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8.19.2009

Gli immigrati delinquono più degli italiani?

Gli immigrati delinquono più degli italiani? Questa è una domanda sbagliata che induce a risposte sbagliate, o persino peggio: sono le risposte sbagliate a prodursi quella domanda, per potersi giustificare. Chi pone questa domanda dice di non farlo perchè mosso da pregiudizi razziali, in quanto la presunta correlazione tra immigrazione e criminalità la spiega in termini sociologici: gli immigrati sarebbero più poveri, più emarginati, più isolati, e quindi più esposti all'eventualità di commettere reati. Però poi, il problema così impostato va a parare nella proposta di soluzioni xenofobe indiscriminate: dato che gli immigrati sarebbero più esposti all'eventualità di commettere reati, per prevenzione è opportuno respingere ed espellere il maggior numero di immigrati possibile.

La domanda è sbagliata, non solo per la risposta che implica, ma anche per la rappresentazione generica generalizzante che propone. Gli immigrati sono un insieme molto grande ed eterogeneo. Ci sono molte comunità nazionali di provenienza. Ci sono i regolari, gli irregolari e i clandestini. E poi tutte le differenze per censo, cultura, lingua, religione, genere, professione, etc. A cosa può servirmi considerare gli immigrati in blocco, a parte impostare politiche xenofobe?

La domanda è del tutto arbitraria, così come sarebbe arbitrario domandarsi o considerare che i maschi delinquono più delle femmine, i giovani più degli adulti e degli anziani, i meridionali più dei settentrionali, i poveri più dei ricchi, i residenti in città più dei residenti in campagna. Nessuno si pone domande del genere, perchè nessuno ha in mente misure discriminatorie contro l'insieme più delinquente, nell'ambito del dualismo scelto.

Quei dualismi sono trasversali ad immigrati e italiani, ma in modo diverso, tale per cui il confronto non può risultare omogeneo. Tra gli italiani gli uomini e le donne sono cinquanta e cinquanta, i giovani sono un terzo (declinante) rispetto ad adulti ed anziani. Tra gli immigrati il rapporto è almeno inverso, prevalgono i giovani sugli anziani e gli uomini sulle donne, e in proporzione, gli abitanti nelle città. Se maschi, giovani e residenti in città delinquono di più in ogni società, l'insieme che contiene più maschi, più giovani e più residenti in città, risulterà più delinquente.

Ogni società giovane sarà più delinquente, perchè sarà più di ogni cosa. E' probabile che gli immigrati rispetto agli italiani, facciano di più, in tutte le cose. Più impresa, più lavoro, più assistenza, più ricchezza, e forse anche più delinquenza. Rispetto alla quale, se primeggiano come autori, primeggiano anche come vittime.

Qualche mese fa, circolava il dato secondo cui, il 60% degli stupratori denunciati era italiano e il 40% era straniero. Si obiettava però che gli stranieri erano solo il 5% della popolazione. Vero. Ma anche il 30-40% delle stuprate era straniero e il 50-60% italiane. Dunque, se anche quella maggiore violenza esiste, si esercita non tanto sulla nostra pelle, quanto sulla loro. Tuttavia, il calcolo viene effettuato sugli stupri denunciati che sono soltanto un decimo degli stupri effettivi. Quali sarebbero le proporzioni considerando gli altri nove decimi? La verità è che non lo sappiamo. Stesso discorso vale per gli omicidi e per gli altri reati.

Il Giornale, 20 giugno 2007, scriveva:

Un omicidio su tre commesso da stranieri Su tre persone denunciate per omicidio, una è straniera. E, quasi sempre, è irregolare. La fotografia scattata dal rapporto è abbastanza nitida: la quota degli stranieri sul totale dei denunciati e degli arrestati per la gran parte dei reati, è decisamente più altra rispetto all’incidenza della popolazione straniera nel nostro paese: su 442 denunciati per omicidio, il 32% sono stranieri, mentre la popolazione immigrata non supera il 5% del totale. Ma, afferma il Viminale, "è importante sottolineare che la netta maggioranza dei reati viene commessa da stranieri irregolari, mentre quelli regolari hanno una delittuosità non molto dissimile alla popolazione italiana". Lo dicono i numeri: il 74% degli stranieri denunciati per omicidio è irregolare; così come il 72% dei denunciati per tentato omicidio; il 62% per violenza carnale, il 63% per sfruttamento della prostituzione. Nel complesso, gli stranieri regolari denunciati nel 2006 sono stati quasi il 6% del totale dei denunciati, un numero che si avvicina di molto alla percentuale di immigrati rispetto alla popolazione residente (5%). Quanto alle nazionalità degli stranieri che commettono reati, anche in questo caso i paesi sono gli stessi che forniscono il maggior numero di irregolari: Albania, Marocco e Romania. I romeni sono i primi per gli omicidi, le violenze sessuali, le estorsioni, le rapine nelle abitazioni e i furti con destrezza. Gli albanesi primeggiano per i furti in abitazione mentre i marocchini per i tentati omicidi, le lesioni dolose e gli scippi.


Un omicidio su tre commesso da stranieri è una verità parziale, perchè riguarda solo gli omicidi di cui è stato accertato l'autore. Il 90% degli omicidi commessi dalla criminalità organizzata e il 30% degli omicidi commessi da altre forme di crimnalità si risolve con indagini dall'esito negativo e l'omicida resta sconosciuto.

Secondo, Marzio Barbagli, in tutte le storie di immigrazione, in America e in Europa, i contemporanei hanno avuto la percezione che gli immigrati fossero più delinquenti e portassero ad un aumento della criminalità. Poi però le inchieste ufficiali e gli studi definitivi sull'argomento smentivano questa tesi. E' stata smentita anche la tesi secondo cui gli italiani in America erano più criminali dei nativi. Secondo Barbagli però questa tesi è vera rispetto all'immigrazione attuale in Europa a partire dalla metà degli anni '70. Si potrebbe obiettare che siamo ancora agli studi intermedi, in itinere, come nelle storie precedenti, e non ancora agli studi definitivi. Tuttavia, Barbagli ritiene che la causa prima di questa condizione stia proprio nelle politiche di contrasto all'immigrazione, che renderebbero più difficile l'integrazione legale degli immigrati. Nella sua inchiesta su immigrazione e sicurezza (2008) Barbagli cita il dato dei romeni. Noi siamo erroneamente convinti che da quando i romeni sono potuti entrare liberamente in Italia, siano stati autori di un numero crescente di reati. Invece questo non è vero. I reati compiuti dai romeni sono cresciuti rapidamente negli anni precedenti, ma proprio nel 2007, nel momento in cui hanno smesso di essere clandestini, si sono stabilizzati.

8.18.2009

Se aumenta l'immigrazione aumenta la criminalità?

La paura degli italiani di subire un reato, negli ultimi anni non è cresciuta, perchè non sono cresciuti i reati, anzi forse sono diminuiti. Questo dato statistico, mette in crisi l'assunto secondo cui esisterebbe una correlazione tra immigrazione e criminalità: all'aumento della popolazione immigrata, nel corso degli anni, non è corrisposto un aumento dei reati più gravi e sono invece dimuniti gli omicidi e le rapine che si concludono con un morto.

Lo spiega Pino Arlacchi in una sua intervista del 2007

Nel 1992 in Italia c’erano pochissimi stranieri: 648mila permessi di soggiorno, pari allo 0,6 per cento della popolazione. Francia e Germania avevano già una percentuale 10 volte superiore. Anche se raddoppiamo la cifra italiana per includere i clandestini, il numero degli immigrati era il più basso d’Europa. Nel 2004 gli immigrati in Italia erano diventati 2 milioni 200mila, pari al 3,9 per cento della popolazione. Un aumento del 550 per cento.

Abbiamo recuperato in soli 14 anni parte del gap con il resto dell’Europa. Restiamo sempre al di sotto del 5,6 per cento della Francia e dell’ 8,9 per cento di popolazione straniera della Germania, ma il cambiamento è stato enorme. Lo scossone alla società italiana dato da un ingresso così rapido di stranieri avrebbe potuto far saltare molti equilibri. Sarebbero potuti nascere grandi ghetti a ridosso delle maggiori città, e si sarebbe potuta verificare un’ esplosione di disagio e di criminalità giovanile, e di terrorismo pure.

La criminalità grave, quella violenta, che si esprime nel numero degli omicidi, o nelle rapine che finiscono con il morto, è diminuita regolarmente lungo tutto questo periodo e fino adesso. Per la precisione, gli omicidi si sono più che dimezzati tra il 1990 e il 2004: da 1773 sono passati a 714. E’ vero che sono diminuiti di più al Sud, dopo che sono finite le guerre di mafia, ma anche nelle regioni del Nord dove si sono concentrati gli immigrati sono molto decresciuti: da 135 in Lombardia nel 1990 a 91 nel 2004. Da 44 a 31 in Emilia Romagna, e così via. Nel Nord sono diminuiti meno perché partivano già da una base più ridotta. Le rapine cruente, quelle più feroci dove si spara e muore qualcuno, hanno provocato 118 morti nell’Italia del 1990, e solo 18 nel 2003. In Lombardia gli omicidi per rapina sono passati da 11 a 3. In Piemonte da 5 a 1. In Emilia Romagna da 6 a zero.

Nel resto dell’Europa la criminalità grave è pure diminuita. Il trend italiano è stato parte di un trend europeo che ha riguardato la gran parte dei reati. Sono aumentati solo quelli che possono essere connessi ad una attività criminale monopolizzata da stranieri, cioè il traffico degli esseri umani. I reati connessi allo sfruttamento della prostituzione e al trasporto e la schiavizzazione dei clandestini sono in effetti cresciuti notevolmente in questo periodo. Ma qui c’è il problema della domanda e dell’offerta. La criminalità straniera ha riempito un vuoto lasciato dalla malavita italiana, ed ha soddisfatto un offerta - quella di sesso o di lavoro a basso costo – che proveniva e proviene dalla società legale.

Tutti i reati connessi agli stupefacenti sono diminuiti in Italia dal 1991-92 in poi, passando da 40-42mila in quel biennio a poco più di 37mila nel 2003. Il bello è che questi reati sono decresciuti di più proprio nell’ Italia del Nord, dove sono affluiti la maggior parte degli immigrati. Questi ultimi, tra l’altro, non sono mai riusciti a dominare veramente il mercato illecito più lucroso, perché tra i due terzi e la metà delle denunce per reati di droga eseguite dalle forze dell’ordine continuano a riguardare cittadini italiani.

Circa un terzo dei detenuti sono stranieri. Ma ciò dipende dalla loro vulnerabilità all’azione della polizia ed alle disposizioni che li escludono dalle misure alternative alla detenzione, come l’affidamento ai servizi sociali o gli arresti domiciliari. Questo accade perché, spesso, non hanno un domicilio stabile in cui attendere il giudizio o una famiglia che possa ospitarli, e quindi il carcere rimane l’unica alternativa. La maggior parte degli stranieri che compaiono nelle statistiche hanno commesso reati connessi all’immigrazione clandestina, quali il rifiuto di fornire le proprie generalità, il falso, ecc. E sono stati, inoltre contati più volte dalle nostre statistiche poco accurate. Molti di loro sono semplicemente dei clandestini e non dei criminali. Ci sono anche i delinquenti che spacciano, rubano e schiavizzano, ovviamente, ma non c’è l’equazione tra clandestino e criminale.

Pino Arlacchi, Rosso di Sera 21 maggio 2007