5.20.2009

Il riconoscimento di Israele




Io come cittadino italiano, europeo, del mondo, sono per il riconscimento di Israele. Se fossi un cittadino palestinese, anzi un capo palestinese, adotterei un atteggiamento contrattuale. Voglio ottenere delle cose, posso concederne altre. La controparte mi chiede il riconoscimento. Bene, me lo gioco nella trattativa, sarà una delle cose che io concedo. L'altro invece mi vuole subito disarmare di una delle mie concessioni, e non mi sembra corretto. D'altra parte, mettiamo che io (palestinese) riconosco subito Israele. Facciamo la trattativa, alla fine fallisce. Non ho ottenuto nulla. Ma intanto ho riconosciuto Israele e sono rimasto con un pugno di mosche in mano.

La Siria non riconosce Israele. Eppure esistono e sono esistiti negoziati tra la Siria e Israele per la restituzione delle alture del Golan. Non capisco quindi perchè il riconoscimento di Israele debba essere per forza una precondizione del negoziato e non invece parte della sua conclusione. Questa richiesta posta ad Hamas da Israele e dal quartetto (Onu, Ue, Russia e Usa), ha come conseguenza l'impedimento dell'avvio di un negoziato, con effetti tragici, come la recente aggressione israeliana a Gaza.

L'indipendenza e la sovranità dei palestinesi dipendono effettivamente da Israele. L'indipendenza e la sovranità di Israele non dipendono dai palestinesi. Il principio del riconoscimento di Israele, ora esteso anche al suo carattere ebraico e rivolto, non solo ad Hamas, ma pure all'Anp di Abu Mazen, è un rovesciamento retorico della realtà, un espediente per non dover legittimare il proprio interlocutore.

Quando si vuole trattare, si tratta, in qualsiasi condizione: fino agli accordi di Oslo, Israele non riconosceva neppure l'OLP come legittimo rappresentante dei palestinesi e nel 1991, alla Conferenza di Madrid, per poter partecipare alle trattative, i delegati palestinesi si inserirono nella delegazione giordana. Avessero posto la precondizione del proprio riconoscimento, il processo di pace forse non sarebbe mai iniziato.

In politica una cosa può essere praticata senza essere affermata esplicitamente:

Hamas si difende dall'accusa di essere un ostacolo per la pace. «Noi abbiamo delle riserve rispetto al riconoscimento di Israele. Ciò nonostante, abbiamo detto che non saremo un ostacolo per la realizzazione dell'iniziativa araba del 2002. Gli arabi hanno moltiplicato le loro iniziative. Hanno rinnovato le loro proposte nel 2007. Ma, malgrado questo, la direzione israeliana rifiuta l'iniziativa di pace araba, la spezza in tante parti, gioca con le parole, moltiplica le manovre».

Il precedente del riconoscimento incondizionato dello stato d'Israele da parte dell'Olp non spingerà certo Hamas a seguire la stessa strada. Anche alla fine degli anni '80 gli Stati uniti esercitavano numerose pressioni sull'Olp, affinché questo riconoscesse ufficialmente lo stato d'Israele (senza mai precisare entro quali confini). Nel dicembre 1988 Arafat obbedì. Vent'anni dopo, lo stato palestinese ancora non esiste. Per Meshaal, così come per numerosi palestinesi, a cosa servirebbero ulteriori concessioni? Dopo tutto Abbas ha già fatto tutte le concessioni richieste, e i negoziati che porta avanti da anni non sono avanzati...

Le Monde Diplomatique, 22 dicembre 2008

In fondo, sulla questione del riconoscimento di Israele, Hamas è stata finora più duttile di quel che si crede. Si è candidata al governo dell'Anp, autorità amministrativa che già riconosce Israele; si è detta disposta ad un referendum, ha aderito al documento dei prigionieri, redatto da Marwan Barghouti per l'unità nazionale con Fatah. Ha più volte sollecitato, se si vuole anche provocatoriamente, Israele a esplicitare i confini del suo territorio.

Una richiesta legittima: la definizione dei confini israeliani decide anche della sovranità palestinese. Cosa è uno stato? Popolo, potere politico e territorio. Cosa definisce il territorio (uno dei tre elementi costitutivi dello stato)? I confini. Non esistono stati senza i confini.

Il territorio è uno degli elementi costitutivi dello stato e il territorio è definito dai confini. E' Israele che deve definire i suoi confini, nel momento in cui chiede di essere riconosciuto. La controparte dirà se lo accetta o no, dato che quella definizione incide anche sulla sovranità palestinese.

Secondo me, nei negoziati mediorientali, non è più tempo di affermazioni, dichiarazioni e riconoscimenti di principio, entro i quali la parte più forte poi fa quello che vuole.

Hamas è solo un partito, deve fare parte del negoziato mediante l'Anp. L'Anp firmerà un accordo con Israele che vincola tutte le rispettive componenti e specifica il nuovo assetto territoriale israelo-palestinese nei suoi elementi costitutivi.

Questo in teoria poichè al momento, seconodo la visione di Netanyahu, in cambio del riconoscimento, non solo dello stato di Israele ma anche del suo carattere ebraico, i palestinesi avrebbero, non un loro stato sovrano, ma l'"autogoverno".

Nessun commento:

Posta un commento