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11.04.2009

Pubblicare le foto senza censure cautelari

Le immagini, i video, se e quando ci sono, vanno pubblicati. Non da soli, come illustrazioni di un testo o di un discorso, oppure accompagnate da una didascalia esauriente, ma vanno pubblicati. Con tutte le avvertenze del caso, ma senza censura.

Voglio poter decidere io, se posso conoscerle. Preferisco non sia un giornalista a decidere per me. Se mi trovassi in mezzo ad una guerra o testimone di un omicidio o di una violenza, vedrei tutto quello che c'è da vedere. Perchè allora la notizia di questi eventi deve essere parziale, solo verbale? Perchè il nostro stato o stati nostri alleati possono bombardare un paese da conquistare o ricostruire e noi non possiamo vederne l'effetto, per giudicare se davvero ci piace? Perchè nelle nostre carceri si picchiano, si uccidono i detenuti e noi non possiamo vederne i lividi, le ferite, i volti tumefatti, i cadaveri, per valutare se questo è tollerabile, se e quanto vogliamo attendere per conoscere la verità, o per accontentarci delle parole rassicuranti di un ministro, della retorica dello spirito di corpo? Perchè, un politico può essere ricattato con un video, che possono visionare editori, direttori, giudici, politici, ed io non posso vederlo, non posso valutare con i miei occhi, con la mia testa? Perchè un detenuto malmenato può ascoltare l'istruzione di un capitano che dice che bisogna picchiarlo di sotto, non in sezione, ed io non posso ascoltarne la registrazione o leggerne la trascrizione sul giornale?

Sarà sensazionalismo, spettacolo, morbosità - dipende da come si rappresentano i documenti, dalla professionalità dei giornalisti - ma è sempre meglio della censura. La morte di Stefano Cucchi è diventata un caso centrale, nazionale, nel momento in cui sono uscite le foto del suo corpo martoriato. E' una grande pena vederle. Ma perchè la grande pena dovrebbe essere solo del padre, della sorella, di chi lo ha visto all'obitorio, mentre magari la notizia resta relegata nelle pagine di cronaca, senza che il ministro La Russa debba neppure esternare la sua dichiarata ignoranza dei fatti e le sue certezze sulla assoluta correttezza dell'Arma dei Carabinieri? Perchè la protezione della mia sensibilità, del mio equilibrio, della mia emotività, del rischio della mia assuefazione, deve servire per proteggere i responsabili di un abuso, o peggio, di un comportamento atroce?

10.11.2009

Tutte le facce dello sfruttamento

La richiesta di parlare meno di Berlusconi proviene spesso da destra, quando ovviamente se ne parla male e da quella parte della stessa sinistra (area Il Riformista), che vede nell'antiberlusconismo una sorta di malattia infantile di non si sa bene cosa.

Ieri, questa critica è stata espressa anche dalle manifestazioni dei metalmeccanici in lotta per il loro contratto, oscurati da quella libera stampa che solo una settimana prima è scesa in piazza per la libertà di stampa.

E' comprensibile, dal punto di vista di un operaio avvertire una inaccettabile sproporzione tra lo spazio concesso allo scandalo escort, alla sola Patrizia D'Addario, in confronto a quello concesso alla questione sociale, ai contratti che non si rinnovano, alle fabbriche che chiudono, ai precari che perdono anche il loro misero contratto a termine ed ogni speranza di un progetto di vita futuro. Anche i precari licenziati dalla scuola pubblica sono uno scandalo così come lo sono quegli anziani di sicura nazionalità italiana che vedo ogni giorno nel mio quartiere rovistare tra l'immondizia nei pressi del mercato e dei supermercati per mettere insieme un pasto.

Eppure non vedo la contrapposizione tra questi temi, e penso che della D'Addario, delle escort, se ne dovrebbe parlare persino di più, perchè tutto si tiene: la mercificazione del corpo delle donne, la compravendita delle persone, che sia in una camera da letto o in un tribunale, e il disprezzo sociale nei confronti degli operai, dei precari, degli immigrati, degli anziani, degli emarginati.

Certo, che la stampa liberale e progressista ignori la crisi sociale, se non dal punto di vista delle imprese e delle banche che devono essere salvate, senza riconoscere spazio e ruolo alla soggettività sociale di chi riesce a organizzarsi e lottare per salvare il proprio posto di lavoro e rivendicare un salario decente, non può essere che motivo di protesta, ma non per chiedere di spostare i riflettori da un punto all'altro, quanto per mettere in relazione le cose e vedere tutte le facce dello struttamento. E se non lo fa Repubblica, se non lo fa Travaglio, facciamo noi con i nostri giornali, i nostri siti, i nostri blog.


Stampa libera, di tacere
di lo.c.

«Cortei e processioni, in centro un altro fine settimana difficile». Bisogna essere grati al «Messaggero» e al direttore Roberto Napolitano di aver dato spazio in cronaca romana, pagina 45, allo sciopero generale dei meccanici indetto dalla Fiom, che ha riversato nelle strade della capitale decine di migliaia di lavoratori. Se non altro sappiamo che per le tute blu, come le processioni, creano disagi agli automobilisti. Sfogliamo la «Repubblica» di Ezio Mauro, dalla prima pagina all'ultima che è la 72°: nulla. Allora sfogliamo anche le 22 pagine di cronaca romana: neanche i problemi al traffico. Altra testata, il «Corriere» di Ferruccio De Bortoli: altre 72 pagine più 24 di cronaca: nulla. Anche chi con i metalmeccanici della Fiom dovrà fare i conti, come il confindustriale «Sole», non dà la notizia. Bravi i direttori, e bravi anche i giornalisti. Bravi soprattutto gli operai metalmeccanici che sabato scorso sono andati in piazza del Popolo a difendere la libertà di stampa dal regime. Libertà utilizzata per cancellare chi si batte per salvarla.
(il manifesto 10 ottobre 2009)

10.04.2009

Tassa Santoro?

Nel giorno del settentratreesimo compleanno, a «Unomattina» scorrono le sue immagini che consegna le case a Onna, che stringe le mani dei leader mondiali al G8. E non basta, perché collegato via telefono c'è anche lui: illustra i suoi miracoli al conduttore Stefano Ziantoni affiancato dalla vicedirettrice del Tg1, Susanna «farfallina» Petruni. E conclude: «Grazie per la telefonata, chiamatemi più spesso così mi sento meno solo». E Ziantoni non se lo fa ripetere due volte: «Presidente, qui è casa sua».

E' il presidente del consiglio, quello che si vanta pubblicamente di decidere le nomine RAI. Quello che, nel giorno della consegna delle prime case ai terremotati dell'Abruzzo, si fa organizzare a Porta a Porta un megaspot pubblicitario, rivoluzionando il palinsesto RAI per non essere disturbato dalla concorrenza della prima puntata di Ballarò, opportunamente sospesa e rimandata. E' quello dei cui scandali politico-sessuali non si deve parlare perchè sono solo gossip e pettegolezzi, secondo quanto afferma in un suo pubblico intervento il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, una delle nuove e recenti nomine RAI, che giusto oggi ha recitato un editoriale contro la manifestazione per la libertà di stampa, di cui ha dato notizie dopo oltre venti minuti di telegiornale.

Da teleutente di sinistra mi chiedo perchè dovrei pagare il canone a questa RAI. L'opposizione potrebbe promuovere una rivolta che mettesse il governo sulla difensiva nel sostegno a questo presunto servizio pubblico televisivo. Invece succede l'esatto contrario. E' il Giornale di Berlusconi a promuovere lo sciopero del canone contro la RAI ed è il Partito Democratico a difendere il servizio pubblico. Il Giornale non sopporta che a casa di Berlusconi ci sia anche Annozero ed ecco che ribattezza il canone "Tassa Santoro". Secondo la lista di Chicchito l'intolleranza riguarda anche Che Tempo che fa, Ballarò, e l'Infedele, che però trasmette sulla 7. Insomma, ben un decimo di presenza televisiva non filogovernativa: veramente troppo.

Questo assurdo rovesciamento della realtà ha naturalmente la sua ragion d'essere: è normale che il padrone e monopolista della televisione commerciale voglia demolire la televisione pubblica, anche se oggi è sotto il controllo del suo governo. Si tratta a suo modo di lungimiranza. La stessa che porta il PD a difendere la "casa di Berlusconi".

Ma bisognerebbe provare a uscire da questo schema, come fa Alessandro Giglioli, che tra il serio e il faceto, propone un canone differenziato, sul modello dell'otto per mille. Ciascun teleutente paga il canone, specificando a quali trasmissioni vuole destinare i suoi soldi. Così, chi vuol pagare la tassa Santoro paga la tassa Santoro e chi vuol pagare la tassa Vespa paga la tassa Vespa, chi vuol pagare la tassa Minzolini, paga la tassa Minzolini.

9.25.2009

Il Fatto Quotidiano

Ieri è uscito il primo numero del Fatto Quotidiano, che non ho comprato. Nulla di che, in questo periodo non sto comprando giornali, cerco di dare la precedenza a libri e riviste, ai blog e all'informazione che si può trovare online, quella stessa tratta dai giornali tradizionali. Oltre, ai siti ufficiali, vi sono alcune buone rassegne che ho linkato in questo stesso blog (vedi sidebar, per adesso qui a sinistra). Leggere bene un giornale comporta tempo, che viene inevitabilmente sottratto alla lettura di altre cose. Inoltre, il giornale nella sua edizione cartacea costa almeno un euro, La Stampa si è portata a 1,20, lo stesso prezzo del nuovo Fatto Quotidiano. Prossimamente è probabile aumenteranno anche Repubblica e Corriere. Faccio eccezione per il Manifesto, a cui sono abbonato, sia per ragioni sentimentali, è il mio giornale fin dall'adolescenza, sia perchè ha bisogno di sostegno, sia perchè comunque pubblica notizie su argomenti trascurati da altri giornali. E' il giornale scelto da Le Monde Diplomatique per la pubblicazione della sua versione in lingua italiana.

Se però, il Fatto Quotidiano avessi voluto comprarlo, non lo avrei trovato. Alle otto era già esaurito in tutte le edicole. Centomila copie vendute. Cinquantamila ristampate per il pomeriggio. Oggi tiratura doppia. Complimenti, pure considerando che la carta stampata è in piena crisi. E' certamente l'effetto novità, ma anche della domanda di un giornale di opposizione più incisivo. Ho visto l'edizione in formato pdf, messa online per i tanti lettori che non sono riusciti ad acquistare il primo numero. La grafica mi ha fatto una buona impressione, ma apprendo che invece può essere radicalmente criticata. Certo, c'è un po' di Travaglio in eccesso. D'altra parte, è la star del giornale e, diciamo la verità, ha qualche merito in più di Filippo Facci. I temi predominanti sono la giustizia e l'informazione. Del resto c'è poco, Furio Colombo e Massimo Fini sull'Afghanistan (uno a favore, uno contro), ma la politica estera, come l'economia e il lavoro, stanno sullo sfondo o persino fuori dai margini di stampa.

Può essere un buon giornale radical-liberale costruito su una o due istanze importantissime (la libertà di stampa e la legge uguale per tutti), ma sostanzialmente assente sui temi tradizionalmente di sinistra: l'uguaglianza e la giustizia sociale. Anche solo per questa ragione, il mio attaccamento al Manifesto resta inattaccabile. Però, mentre il Manifesto sembra proseguire il suo lavoro ordinariamente, con un misto di utopia e disincanto, il Fatto gioca in pressing, con il piglio di chi vuole e sa di poter vincere. Questo aspetto va colto nel mondo di Di Pietro, Travaglio, Santoro, Micromega, Beppe Grillo. Hanno una cosa da dire, magari una sola, ma la dicono meglio di tutti gli altri, e perciò sono riconosciuti e apprezzati da tutti i delusi. Convincenti ed emozionanti. Almeno, transitoriamente in questa eterna transizione.

9.16.2009

Informare e diffamare

Il volterriano Fabrizio Rondolino ha proposto su Facebook di aprire la manifestazione per la libertà di stampa con lo striscione "Viva Ezio Mauro, viva Vittorio Feltri". Io preferisco: "Viva Ezio Mauro e persino Vittorio Feltri". Giusto difendere la libertà di entrambi, ma segnamo la differenza. Posso capire il senso dello slogan: meglio avere la libertà di stampa insieme con la libertà di diffamazione, che negare la libertà di diffamazione negando anche la libertà di stampa. Tuttavia, le due cose sono diverse e non sarebbe sbagliato provare a stabilire un confine, per quanto labile, mentre anche Capezzone, portavoce del PDL prova a trincerarsi nell'equiparazione, sia pure in senso opposto a quello suggerito da Rondolino.

Si può discutere se la campagna su Berlusconi sia gossip o politica, se sia giusto collocare le notizie sui suoi scandali sessuali in prima pagina, in tante pagine, tutti i giorni, o se meritino una rilevanza minore. Comunque sia, restiamo sempre nel campo dell'informazione. C'è un fatto attuale inconsueto, una dichiarazione, una intervista, una rivelazione, una foto, un documento nuovo. Il direttore la reputa giornalisticamente interessante, secondo il suo soggettivo punto di vista, e la propone nello spazio e per il tempo che ritiene congrui, anche a seconda delle reazioni dei soggetti coinvolti: si sottopongono al giudizio pubblico, si sottraggono, chiariscono, si contraddicono, interloquiscono, minacciano, etc. Un caso può sgonfiarsi subito o prolungarsi per mesi, se il protagonista reagisce in modo adeguato o inadeguato. Credo che il modo di informare di Repubblica, de L'Unità, de Nouvel Observateur, tanto per citare i tre quotidiani querelati dal nostro presidente del consiglio, si inquadri in questo metodo, al servizio dell'informazione e magari anche della lotta politica. In questo, non c'è nulla di male, purchè la lotta politica non sia parassitaria dell'informazione, ma contribuisca ad essa. L'impulso alla lotta politica può funzionare da volano all'informazione, essere motivante, stimolante, purchè alla fine l'informazione ci sia. Tanti giornali di orientamento diverso garantiscono il pluralismo e l'equilibrio.

Diversa è la situazione in cui l'informazione è solo uno strumento di lotta politica, ma la lotta politica non concede un grammo di informazione, come probabilmente succede nei casi di Boffo e di Fini. Notizie mezze vere o del tutto false sono proposte con linguaggio allusivo, fatti datati e noti, vengono riattualizzati, rilanciati e divulgati come rivelazioni, le notizie imbarazzanti o lesive dell'immagine di qualcuno, vengono conservate nei cassetti in dossier privati, pronte ad essere estratte a scopo di ricatto e intimidazione, a secondo della necessità di colpire questo o quel personaggio, politico o giornalista, perchè in contrasto con il proprio editore, datore, leader politico di riferimento, in modo che quell'avversario sia disposto a più miti consigli e persino egli stesso a proporre il patto del candidato Stevenson: "Se lei la smette di raccontare menzogne su di me, io la smetto di raccontare la verità su di lei".

9.13.2009

Libertà di informare, libertà di sapere

Non ricordo, in tutti questi mesi, di avere letto illazioni o notizie infondate sulla vita privata del presidente del consiglio. Sui giornali, in particolare su Repubblica, ho visto foto, letto dichiarazioni, interviste, resoconti di versioni contraddittorie, riepiloghi e domande. Le famose dieci domande. Poi dall'insieme di tutti questi elementi, i lettori possono trarre le loro conclusioni, le loro congetture, in assenza di una versione credibile, rispettosa della reputazione del premier.

Il rapporto tra Silvio Berlusconi e Noemi Letizia da cosa è spiegato? Non hanno legami di parentela. Si sa per certo che lei è stata presente ad un ricevimento a Palazzo Grazioli, in assenza dei suoi genitori, poi ancora a Villa Certosa a capodanno. Poi che lui ha partecipato a Casoria alla sua festa di compleanno. Si sa - perchè lo ha detto lei - che lui gli ha prospettato la carriera politica o nel mondo dello spettacolo. Non si sa perchè, per quali virtù, o in cambio di cosa.

Perciò si fanno domande. A cui Berlusconi risponde in modo contraddittorio. Oppure non risponde. L'informazione fa il suo mestiere. Indagare e informare. I suoi avvocati dicono che la continua pubblicazione delle domande sottointende che il loro assistito non voglia rispondere. E non è forse vero?

E' stata Noemi Letizia a concedere interviste e a raccontare della sua storia con il premier e cosa e quanto lui le ha promesso. Poteva rifiutarsi, invece ne ha parlato e di recente su SkyTV è tornata a parlarne. E' stato Berlusconi ad esibirsi pubblicamente con tanto di servizio fotografico al compleanno della diciottenne Noemi. E' stata Italia 1 la prima a pubblicare le foto. Poteva curarsi di tutelare la vita privata della ragazza e invece non se n'è curato. E' stata l'Associazione di destra "Farefuturo" a contestare il fatto che le liste elettorali del PDL venivano riempite di belle ragazze per la sola virtù del loro corpo. Proprio pochi giorni prima. E' stata la moglie di Berlusconi ha denunciare questo "ciarpame politico", il fatto che il marito frequenta minorenni e a chiedere il divorzio. Proprio il giorno dopo.

Di fronte a tutto questo, cosa dovrebbe fare la libera stampa. Girare la faccia dall'altra parte? Un premier che sostiene il family day e vuole punire i clienti delle prostitute, tradisce la moglie e frequenta ragazze e prostitute. Ragazze e prostitute ospitate su aerei di stato e ricompensate con risorse pubbliche, incarichi politici, posti di lavoro in RAI e a Mediaset. Alla libera stampa tutto questo non deve interessare? Non sono affari nostri? Se si, allora le querele contro la stampa da parte del capo del governo hanno poco senso, salvo quello di intimidire, ed allora è giusto appoggiare le iniziative a tutela della libertà di stampa.

9.04.2009

Se non ci fosse la libertà di stampa

Se non ci fosse la libertà di stampa potremmo comprare un solo giornale oppure tanti giornali tutti uguali. Se non ci fosse la libertà di stampa fare il giornalista sarebbe un mestiere pericoloso oppure umiliante. Se non ci fosse la libertà di stampa non saremmo informati sui fatti e misfatti del governo, dei ricchi, dei potenti, ma neanche dei poveracci, perchè la cronaca nera getta un ombra sul buon governo.

Non avremmo più paura dei migranti, che smetterebbero di stuprare, spacciare droga, assaltare le ville, perchè un governo che sappia essere garante dell'ordine pubblico mai lo consentirebbe e la xenofobia verrebbe direttamente sostituita dal razzismo. Se non ci fosse la libertà di stampa, nascerebbe una pubblicazione in difesa della razza. I diversi sarebbero messi all'indice per quello che sono, senza bisogno di attribuire loro mostruosità e li si potrebbe incarcerare, deportare, torturare, affondare, senza render conto a critiche in nome di convenzioni sui diritti umani, solo perchè non ne sapremmo nulla.

Se non ci fosse la libertà di stampa, qualcuno, a suo rischio e pericolo, tenterebbe di crearla, e finirebbe ucciso o incarcerato e la sede del suo giornale, chiusa, distrutta, incendiata. Se non ci fosse la libertà di stampa, forse non avremmo il coraggio di scrivere un blog. Se non ci fosse la libertà di stampa, leggeremmo pubblicazioni clandestine di nascosto, sempre con il timore di essere perquisiti e scoperti. Ma questa versione della storia l'abbiamo già conosciuta, la versione nuova probabilmente sarebbe diversa.

Se non ci fosse la libertà di stampa, la vita privata sarebbe privata e quella pubblica anche. Se non ci fosse la libertà di stampa, ci sarebbe magari un'unica proprietà. Tutta l'informazione sotto il controllo dello stato o di un grande gruppo privato, o di tutti e due, uno sovrapposto all'altro. Se non ci fosse la libertà di stampa e non ci fosse in modo perfetto, non esisterebbe neanche la censura, i giornalisti provvederebbero a censurarsi da soli, per guadagnarsi la ricompensa del padrone o per evitarsi la sua ritorsione. Se non ci fosse la libertà di stampa, nulla potrebbe essere pubblicato senza le prove e se qualcosa venisse pubblicato con le prove, sarebbe un attacco alla privacy o alla reputazione. Se non ci fosse la libertà di stampa, le inchieste non verrebbero pubblicate, ma servirebbero solo per creare corposi dossier da conservare in un cassetto. Se non ci fosse la libertà di stampa, la rappresentazione della realtà sarebbe degli avvocati.

Se non ci fosse la libertà di stampa, le donne non firmerebbero mai articoli, comparirebbero solo nelle foto, alcune in pose amiccanti, altre in pose devote. Se non ci fosse la libertà di stampa, aumenterebbe il tempo libero degli insegnanti precari e di migliaia di lavoratori. Se non ci fosse la libertà di stampa, le guerre sarebbero missioni di pace. Se non ci fosse la libertà di stampa, i nostri leader sarebbero dei superdotati, si staccherebbero in volo dalle pagine dei fumetti e, come splendidi uccelli, volerebbero fino a posarsi sul pennone del Palazzo più alto e più importante. Mito dei bambini e degli adolescenti, dei vecchi che muoiono solo di nostalgia per il bel tempo che fu. Se non ci fosse la libertà di stampa, la lotta tra il potere e il contropotere sarebbe un conflitto tra cabarettisti. Se non ci fosse la libertà di stampa, domandare sarebbe illecito e non rispondere una cortesia.

8.26.2009

Riproduzione riservata

Dall'inizio di agosto, Il Sole 24 Ore e il Corriere della Sera pubblicano in loro articoli online con la dicitura in calce, a caratteri maiuscoli "riproduzione riservata".

L’indicazione - spiegano dal quotidiano di Via Solferino - è frutto di una decisione congiunta della direzione e dell’azienda e punta a tutelare il diritto d’autore e ad arginare il fenomeno della ripresa abusiva dei pezzi.

Si tratta, più che altro, di un deterrente - viene precisato - nei confronti dei siti web, ma anche di piccole realtà della carta stampata che saccheggiano il Corriere senza citare la fonte
.

Deterrente vecchio, a dir poco anacronistico. Penso sarebbe più efficace una dicitura in positivo, tipo: "è permessa la riproduzione dell'articolo, a condizione che sia citata la fonte", salvaguardando in un colpo solo il diritto di citazione e il diritto d'autore, oppure, oltre a questa, altre opzioni: vedi Creative Commons.

D'altra parte, non si può escludere, che gli stessi giornalisti del Corriere e di molte altre testate, a loro volta copino dai blog, dalle agenzie, dai giornali stranieri, senza citare alcunché.

Secondo me, fermo restando l'obbligo di citare la fonte, le risorse di un sito dovrebbero essere a disposizione di tutti gli altri siti, purchè senza fini di lucro. La fonte citata, con tanto di link, può anche trarne vantaggio, aumentando i visitatori e migliorando il posizionamento nei motori di ricerca e accrescendo in ogni caso la propria reputazione.

In ogni caso, se proprio ci si vuol tutelare dalla possibilità di essere copiati e possibile inibire, con appositi codici html, i comandi "selezione"; "copia" e "stampa". Un navigante esperto, può riuscire ad aggirarli - intanto anche per lui è una piccola seccatura - ma la maggior parte dei naviganti non saprebbe farlo e comunque preferirebbe lasciar perdere.

3.30.2009

Il sogno all'incontrario




Secondo Paolo Mieli, blog e forum non potranno mai concorrere con i media tradizionali, perchè seppure contengono molto materiale interessante, ospitano tanto, davvero tanto delirio.

Sono d'accordo e al delirio voglio dare una propria dignità e collocazione.

Perciò, se siete stati rapiti dagli alieni o siete stati inseguiti in autostrada da un disco volante e volete raccontare la vostra esperienza, se pensate che l'uomo non abbia mai messo piede sulla luna, se ritenete che gli ebrei abbiano dichiarato guerra alla Germania nazista o abbiano fatto saltare le Torri gemelle, se avete scoperto il vero titolo della Bibbia, se avete inventato un motore che permette di percorrere un chilometro con tutto il petrolio dell'Arabia Saudita, se pensate che la violenza sessuale sia una donna che dice no, se credete che il governo mondiale sia in mano ai palestinesi, se conoscete la data della fine del mondo, se avete camminato sull'acqua, se conoscete l'assassino di Kennedy, se pensate che la correlazione tra immigrati e criminali sia una ingiustizia nei confronti dei criminali, se volete salvare la mafia e la camorra dalla corruzione dello stato, se pensate che il WWF sia stato creato per proteggere i gatti dai meridionali, se avete una di queste idee o molte altre simili, allora scrivetele qui, questa è la vostra sezione.

3.28.2009

L'autenticità delle foto




Noi comuni lettori messi di fronte ad una foto non siamo in grado di verificarne l'autenticità. E neanche il contesto, oltre l'immediata rappresentazione. Proprio perciò, è necessario avere una didascalia che ti dica chi fa cosa a chi e perchè, e dove, e quando. Meglio ancora sapere chi è l'autore della foto (Reuters, Ap, etc.) e chi l'ha pubblicata.

Soprattutto su Internet queste sono informazioni essenziali che distinguono la pagina di un sito credibile, dalla pagina di un sito di propaganda amatoriale.

Anche la foto pubblicata da un media autorevole, può essere falsa o ritoccata, ma è anche più esposta alla confutazione.

Ricordo, l'illustrazione di un reportage sulle efferatezze commesse dai serbi nelle guerre balcaniche, pubblicato da l'Espresso (o da Panorama?). La foto, secondo la didascalia, ritrae un soldato serbo che teneva in mano la testa mozzata di un soldato croato. Nel giro di pochi giorni la foto su smentita, si trattava dell'esatto contrario: era croato il soldato che teneva in mano una testa mozzata, la testa di un soldato serbo.

Ancora più nota, la foto del cormorano impiastricciato di petrolio, durante la prima guerra del golfo, nel 1991, pubblicata dal Washington Post.