Le parole che usiamo per definire gli altri, forse ci dicono chi sono gli altri, ma soprattutto ci dicono chi siamo noi.Una parola può mutare significato valoriale: un insulto diventa un complimento. Oppure può cambiare concetto: indicava una cosa, ne indica un'altra. Oppure può neutralizzarsi: si invertono i rapporti di forza, il sud diventa più ricco del nord e "terrone" diventa innocuo come "viso pallido". Però, una persona non può giustificarsi attribuendosi l'appartenenza ad una dimensione spazio-temporale futura: non sono razzista, sono così avanti nel tempo, così progredito, che l'accezione delle mie parole, non è quella comune tra voi che siete rimasti indietro.
Allo stesso modo non esiste dimensione individuale miracolata che conferisca licenza espressiva e di comportamento: "sono talmente antirazzista e progressista che posso dire tranquillamente "negro", "sporco ebreo" e frocio" senza essere frainteso. Capito "brutta gallina"?
Le parole che usiamo, le usiamo perchè siamo di questo mondo, non perchè scendiamo dalla luna.
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