6.02.2008

L'uguaglianza è rotonda

L'Articolo 3 della Costituzione recita: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Questo principio costituzionale dispiace ad alcuni avversari del livellamento collettivo, i quali vorrebbero valorizzare le differenze, anche sul piano giuridico facendo un po' di confusione tra differenze individuali, di gruppo, tra merito, valore, dignità. Ma i "differenzialisti" non considerano che si tratta oltre che di un principio morale, anche di un principio funzionale.

Vediamo come potrebbe funzionare un sistema oppure l'altro. Succede che molti cittadini (uguali o diversi) corrano in auto lungo un corso il quale prima o dopo incrocia un altro corso su cui corrono altrettanti cittadini. Giunti all'incrocio, questi cittadini rischiano di scontrarsi. Se pure fossero tutti buoni e disponibili a darsi la precedenza, rischierebbero di paralizzarsi. Ecco dunque l'esigenza dell'intervento di una regola, di un sistema per applicarla e delle relative sanzioni per chi la viola. Una regola, un semaforo e un vigile. Una regola fondata sull'uguaglianza o sulla differenza?

Quella basata sull'uguaglianza di fronte alla legge dice:
- Tutti possono passare con il verde;
- Tutti devono arrestarsi di fronte al giallo;
- Tutti devono rimanere fermi di fronte al rosso.

Quella basata sulle differenze (per esempio di genere) dice:
- Gli uomini possono passare con il verde;
- Le donne possono passare con il rosso;
- Gli omosessuali e i trans possono passare con il giallo.

Quale funzionerà meglio per evitare scontri e paralisi?

La soluzione migliore sarebbe la rotatoria, che implica solo otto possibilità di collisione contro le 32 del semaforo e nessuna frontale. Ma nella rotonda, di nuovo, siamo tutti uguali.


Nessun commento:

Posta un commento