Quella sulle donne viene troppo spesso percepita come una violenza light. Coperta da un alone di complicità deresponsabilizzante che la rende più leggera, ne occulta l' orrore dietro una pseudo-cultura fatta di luoghi comuni, di banalità, di stereotipi duri a morire, di pregiudizi che hanno radici profonde nel maschilismo che ancora circola carsicamente nelle vene della nostra società. (Marino Niola, Repubblica 24 agosto 2008)Facciamo un gioco: troviamo insieme quante più frasi e aforismi misogini, anche apparentemente lievi e persino ritenuti spiritosi, presenti in ogni tradizione e cultura? Inizio io: donne e buoi dei paesi tuoi (che allude al patto tra uomini sul non interferire in materia di governo delle femmine, bene economico fondamentale equiparato appunto al bestiame); chi dice donna dice danno (che traduce l’inevitabilità della sventura legata al sesso femminile e alla sua frequentazione, e giustifica l’assenza in vaste zone del mondo delle bambine, selezionate attraverso l’ecografia o soppresse alla nascita); la donna è la porta del diavolo (significato chiaro, affermazione variamente presente in ogni trattato religioso di ogni fede). Mi fermo qui, rammentando l’apparentemente innocuo auguri e figli maschi che non è raro incontrare, anche solo per scherzo, nei pronostici nazionali. E’ nell’intreccio di questi fattori, impastati micidialmente di ossequio della tradizione, di fondamentalismo religioso e di legge patriarcale che origina la drammatica vicenda planetaria della guerra contro le donne, guerra che miete ogni anno vittime a milioni in tempi e luoghi dove infuria la guerra guerreggiata ma che parimenti umilia, schiavizza e uccide metà del genere umano anche dove non suonano le sirene, cadono bombe o esplodono corpi assassini. (Monica Lanfranco, Liberazione 15 agosto 2006)
Succede in varie situazioni di ascoltare o leggere detti, proverbi, massime, aforismi, barzellette denigratorie nei confronti delle donne. In rete si possono trovare pagine di aforismi di dotti e sapienti, particolarmente sarcastiche, con i quali, chi li divulga acriticamente, può dar libero sfogo ai suoi sentimenti, mettendosi in testa un'aureola di cultura, raffinatezza e sottile umorismo, almeno così vorrebbe. Sono e spesso si chiamano aforismi misogini. Un nome squalificante, se la misoginia fosse percepita come squalificante. Però, mi sono accorto che non funziona così. La misoginia, a differenza del razzismo, dell'antisemitismo, dell'omofobia, suscita ilarità invece di suscitare ripugnanza. Così è negli uomini e persino nelle donne, le quali talvolta non mancano di partecipare nella diffusione di battute e luoghi comuni a loro danno. Ricordo una foto di due ragazzi americani. Lei portava, immagino liberamente, una maglietta con su scritto: "proprietà di lui".
Tempo fa lessi sul blog di Beppe Grillo, un messaggio che diceva: Il problema non è solo che "le religioni, i governi, le aziende, la pubblicità e i maschi sono maschilisti". Il problema è anche che molte, troppe donne sono a loro volta maschiliste. Le donne maschiliste hanno la "sindrome del colonizzato e dello schiavo", che consiste nel fatto che un gruppo sociale colonizzato o schiavo condivide la mentalità dei suoi colonizzatori, anziché ribellarsi. Finché ci saranno masse così grandi di donne CONNIVENTI con la mentalità maschilista, il sistema patriarcale e maschilista perdurerà. Come si cantava nelle risaie: "crumire col padrone, son tutte da ammazzar !"
Sarebbe da tutti ritenuto censurabile, una pagina, un thread "leggero e divertente" in cui si elencano frasi e citazioni insultanti nei confronti di ebrei, neri e omosessuali. E sarebbe ancor più inconcepibile veder alimentato un simile thread proprio da un ebreo, da un nero o da un omosessuale. Sarebbe inconcepibile vedere un antisemita, accolto come un simpatico fenomeno da baraccone o persino come il depositario di un legittimo punto di vista, in un forum di cultura ebraica. O di un omofobo, in un forum dedicato agli ebrei. O di un attivista del klu klux klan in un forum afroamericano. Invece, la presenza di un misogino è considerata, se va bene, una simpatica nota di folclore. E per alcune signore, è persino motivo di festa e simpatia. O di competizione tra loro, per ricevere una carezza in più o un insulto in meno.
Come e perchè succede, è un bel (relativamente) mistero. Come dimostra questo tremendo servizio fotografico sulle donne pakistane sfigurate con l'acido muriatico, ma anche il quotidiano stillicidio delle nostre pagine di cronaca nera, e in fondo, tutta la storia dell'umanità, la violenza contro le donne, non ha nulla da invidiare alla violenza contro le altre vittime "storiche". Forse la differenza sta qui, nel riconoscimento e soprattutto nel riconoscersi. Gli ebrei, i neri, i gay, i pellerossa, hanno coscienza della propria storia, del proprio vissuto, della propria identità storica, di quello che hanno subito e subiscono come soggetto collettivo. In questo riconoscersi, c'è la forza della loro tendenza all'emancipazione. Dato che l'oppressione sessuale, tra tutte le forme di oppressione, è stata e continua ad essere la più grave, anche la conseguenza nella sottomissione è stata e continua ad essere più grave e perciò sconta ancora una capacità soltanto parziale di riconoscersi e di essere reciprocamente solidali.
Nessun commento:
Posta un commento