2.25.2009

Risposte al "razzista democratico"

Non vi è motivo di pensare che i romeni siano più poveri dei senegalesi, dei latino americani o degli arabi. Ne risulta che, riguardo le rapine in banca e alla posta, i tedeschi e gli irlandesi, che tengono il primato, se la passino peggio di marocchini e albanesi.
Riguardo i poveri, in passato, nel Medio Evo, erano considerati un problema, un pericolo, una minaccia. E non per motivi razziali. Di conseguenza erano avversati, disprezzati, perseguiti. Non solo il razzismo è stato causa di discriminazioni.
Il punto non è il principio che ti fa stabilire la correlazione tra un gruppo e la criminalità. Il punto è la correlazione in sè e il suo scopo. Non da dove comincia, ma dove va a parare. Di solito si orienta verso una qualche forma di punizione collettiva.
La scelta della correlazione è del tutto arbitraria e dipende da chi si vuole colpire. Gli immigrati, piuttosto che i meridionali, i giovani, i maschi, o i poveri.

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Abbiamo già visto che non si tratta di un mare di persone, ma appena di un decimo degli immigrati irregolari. Quindi una minoranza. Nel caso dei romeni, secondo il ministro Frattini, si trattarebbe di diecimila, che creano problemi persone su un milione, cioè l'1%.
In secondo luogo, andando oltre le affermazioni da bar sport, quali sarebbero le politiche fatte finora e quali sarebbero quelle che invece andrebbero fatte?
I flussi di ingresso vengono stabiliti dal 1997. E sempre al ribasso rispetto alla domanda. Sempre dal 1997 (legge Turco Napolitano) sono istituiti i centri di detenzione temporanea (CPT), nei quali vengono reclusi gli irregolari fermati, per poterli identificare e reimpatriare. Dal 2003, questo impianto e stato confermato e aggravato. Flussi sempre ridotti rispetto alla domanda. Triplicati i tempi di detenzione nei CPT per l'identificazione. Obbligo di possedere già all'ingresso un contratto di lavoro.
Insomma, le norme vessatorie, quelle dure, quelle cattive, volte a limitare, contrastare, combattere l'immigrazione clandestina, sono già state decise. E questo governo continua a proporne e a deciderne altre, procedendo da un pacchetto sicurezza all'altro.
Riguardo la sinistra, abbiamo avuto i sindaci sceriffo, gli sgomberi dei campi nomadi, le circolari contro i lavavetri, etc.
Eppure dopo ogni provvedimento deciso, dopo ogni legge, passano pochi mesi, a volte poche settimane e si ricomincia daccapo: non c'è sicurezza, bisogna essere più duri, etc. senza mai fare un bilancio di quel che si è fatto finora, con quali risultati.

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Si vede che i sociologi universitari a cui ti riferisci sono più seri dei politici e dei giornalisti. Come detto sopra, la scelta di stabilire una correlazione tra un gruppo piuttosto che un altro è del tutto arbitraria.
Riguardo i dati sui reati, questi sono molto alleatori. Si possono basare sulle denunce, oppure sulle reclusioni, oppure sulle condanne. Cioè, si basano su un campione minimo rispetto ai reati effettivamente compiuti, poichè la maggior parte non viene neppure denunciata e la denuncia dipende da variabili quali:
  • la presenza vicina di un commissariato di polizia.
  • perciò, se pure si delinque di più in periferia, si denuncia di più in centro.
  • la popolarità di un reato.
Se di un reato si parla molto in televisione e sui giornali, quel reato viene denunciato di più, quando invece cala l'oblio, calano anche le denunce, anche se il reato continua ad essere commesso.
Inoltre, a proposito di correlazioni, esiste una correlazione tra criminalità e degrado urbano, ma questo non dipende necessariamente da povertà e ricchezza, ma anche solo dalle condizioni materiali dei quartieri, dalla presenza di aree dismesse, di quartieri dormitorio e persino, anzi soprattutto, dall'apertura di cantieri stradali, dove si determinano buio, anfratti, strade dissestate, territori di fatto non più controllati dalle autorità.

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Il "razzista democratico" te l'ho citato per argomentare che esisteva già nel 1990. Dunque non è vero che prima è venuta l'immigrazione, poi la delinquenza, poi la xenofobia. Le convinzioni e i sentimenti che rappresenti tu qui oggi, erano già manifestati e rappresentati vent'anni fa. Ben prima di tutte queste statistiche.
La mia misura è sempre la stessa: il principio di responsabilità individuale. Viene commesso un fatto criminale? Responsabile sarà una persona. Oppure una organizzazione. Oppure uno stato. Mai un gruppo umano, comunque lo si definisca: per appartenenza sociale, religiosa, culturale, generazionale o etnica. Perciò si, chi attacca gli israeliani in quanto popolo può essere considerato antisemita o comunque razzista, anche se cerca di spiegare il suo pregiudizio con argomenti sociologici o storici.
Mia misura per ogni peso è l'articolo 3 della Costituzione.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

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