La richiesta di parlare meno di Berlusconi proviene spesso da destra, quando ovviamente se ne parla male e da quella parte della stessa sinistra (area Il Riformista), che vede nell'antiberlusconismo una sorta di malattia infantile di non si sa bene cosa.Ieri, questa critica è stata espressa anche dalle manifestazioni dei metalmeccanici in lotta per il loro contratto, oscurati da quella libera stampa che solo una settimana prima è scesa in piazza per la libertà di stampa.
E' comprensibile, dal punto di vista di un operaio avvertire una inaccettabile sproporzione tra lo spazio concesso allo scandalo escort, alla sola Patrizia D'Addario, in confronto a quello concesso alla questione sociale, ai contratti che non si rinnovano, alle fabbriche che chiudono, ai precari che perdono anche il loro misero contratto a termine ed ogni speranza di un progetto di vita futuro. Anche i precari licenziati dalla scuola pubblica sono uno scandalo così come lo sono quegli anziani di sicura nazionalità italiana che vedo ogni giorno nel mio quartiere rovistare tra l'immondizia nei pressi del mercato e dei supermercati per mettere insieme un pasto.
Eppure non vedo la contrapposizione tra questi temi, e penso che della D'Addario, delle escort, se ne dovrebbe parlare persino di più, perchè tutto si tiene: la mercificazione del corpo delle donne, la compravendita delle persone, che sia in una camera da letto o in un tribunale, e il disprezzo sociale nei confronti degli operai, dei precari, degli immigrati, degli anziani, degli emarginati.
Certo, che la stampa liberale e progressista ignori la crisi sociale, se non dal punto di vista delle imprese e delle banche che devono essere salvate, senza riconoscere spazio e ruolo alla soggettività sociale di chi riesce a organizzarsi e lottare per salvare il proprio posto di lavoro e rivendicare un salario decente, non può essere che motivo di protesta, ma non per chiedere di spostare i riflettori da un punto all'altro, quanto per mettere in relazione le cose e vedere tutte le facce dello struttamento. E se non lo fa Repubblica, se non lo fa Travaglio, facciamo noi con i nostri giornali, i nostri siti, i nostri blog.
Stampa libera, di tacere
di lo.c.
«Cortei e processioni, in centro un altro fine settimana difficile». Bisogna essere grati al «Messaggero» e al direttore Roberto Napolitano di aver dato spazio in cronaca romana, pagina 45, allo sciopero generale dei meccanici indetto dalla Fiom, che ha riversato nelle strade della capitale decine di migliaia di lavoratori. Se non altro sappiamo che per le tute blu, come le processioni, creano disagi agli automobilisti. Sfogliamo la «Repubblica» di Ezio Mauro, dalla prima pagina all'ultima che è la 72°: nulla. Allora sfogliamo anche le 22 pagine di cronaca romana: neanche i problemi al traffico. Altra testata, il «Corriere» di Ferruccio De Bortoli: altre 72 pagine più 24 di cronaca: nulla. Anche chi con i metalmeccanici della Fiom dovrà fare i conti, come il confindustriale «Sole», non dà la notizia. Bravi i direttori, e bravi anche i giornalisti. Bravi soprattutto gli operai metalmeccanici che sabato scorso sono andati in piazza del Popolo a difendere la libertà di stampa dal regime. Libertà utilizzata per cancellare chi si batte per salvarla.
(il manifesto 10 ottobre 2009)
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