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3.06.2009

Assegno di disoccupazione e libertà di licenziamento

Il premier Silvio Berlusconi ha respinto oggi la proposta del segretario del PD, Dario Franceschini di istituire l'assegno di disoccupazione, sostenendo che questo provvedimento costituirebbe una sorta di libertà di licenziamento, poichè gli imprenditori alleggeriti nella coscienza da una misura di protezione sociale, espellerebbero più facilmente manodopera.

Dubito sia dimostrato che gli imprenditori, nel decidere, se assumere, mantenere o licenziare, si facciano condizionare particolarmente da scrupoli morali. Preminente è la convenienza. La crisi ha già prodotto e produrrà ancora disoccupati, che se espulsi dalla media e piccola impresa non avranno alcuna protezione e aggraveranno la condizione propria o di nuclei familiari già in difficoltà nel far quadrare i propri bilanci e ai quali il governo non dà aiuto. Tuttavia, è singolare che un diniego così motivato, venga proprio da quel presidente del consiglio che solo pochi anni fa si batteva in uno scontro frontale con il sindacato, per l'abolizione dell'articolo 18, quello del licenziamento per giusta causa.

2.24.2009

Dagli immigrati un decimo del Pil italiano

A proposito di statistiche e proporzioni sul fatto che in tutto, gli immigrati ci danno di tutto e di più rispetto a noi, ecco giungere una prima conferma: sono il cinque per cento della popolazione, ma contribuiscono alla formazione di un decimo del pil.

9.09.2008

Il moltiplicatore sociale dell'evasione fiscale

Dichiarazione dei redditi media per categoria

Secondo una ricerca di Giulio Zanella dell'Università di Siena e di Roberto Galbiati dell'Università Bocconi, l'evasione fiscale si basa sull'emulazione: l'evasione del vicino incoraggia la propria. Un moltiplicatore sociale che diffonde velocemente il fenomeno, ma al tempo stesso lo rende più facile da debellare e anche conveniente poichè per ogni euro che lo stato spende contro l'evasione, ne incassa in media 2,3 di recupero. L'evasione è come un investimento razionale: non si pagano le tasse perchè ci si aspetta che altre persone portino a frutto senza danni lo stesso tipo di operazione, se l'incremento degli evasori porta ad una maggiore pressione da parte dei controllori, l'aumento della base degli evasori rende però anche più difficile scovare le singole persone che compiono il reato. Se invece l'evasione viene scoperta, altre persone avranno maggior timore di essere scoperte e si otterrà un rapido effetto traino, e questo sarebbe successo con l'aumento delle risorse di controllo antievasione registrato durante l'ultimo governo Prodi. Un bel riconoscimento per il lavoro di Vincenzo Visco, che di risorse sottratte al fisco ne ha recuperate per un ammontare di 23 miliardi di euro. Opera purtroppo interrotta, dalle differenti priorità del "nuovo" esecutivo, la cui filosofia in materia fiscale è tristemente nota ed anche il suo effetto traino. Basti tornare alle dichiarazioni nobilitanti dell'attuale premier, ai tempi del suo secondo governo: "Se si chiedono imposte giuste non si pensa ad evadere, ma se si chiede il 50% e passa di tasse, la richiesta è scorretta, e allora mi sento moralmente autorizzato ad evadere", nonostante, secondo i dati Ocse, il prelievo fiscale sulle persone fisiche in Italia risulti inferiore a quello di Francia, Belgio, Austria, Svezia, Norvegia, Finlandia ed è nella media UE. L'aliquota più alta in Germania è del 48,5%, in Francia del 54%, in Svezia del 56%. In Italia è del 45%. La tassazione delle imprese in Italia è oggi del 33%, inferiore alla media Ocse e ben al di sotto del 46% degli Stati Uniti, 52% della Germania, 45% del Canada.

6.08.2008

Migranti e ciclo economico

Si dice che l'immigrazione meridionale nel Nord-Italia, durante gli anni '50-'60 ha avuto successo dal punto di vista dell'integrazione, perchè quelli erano gli anni del boom economico, un ciclo espansivo che permetteva politiche redistribute. Oggi, al contrario, il ciclo è recessivo e ciò impedirebbe altrettanto successo all'integrazione dell'immigrazione straniera.

Sembra un argomento razionale, come tutti gli argomenti deterministici. Ma i termini del ragionamento potrebbero anche essere invertiti. Il boom permise l'immigrazione meridionale, ma soprattutto, l'immigrazione meridionale permise il boom. I lavoratori settentrionali, da soli, non ce l'avrebbero fatta ed oggi con il senno di poi possiamo dire che l'integrazione dei meridionali al nord ha avuto successo, ma negli anni '50 forse la percezione sulla futura convivenza tra "indigeni" e "immigrati" nel triangolo industriale era meno ottimistica.

Allo stesso modo, oggi è il declino che ostacola l'immigrazione straniera o non piuttosto è l'immigrazione straniera che argina il declino e impedisce un vero e proprio crollo dell'economia italiana e forse di tutto il vecchio continente?