Forse una guerra può essere giusta, può essere una guerra di civilizzazione, forse una democrazia si può esportare. Però, al prezzo dell'investimento di grandi risorse. Si possono conquistare le anime e le menti degli abitanti locali, se si evitano le stragi di civili, ma questo vuol dire impiegare molti più soldati ed esporli maggiormente al rischio di essere uccisi. Si possono ricostruire le scuole, gli ospedali, le infrastrutture civili, un apparato amministrativo, giudiziario. Si possono portare l'acqua potabile, l'elettricità, le fognature in ogni casa. Si possono creare fabbriche e posti di lavoro, si può sviluppare l'agricoltura in alternativa alla coltivazione dell'oppio. Si può comprare tutto l'oppio per la nostra produzione di morfina. Ma questo richiede molti soldi, una sorta di Piano Marshall.
La guerra in Afghanistan è fallita sul piano militare perchè è fallita sul piano della ricostruzione nazionale, mai davvero perseguita dall'amministrazione Bush, che ha subito abbandonato l'attenzione al fronte afghano, per concentrarsi sull'Iraq, dove poi ha commesso gli stessi errori. Può adesso Obama rimediare? Possono rimediare gli Stati Uniti e l'Europa alle prese con la crisi finanziaria globale? Può a questo rimedio, partecipare l'Italia, un paese il cui governo, la cui opinione pubblica vanno nel panico se qualche centinaio di disperati sbarca a Lampedusa? Non a caso, a invocare il ritorno a casa è il partito xenofobo della Lega Nord.
Ha senso insistere nell'occupazione dell'Afghanistan solo se si è disposti a fare una guerra vera, sul terreno, con molti morti tra i militari, senza affidarsi agli stragismi, e se si è disposti a investire molte risorse nella ricostruzione nazionale di quel paese. Così, ha un senso, anche se il risultato non è garantito. Diversamente bisogna ritirarsi.
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