8.23.2009

Piccole crociate anti islam

A Mantova, un comitato di agricoltori e sindacati ha disposto l'obbligo di bere ai braccianti musulmani durante il ramadam, che quest'anno inizia il 20 agosto. A Varallo Sesia, il sindaco ha vietato l'uso del burkini nelle piscine.

Sono due provvedimenti diversi. Uno vorrebbe tutelare la salute e la produttività dei lavoratori costretti molte ore sotto il sole, l'altro vorrebbe tutelare i bambini che si spaventano o i loro genitori. Ma, nella loro perentorietà, sono anche due provvedimenti simili. Si somigliano sottotraccia in un sentimento di ostilità all'islam, una delle principali religioni degli stranieri immigrati in Italia, in nome di una malintesa difesa del primato delle nostre leggi e dei nostri costumi. Un altro provvedimento della stessa serie è quello assunto in una cittadina del bergamasco, dove si vieta di cucinare il kebab in centro.

Un divieto che mette in crisi anche un certo fondamentalismo laico, quello che appoggia le misure anti-islam in nome della libertà dei singoli e vuole dissetare i braccianti vedendoli "costretti" a piegarsi al precetto religioso o svelare le donne vedendole "costrette" dal marito musulmano. Ne consegue, che i braccianti, ma soprattutto le donne arabe finiscono per trovarsi schiacciati tra l'incudine e il martello, tra l'obbligo di fare e l'obbligo di non fare, campo di battaglia di una crociata, di una guerra di civiltà in formato ridotto. Ma la difesa e l'affermazione delle libertà individuali può passare attraverso la contrapposizione di due autorità obbliganti?

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