Il pregiudizio ostile contro un soggetto collettivo e tutti i luoghi comuni con cui si manifesta, alimenta e riproduce, può essere l'humus di qualcosa di più grave, una condizione di discriminazione, una situazione di violenza. Senza il pregiudizio antiebraico non sarebbe stata concepibile la shoah. E' quanto accennava Monica Lanfranco a proposito degli aforismi misogini e della violenza contro le donne. La questione, quando viene discussa, è spesso banalizzata, come si volesse rappresentare un mero rapporto di causa ed effetto. Ma l'humus non è una causa, non è un seme, è soltanto un terreno fertile, una condizione favorevole. Il misogino (o il maschilista) non è necessariamente colui che agisce la violenza contro la donna, può essere persona assolutamente mite e pacifica, che si limita a giustificare, comprendere, razionalizzare, relativizzare, teorizzare, oggettivare, minimizzare, negare. Penso che gli avvocati degli stupratori, quelli dentro i tribunali e quelli fuori, non abbiano mai stuprato nessuno. E neppure quei legislatori, quei commentatori, quegli intellettuali, quegli uomini di chiesa che per tanto tempo hanno impedito che la violenza sessuale divenisse reato contro la persona e non soltanto contro la pubblica morale. E che poi hanno lottato ancora per far si che la famiglia rimanesse una zona franca.8.30.2008
L'humus della violenza
Il pregiudizio ostile contro un soggetto collettivo e tutti i luoghi comuni con cui si manifesta, alimenta e riproduce, può essere l'humus di qualcosa di più grave, una condizione di discriminazione, una situazione di violenza. Senza il pregiudizio antiebraico non sarebbe stata concepibile la shoah. E' quanto accennava Monica Lanfranco a proposito degli aforismi misogini e della violenza contro le donne. La questione, quando viene discussa, è spesso banalizzata, come si volesse rappresentare un mero rapporto di causa ed effetto. Ma l'humus non è una causa, non è un seme, è soltanto un terreno fertile, una condizione favorevole. Il misogino (o il maschilista) non è necessariamente colui che agisce la violenza contro la donna, può essere persona assolutamente mite e pacifica, che si limita a giustificare, comprendere, razionalizzare, relativizzare, teorizzare, oggettivare, minimizzare, negare. Penso che gli avvocati degli stupratori, quelli dentro i tribunali e quelli fuori, non abbiano mai stuprato nessuno. E neppure quei legislatori, quei commentatori, quegli intellettuali, quegli uomini di chiesa che per tanto tempo hanno impedito che la violenza sessuale divenisse reato contro la persona e non soltanto contro la pubblica morale. E che poi hanno lottato ancora per far si che la famiglia rimanesse una zona franca.8.29.2008
Apartheid mentale
Fobie e razzismi danno luogo ad un apartheid mentale, una mentalità dissociata, diisguntiva, dicotomica, per cui l'altro, il diverso, lo straniero, è nello stesso tempo sopra di noi e sotto di noi, il male e il meglio, diavolo e angelo insieme. Ma, non è come noi. Due esempi. 1) L'altro, il diverso, è un essere inferiore, ma anche superiore. L'attribuzione di una superiorità al soggetto discriminato è uno dei tanti moduli della discriminazione. Viene praticato con le donne, con gli ebrei, gli omosessuali, i neri. Quante volte abbiamo letto che: le donne sono dotate di un potere intrinseco, gli ebrei sono intelligentissimi e geniali, tutti premi Nobel; gli omosessuali sono dotati di talento e sensibilità eccezionali, tutti scrittori e artisti; i neri sono più forti, più belli, etc, tutti grandi campioni dello sport, e ovviamente, super amatori. Affermare che l'altro è superiore, è l'estrema ratio per non ammettere che siamo pari. Il fatto è che di solito, invertendo il rapporto, la conseguenza sociale non cambia. Siete inferiori, quindi per conseguenza proporzionale, nella gerarchia sociale dovete stare sotto. Siete superiori, quindi per reazione compensativa, nella gerarchia sociale dovete stare sotto. 2) L'altro, il diverso in astratto nella sua generalità fa schifo, ma come individuo in carne ossa, nel rapporto con noi può essere persino oggetto d'amore. Le donne sono tutte puttane, ma la nostra mamma, la nostra sorella, la nostra mogliettina, la nostra figlia, sono le creature più sante dell'universo. Gli immigrati sono delinquenti e criminali, ma il lavoratore immigrato che lavora per noi è una brava persona. Probabilmente, molti antisemiti hanno avuto amici ebrei a cui hanno voluto molto bene e molti schiavisti hanno amato i loro schiavi. Cane è uno spregevole insulto, ma adoriamo il nostro cagnolino, talvolta è il membro più amato della famiglia. Disprezzabile o adorabile, purchè, perchè, docilmente sottomesso. Forse, nel rapporto di potere, questa dissociazione, è soltanto il doppio modulo del bastone e della carota.8.28.2008
Il controsenso dell'umorismo
Capita che grasse risate rovesciate dall'alto verso il basso siano seguite da scusanti innocenti: "Scherzavo, non hai il senso dell'umorismo, lo dicevo per ridere, era solo una battuta". Tra i tanti modi di gettare il sasso e nascondere la mano, c'è anche questo: usare la satira, l'umorismo, l'ironia, come una zona franca, come una frittata da rovesciare, come il travestimento di un intollerante che vuole spacciarsi per dissacratore. L'ironia non è insidacabile, tanto più nella forma del sarcasmo, una modalità di comunicazione ambigua e aggressiva, e difatti ce la permettiamo solo con le persone con cui abbiamo confidenza. Oppure per colpire un avversario. Nella sfera pubblica, se si ritiene che l'ironia sia l'involucro di una diffamazione, può tranquillamente essere oggetto di querela. In ogni caso, può essere oggetto di critica. E perchè no, anche di censura.8.27.2008
Donne, violenza e aforismi misogini
Quella sulle donne viene troppo spesso percepita come una violenza light. Coperta da un alone di complicità deresponsabilizzante che la rende più leggera, ne occulta l' orrore dietro una pseudo-cultura fatta di luoghi comuni, di banalità, di stereotipi duri a morire, di pregiudizi che hanno radici profonde nel maschilismo che ancora circola carsicamente nelle vene della nostra società. (Marino Niola, Repubblica 24 agosto 2008)8.25.2008
Il lavoro degli immigrati vale il 9% del PIL
La grande maggioranza dei clandestini sono lavoratori in nero. Non hanno bisogno di rubare, ma concorrono ad una illegalità lavorando nell'economia sommersa (che è un fenomeno indigeno). Ciò avviene perchè: 1) molti imprenditori vogliono ridurre al massimo il costo del lavoro; 2) il governo non concede quote di regolarizzazione sufficienti. Quindi bisogna: far emergere il lavoro nero; aumentare le quote d'ingresso. Con l'immigrazione l'Italia non si accolla affatto un peso sociale, al contrario, produce maggiore ricchezza in una proporzione pari al 9% del PIL. I paesi che hanno ancora più immigrati di noi, hanno anche una crescita economica superiore alla nostra. La produzione di questa ricchezza finisce per costituire un argine all'immigrazione stessa, poichè attraverso le rimesse si fornisce l'aiuto più efficace ai paesi di provenienza degli immigrati, si permette agli immigrati in Italia, secondo le loro stesse aspettative, di tornare in patria dopo aver accumulato un sufficiente risparmio. Il costo sociale degli immigrati è di 7 miliardi di euro l'anno. Ma la ricchezza prodotta dal lavoro degli immigrati è di 141 miliardi di euro l'anno. L'Italia non ce la farebbe senza. Certo, quello che spendiamo in repressione sarebbe più proficuo spenderlo in accoglienza.
Se davvero all'Italia gli immigrati costassero più di quanto rendono, non verrebbero da noi, poichè la loro domanda di lavoro non troverebbe offerta. A loro volta, gli italiani si attiverebbero sul serio per respingere gli immigrati, invece di fare leggi e sanatorie per regolarizzarli. Il precedente governo Berlusconi ne ha regolarizzati 700 mila. E la Confindustria non protesterebbe contro le quote di ingresso troppo basse, chiedendone almeno il raddoppio. Se gli immigrati vengono da noi e noi li accogliamo, vuol dire che l'interesse è reciproco. E in questo interesse reciproco, siamo proprio noi quelli che ci guadagnano di più, perchè la presenza degli immigrati costituisce un argine al nostro declino economico. Senza di loro, saremmo già precipitati in una drammatica recessione. Le politiche di chiusura all'immigrazione, non si propongono seriamente di respingere ed espellere tutti gli immigrati "ufficialmente" indesiderati. Cosa peraltro materialmente impossibile. Si propongono solo di mantenerli clandestini, cioè esclusi dai diritti e dai contratti, in modo da poterli sfruttare meglio. Gli sfruttatori fanno parte della base di consenso di queste politiche e dei partiti che le propugnano (e propinano).Agli immigrati diamo il buon esempio
[/caption]Oltre a favorire le regolarizzazioni, potremmo fare ancora molte cose per migliorare la situazione e il rapporto con gli immigrati. Concedere il diritto di voto (almeno nelle elezioni amministrative). Questo ridimensionerebbe le speculazioni elettorali, politiche e governative sul razzismo e la xenofobia e indurrebbe la classe politica a provvedimenti più lungimiranti per l'accoglienza e l'integrazione degli immigrati. Evitare di usare l'allarmismo per vendere i giornali e guadagnare audience nei programmi di informazione televisiva Questo ridurrebbe le fobie dell'opinione pubblica. Migliorare il rispetto indigeno della legalità. Vogliamo integrare gli immigrati, ma siamo sicuri di volere davvero che gli immigrati diventino come noi? Il paese della mafia, della corruzione, dello stragismo impunito, che prende le impronte agli zingarelli? Imprenditori che non rispettano i diritti sindacali, le norme ambientali, le norme sulla sicurezza, che non vogliono pagare i contributi; che non vogliono fare i contratti; commercianti e liberi professionisti che evadono il fisco, non rilasciano la fattura, nè gli scontrini, che fanno la cresta sul prezzo; politici corrotti e operatori privati corruttori. Mettiamoci anche qualche lavoratore fannullone. Abbiamo un governo il cui primo atto è stato approvare una legge per garantire l'impunità del suo presidente e mezzo paese che gli concede consenso, non malgrado questo, ma proprio per questo, perchè si identifica, perchè spera di usufruire di qualche briciola di impunità e illegalità anche per sé. Come diceva il mio fruttivendolo: so che rubano e li voto perchè così posso rubare anch'io. Da chi prende esempio, l'immigrato che arriva? Che ambiente trova? Davvero gli è richiesto rispetto e onestà per potersi inserire? Si straparla di stupri. Facciamo finta che gli immigrati siano tutti stupratori, cosa possiamo dirgli? Di prendere esempio dai mariti italiani? Di comportarsi bene nei vicoli di notte, così come si comportano i nostri uomini in camera da letto? O i nostri datori di lavoro con le loro dipendenti? Forse, sarebbe meglio il contrario.
8.24.2008
Più immigrati e meno reati
8.22.2008
Le colf sono utili almeno quanto le prime quattro cariche dello stato
Una notizia di alcuni giorni fa: "Chiusa in casa e stuprata per giorni Colf ucraina denuncia un italiano". Dice l'articolo "che pur nello stato di clandestinità, ha avuto il coraggio di denunciare il suo aguzzino". Ignoro oggi la sorte della ragazza, vedo che l'articolo di Repubblica è stato aggiornato e aggiunge che il Comune di Milano l'aiuterà attraverso le proprie strutture di protezione. Ne sono felice e spero che ciò significhi pure che provvederà alla sua regolarizzazione e al suo inserimento sociale. Sarebbe una doppia ingiustizia se alla fine, lei fosse espulsa e reimpatriata nel suo paese, nonostante volesse rimanere in Italia. Tuttavia, a norma di legge dovrebbe capitare così, e ciò dice quanto la legge sia irrazionale fino a scoraggiare l'emersione di situazioni analoghe a questa: le vittime sono messe tra l'incudine e il martello, l'incudine di rimanere sottomesse ai loro aguzzini e il martello della minaccia di espulsione, mentre agli aguzzini si presta un'arma di ricatto in più, che vale fino a che lei non supera la soglia della disperazione. Mentre un minimo di buon senso suggerirebbe l'idea di concedere a lei e a tante persone come lei la possibilità di richiedere e ottenere un permesso di soggiorno e di fare la colf con un contratto normale, tanto più che la sua attività di assistenza nel nostro paese è richiestissima da centinaia di migliaia di famiglie disponibili a pagare i contributi. Le colf "clandestine" sono utili e necessarie almeno quanto le prime quattro cariche dello stato, se non di più: perchè non dovrebbero meritare un lodo anche loro? Persino Maroni, in un momento di lucidità, è arrivato a ipotizzare la necessità di regolarizzare le badanti.8.21.2008
Falsi leader a capo di molte imprese
Il precariato serve ad abbassare il costo del lavoro di una imprenditoria stracciona, priva di un senso di responsabilità sociale, incapace di competere sull'innovazione tecnologica e sulla qualità dei suoi prodotti.

