10.28.2009

Di cosa discute 'Liberazione'

L'Ernesto, sull'Unità dei comunisti, pubblica un articolo di Andrea Catone inviato a Liberazione (che ha deciso di non pubblicarlo). Poco prima, un pezzo di Fosco Giannini titola: Il dibattito nel PRC sulla Federazione accantona o rimuove la questione dell’unità e dell’autonomia dei comunisti in un solo partito. Si ripropone un nuovo “bertinottismo”? Qui, è contenuta la risposta al perchè nella redazione di un giornale si sceglie di pubblicare o non pubblicare un articolo. La linea editoriale non è solo una presa di posizione nelle discussioni, ma anche e soprattutto la scelta di cosa discutere. Dato che il tempo e lo spazio sono limitati e il giornale, come tutti i media tradizionali, è uno strumento di rappresentazione. Dipendesse da L'Ernesto accadrebbe il contrario: il dibattito sull'unità dei comunisti accontonerebbe quello sulla Federazione. Dunque, cosa è giusto discutere, cosa è giusto accantonare?

Abbiamo fatto un congresso che ha deciso la Federazione della Sinistra. Non l'unità dei comunisti, nè il partito dell'arcobaleno. E' normale che ciascuno mantenga le sue convinzioni, ma non si può vivere in un dibattito congressuale permanente, come se non si fosse mai presa nessuna decisione. Liberazione è il giornale di tutto il partito e non può essere monopolizzato dagli argomenti di una sola componente, peraltro dotata di proprie riviste. La pubblicazione della lettera di Fosco Giannini è stata più che sufficiente.

Ciascuno di noi ha a cuore i suoi argomenti e vorrebbe che il partito e il giornale li trattasse. In parte è anche una spinta narcisistica. L'argomento più bello per eccellenza è la nostra stessa persona e siamo felici ogni volta che si parla di noi, persino quando se ne parla male. Andiamo in estasi quando vediamo pubblicata la nostra firma, in calce ad un articolo, fosse anche soltanto la lettera a un direttore. E ricevere una risposta negativa, è molto più soddisfacente che non ricevere risposta.

Ma lo spazio e il tempo sono limitati, soprattutto lo spazio di un giornale come Liberazione. Il direttore di Liberazione dispone di 16 pagine, non di 24 volumi dell'enciclopedia universale. Così, ogni volta che decide di pubblicare un articolo, decide al tempo stesso di non pubblicarne altri. Deve scegliere. Trattandosi di un organo di partito, la selezione è ispirata alle priorità decise dal partito, in sede congressuale e nei suoi organismi dirigenti.

Inviare un articolo, non essere pubblicati e gridare alla censura, perciò, è un vittimistico atto di protervia. Equivale a pretendere di avere la precedenza sugli altri e di averla sempre. Non basta che sia pubblicato un articolo sull'unità dei comunisti, no bisogna pubblicare anche tutto il corteo pubblicistico dei sostenitori dell'articolo e se il partito ha deciso altre priorità, se altri hanno a cuore altri argomenti e restano tagliati fuori, non importa, stiano a guardare sennò sono stalinisti.

Per fortuna esiste la democrazia, e chi vuole proprio insistere con i suoi argomenti, può farlo con i suoi organi di stampa. Fortuna nella fortuna esiste la tecnologia, e ai tempi di Internet chiunque può farsi un blog, un portale, e divulgare il suo pensiero al resto del mondo. Infatti, nei paesi che piacciono molto agli unificatori comunisti, Internet è particolarmente censurato. Ma nella nostra situazione, gridare alla censura, è il grottesco che assume le sembianze del vittimismo.

Se gli unificatori comunisti sono convinti di avere un vasto consenso, possono chiedere la convocazione di un congresso e presentare una loro mozione per l'unità dei comunisti.

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