La Lega Nord ha proposto l'istituzione di classi ponte per l'inserimento dei bambini stranieri nelle scuole italiane. La proposta ha suscitato reazioni negative, è stata ritenuta da più parti incivile e razzista. Ma il premier Berlusconi è intervenuto per difendere la proposta leghista. Una proposta che si inserisce nel quadro di una complessiva politica xenofoba di governo. Al tema delle classi differenziali è stata dedicata una puntata de "L'infedele", di Gad Lerner.Al tema delle classi differenziali è stata dedicata una puntata de "L'infedele", di Gad Lerner.
A me questa idea non piace, mi sembra una vecchia storia: ricordo alle elementari, negli anni '70, nella mia succursale si era fatta una classe a parte, di bambini ritenuti "ritardati", erano più indietro degli altri, tutti indisciplinati, guarda caso tutti di origine meridionale. La maggioranza dei genitori era favorevolissima a quella ignobile segregazione, perchè così i propri figlioletti se ne stavano nelle loro classi "pulite", senza il disturbo dei "caratteriali", senza "zavorre". La motivazione ideologica, ufficiale, dell'istituto era quello di portare quei bambini alla pari con gli altri. Inutile dire che i risultati erano opposti. Erano in un ghetto, una classe per diversi e sapevano di esserlo, e si adeguavano alle aspettative dando il peggio di se stessi. Quando qualcuno delle altre classi si comportava male, per punizione, veniva messo lì per qualche ora. L'esperimento fu disastroso e durò solo un anno.
In effetti, le classi speciali furono un istituto già usato per la scolarizzazione degli zingari.
La negatività della proposta è ravvisata anche da molti insegnanti intervistati sull'argomento. Le critiche sono di principio: l'introduzione nella scuola di una barriera di tipo etnico tra italiani e stranieri. Ma anche didattiche. A parte il messaggio diseducativo della separazione e dell'esclusione, è molto improbabile che bambini stranieri di differente provenienza nazionale possano imparare prima e meglio la lingua italiana, rimanendo segregati tra loro per alcuni mesi o addirittura un anno. Le "classi ponte" sono perciò ritenute inutili da molti linguisti.
La verità è che la proposta, pur motivata per aiutare gli stranieri ad imparare la lingua italiana, serve invece, nelle intenzioni e nei pregiudizi di chi la propone e la sostiene, a non rallentare i bambini italiani nell'apprendimento del programma con la presunta ostacolante presenza di bambini stranieri che devono ancora imparare la lingua o che possono essere indietro nelle varie materie.
E' la formalizzazione di una politica praticata di fatto concentrando molti stranieri nella stessa classe. Le classi con il 40% di stranieri, sono classi differenziali surrettizie. Quando formano le classi, decidono di concentrare la "feccia" su due o tre, magari insieme ai nostri indigeni meno abbienti o bordeline, mentre le altre, le "migliori" restano di "pura razza bianca". Anche ai miei tempi, esistevano le classi dei fighetti e quelle degli sfigati. Gli insegnanti migliori, più anziani e titolati (o di maggior potere) volevano i bambini "migliori" e scaricavano sui colleghi più giovani o non di ruolo i "peggiori". C'era la sezione A che era una cosa. La sezione H era un'altra cosa.
Il semplice problema dell'apprendimento della lingua italiana, che dovrebbe essere riconosciuta come materia equivalente alla seconda lingua, o di altre discipline, può essere risolto con corsi estivi o corsi di recupero paralleli all'inserimento nelle classi ordinarie. Una soluzione che può essere adottata per tutti i bambini senza distinzioni etniche. Corsi obbligatori, ma non discriminanti.
Il non comprendere l'italiano, specie per la plasticità della mente di un bambino, è una difficoltà che si recupera in poche settimane. La questione vera è l'apprendimento dell'italiano come strumento di studio. Questo invece può richiedere mesi, un anno e magari più di un anno.

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