9.05.2009

Il principe azzurro

Ho conosciuto più di una donna che ha desiderato un uomo e, della realizzazione del suo desiderio ne ha fatto una missione o una parte molto importante della propria vita. A volte si trattava di un uomo preciso. Altre volte si trattava proprio della ricerca dell'uomo preciso. Lui non c'era ancora e lei voleva individuarlo, per poi realizzare un progetto di vita insieme. Al momento non ho ancora visto nessuna di queste donne coronare il proprio sogno.

Esistono uomini nelle stesse condizioni, uomini che desiderano una donna, una donna precisa o ancora di là da venire. Ma per gli uomini è un po' diverso. Da ragazzi parlano del desiderio di una ragazza, da adulti invece sono più restii nel comunicare il proprio stato, le proprie aspirazioni sentimentali.

Inoltre, per gli uomini l'investimento amoroso è relativo. Per un uomo, una storia d'amore è soltanto una storia d'amore, non il fulcro dell'autorealizzazione. Agli uomini, tanti romanzi, tanti film, tante storie, hanno insegnato che bisogna partire per compiere una impresa, mentre lei implorante chiede loro di restare. L'uomo è Achille in guerra o Ulisse in viaggio. E quando la donna è al centro della storia, come Elena, lo è come pretesto per fare qualcos'altro, per esempio assediare e conquistare una città.

Per le donne invece no, l'uomo è il fulcro della propria realizzazione, questo narra la storia secolare dei rapporti materiali: chi trova un marito trova una casa, un sostentamento, una sistemazione. Per una donna, perdere il marito o non trovarlo, è stato e in parte lo è ancora, come per un uomo perdere o non trovare il lavoro. Questo sembra continuare a funzionare atavicamente anche nella testa delle donne capaci di sopravvivere da sole. Senza di lui, non c'è autorealizzazione per lei.

Nella testa, perchè nella realtà lei non realizza il suo desiderio, forse proprio perchè il marito e l'autorealizzazione femminile stanno su due piani distinti e alternativi. Con lui, lei non potrebbe permettersi di fare tutto ciò che fa. Nell'idealismo della nubile solitaria c'è il principe azzurro, le gioie dell'amore, il dolore per la mancata realizzazione del sogno. Ma non c'è la suocera. Non ci sono gli amici di lui, in competizione con lei. Non c'è il suo lavoro, le sue esigenze di carriera, che probabilmente a lei non interessano. Non ci sono i suoi gusti sessuali. Non ci sono le sue passioni, magari quelle sedentarie: a lui piacciono le partite di calcio, i film gialli, leggere giornali, libri, riviste, che lei non sfoglierebbe mai. Non c'è lui al volante, quando magari avrebbe voglia di guidare lei. Non ci sono le sue camicie da stirare, la sua biancheria da lavare. Non ci sono un pranzo e una cena da cucinare tutti i giorni e un frigo sempre da riempire con le borse della spesa.

Certo, se lui ci fosse potrebbe condividere tutto questo e anche l'accudimento di un bambino, che comunque può allattare solo lei, ma ricordiamo che per lei, lui è l'autorealizzazione, mentre per lui, lei e i bambini sono il piacevole contorno, il sostegno materiale ed emotivo della propria autorealizzazione, che di solito si svolge altrove, in ufficio, su un palco, in televisione, sui libri, in auto, perchè il suo compito maschile è quello di partire per compiere una grande impresa.

Naturalmente, sto generalizzando, non è sempre così, non più soltanto così, ma in tanti casi è ancora così, e se queste donne continuano ad essere sole è perchè, probabilmente, hanno fatto in modo di darsi obiettivi impossibili, tali da restare sempre alla giusta distanza, per salvaguardare se stesse, la propria individualità, il proprio individualismo, quell'autorealizzazione fin qui costruita nella realtà. In fondo, abbracciare un cuscino e piangerci dentro è sempre meglio che far la cameriera del proprio principe azzurro, e all'occasione permette anche di passare il tempo giocando, come la ragazza della maglietta descritta da Eric Berne: sul lato davanti c'è scritto Cerco marito e sul lato dietro ma tu non mi vai bene.

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