Una parola dispregiativa assume significato se si rivolge ad una categoria di persone che sono, o sono state, oggetto di disprezzo e discriminazione: perciò rigettata dal politicamente corretto. Se una persona dice "sporco negro" è giustamente apostrofata come "razzista", ma se una persona dice "viso pallido" suscita indifferenza o ilarità. Allo stesso modo assumono un peso diverso gli insulti rivolti alle donne e quelli rivolti agli uomini, oppure agli ebrei e agli ariani oppure ancora ai gay e agli eterosessuali, ai meridionali e ai settentrionali: terrone offende, polentone no. E' una questione di sostanza, relativa a rapporti e gerarchie materiali, non di etichetta e formalità. L'offesa è veramente tale quando è rivolta ad un soggetto oppresso, già offeso nella sua condizione sociale.Se il ragionamento vi pare un po' contorto, immaginate l'offesa come fosse un vaso di pipì. Se lo versate sulla testa di chi si affaccia al piano di sotto, fa un certo effetto, se provate a lanciarlo addosso a chi si affaccia al piano di sopra, ne fa un altro.
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