2.23.2009

Correnti e divisioni: un punto debole?

Si è soliti ritenere che le divisioni a sinistra siano un motivo di debolezza, il principale elemento di crisi del PD (e anche di Rifondazione e della ex sinistra arcobaleno). Le rivalità tra i leader, le interviste e le dichiarazioni degli uni contro gli altri, la successione di capi sacrificati, da Prodi a Veltroni, passando per D'Alema, Rutelli, Fassino. Lo ha detto anche Franceschini ("il mio nono sfidante" chiosa Berlusconi), per prima cosa: smettere di litigare. Analisti e commentatori politici vicino al centrosinistra su questa esigenza convergono e converge pure il sentire comune del popolo di sinistra. Non c'è ragione di pensarla diveramente. Però, anche la Dc era divisa in correnti, i rispettivi capi passavano il tempo a farsi le scarpe l'un l'altro, il segretario del partito e il presidente del consiglio veniva eletti e buttati giù anche solo nel giro di pochi mesi, un anno. In media, i governi duravano circa nove mesi. Eppure, la Dc era sempre il primo partito, sempre il principale partito di governo, perno di un sistema di potere durato più di quarant'anni. Allora, basta essere divisi per essere perdenti?

Nessun commento:

Posta un commento