Affermare che quel che conta è la percezione, significa rinunciare a cambiare la realtà e la sua rappresentazione. Nel caso dei migranti la percezione riguarda l'equiparazione immigrazione / criminalità.Una percezione condivisa, prevalente, maggioritaria? Magari, io non lo percepisco, ma sono convinto che gli altri lo percepiscono. Esiste anche una percezione della percezione, l'idea che la gente pensi e agisca in tal mondo, intendendo come "gente" sempre una entità altra di cui non facciamo parte.
Quindi, abbiamo due percezioni: gli immigrati sono mediamente più delinquenti di noi e gli italiani (gli altri) sono di conseguenza diventati un po' più razzisti.
Che queste due percezioni siano corrispondenti alla realtà, non esiste nessuna prova. Possiamo considerare alcuni indizi e costruirci sopra delle ipotesi, ma gli indizi non sono una prova e le ipotesi non sono una realtà assodata.Esistono inchieste da cui risulta che gli italiani indicano la sicurezza come una delle priorità nazionali, ma altre inchieste danno risultati diversi, mettendo in cima ai pensieri nazionali l'occupazione, l'economia. Dipende da come viene condotta l'inchiesta e dal periodo. Dipende da cosa si occupano giornali e televisioni, a cosa danno maggior risalto.
In una inchiesta del Censis di alcuni anni fa, agli intervistati che ponevano la sicurezza in cima alle loro preoccupazioni si chiedeva di specificare da quale dato di esperienza facevano derivare questa loro indicazione ed essi rispondevano in una percentuale di circa il 90%: da quel che apprendiamo dall'informazione di giornali e TV. Dunque, sono giornali e TV che decidono di cosa dobbiamo preoccuparci, a volte in conformità con quanto realmente accade, a volte no. Come ha spiegato Ilvo Diamanti l'enfasi televisiva sulla criminalità, non segue l'andamento dei reati.
Poi, c'è da considerare la psicologia dell'intervistato. Le risposte che dà, corrispondono a quanto realmente pensa, relazionandosi con spontaneità all'intervistatore, o sono parte di un gioco di ruolo? Una persona distinta, con un microfono, un taccuino, una penna, magari una telecamera, si rivolge a me oppure mi telefona una voce professionale, per chiedermi quali sono i principali problemi del paese. Allora, cerco di dare una risposta responsabile, competente, come si deve, come farebbero i politici, gli esperti, quelli che di solito parlano in televisione. Compio una sorta di imitazione e rispondo per sentito dire. Questo atteggiamento, quanto incide sull'esito dei sondaggi?
Nessun commento:
Posta un commento