almeno sul piano simbolico. E poi, forse, è il meglio che oggi l'America possa esprimere. Però, senza alcuna pretesa di elaborazione, ho pensato che una donna alla presidenza degli Stati Uniti, avesse un significato simbolico ancora più forte. Certo, si può discutere sul fatto che la sua legittimazione le deriva dall'essere stato first lady, piuttosto che leader del movimento delle donne. Eppure, una di queste leader, Gloria Steinem, ha sostenuto comunque Hillary e ricorda che il diritto di voto in America è stato concesso prima ai neri e solo poi alle donne e che la discriminazione sessuale è stata più forte di quella razziale. E' stata e lo è ancora.
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