3.03.2009

I vissuti di un conflitto

Dal punto di vista arabo, gli invasori erano gli israeliani che fondavano un nuovo stato coloniale su terre arabe, così si spiega che cinque stati arabi attaccarono il nuovo stato degli ebrei. E' come se qui in Italia gli immigrati romeni fondassero un loro stato in una parte del territorio italiano, per esempio il nord-est. Ovvio che tutte le altre regioni interverrebbero contro il nuovo stato romeno in territorio italiano. Almeno, questa era la situazione vista dagli arabi.

Dire che gli ebrei sionisti non invasero uno stato è un argomento formale. Anche i coloni europei in America o in Australia non hanno invaso uno stato costituito, ma hanno occupato delle terre comunque abitate da una popolazione autoctona, provocandone la reazione. Quale sia il livello di sviluppo politico, istituzionale, sociale del popolo che subisce l'occupazione, non modifica la determinazione dei ruoli e delle dinamiche principali.

Anche rilevare che in Palestina esistevano comunque già degli ebrei autoctoni è un argomento formale. Perchè l'iniziativa di costituire uno stato degli ebrei in Palestina non è partita dagli ebrei autoctoni, nè sono stati loro a guidarla e nella gerarchia sociale del futuro stato hanno sempre avuto prevalentemente un ruolo subalterno. Se prendiamo i nomi dei capi di governo, dei ministri, dei capi dell'esercito, degli alti ufficiali, sono quasi tutti di origine europea. Agli occhi degli arabi erano colonialisti europei. E come se in Italia arrivassero dei cattolici stranieri con l'idea di costituire uno stato cattolico, in base all'argomento secondo cui qui i cattolici ci sono sempre stati.

La costituzione dello Stato di Israele è stata preceduta da un'opera di immigrazione e di colonizzazione che ha compiuto il fatto. Poi questo è stato ratificato dalle Nazioni Unite, per volontà dei vincitori della seconda guerra mondiale, in particolare degli Stati Uniti. Tra i vincitori della Seconda guerra mondiale c'era anche l'Urss di Stalin che fu il primo stato a riconsocere Israele. E forse l'unico a fornire armi agli israeliani durante la prima guerra contro gli arabi, mediante la Cecoslovacchia.

Adesso io non voglio tanto affermare una versione contro un'altra, solo rimarcare il fatto che alcuni tra noi rappresentano il conflitto arabo-sionista, passato e presente, senza avere il senso della relatività della propria rappresentazione, anzi dando per scontato che questa è la rappresentazione unanimemente condivisa, persino dall'avversario. Esempio:
Nel 1948, tranquilli e pacifici stavamo costituendo il nostro stato, quando ad un certo punto, gli stati arabi ci sono piombati addosso per distruggerci. Chissà come mai...
Nel 1967, Egitto, Siria e Giordania, chissà come, chissà perchè, d'improvviso si sono alleati per distruggerci.
Ovvio che se la vicenda viene raccontata così, mi viene naturale ricordare il modo in cui l'hanno vissuta gli arabi è diverso, ma senza avere alcuna intenzione di delegittimare lo stato degli ebrei.

Le terre, si dice, gli ebrei le comprarono legalmente dagli arabi, così come dei tedeschi potrebbero comprarle in Italia. Ma se, i tedeschi intendessero l'acquisto di terre come base di partenza per costituire un loro territorio sovrano, ci rifiuteremmo di vendergliele. E infatti, ad un certo punto per poterle comprare quelle terre, i sionisti hanno dovuto corrompere i funzionari locali, in viiolazione delle legge locali. E alla fine, tutte le terre acquistate facevano il 7% della Palestina mandataria. Mentre lo stato fu costituito sul 54%. E alla fine della prima guerra arabo-israeliana (1948-49) sul 78%.

Sono per il riconoscimento di tutte le risoluzioni dell'ONU. Per la convivenza di oggi, per risolvere pacificamente ogni controversia internazionale. Ma per spiegarmi la storia, le risoluzioni non bastano. Ci fosse una risoluzione dell'ONU che riconoscesse la fondazione degli Stati Uniti d'America, o del Brasile o del Messico, o dell'Australia, non mi cambierebbe il senso di quello che è successo ai pellerossa o agli aborigeni.

E' diverso il modo in cui ci rappresentiamo il nostro punto di vista, il nostro vissuto, se consideri,amo conosciamo, riconosciamo e rispettiamo il fatto che l'altro ha un vissuto diverso e nella comunicazione ne tieniamo conto, cambia molto l'esito del confronto, anzi il confronto smette di essere un dialogo tra sordi o una rissa. O un negoziato sfibrante e inconcludente a livello più alto di responsabilità.


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