
Bollare come "razzista" il boicottaggio a Israele è una presa di posizione fuori contesto. E' vero che si tratta di una nazione e non di una semplice azienda, ma la motivazione del boicottaggio è politica, quella nazione e i suoi prodotti vengono boicottati per come agisce nei confronti dei suoi vicini palestinesi. Ad una correzione di comportamento, corrisponderebbe la revoca del boicottaggio. Si può discutere sull'efficacia o sugli effetti ingiusti di un boicottaggio a danno dei lavoratori delle imprese israeliane, ma questo è un argomento ben diverso dal razzismo. Furono forse razzisti i boicottatori del Sudafrica?
Il boicottaggio a Israele non è paragonabile all'embargo all'Iraq o a Cuba, e neppure allo stesso blocco economico di Gaza, certamente più devastante negli effetti sulla popolazione civile, per tacere dei bombardamenti, senza che ciò susciti indignazione e accuse di razzismo. Gli embarghi, le sanzioni internazionali, sono decise dalle Nazioni Unite o da alleanze di stati e possono comportare un obbligo per tutti i contraenti e sanzioni per chi viola il blocco. Il boicottaggio è invece una libera scelta dei consumatori, una manifestazione dell'opinione pubblica.
Il consumatore che boicotta non è direttamente responsabile di alcuna conseguenza negativa, non può farsi carico dei profitti di tutte le aziende, di tutte le nazioni: in un supermercato, in un negozio, sceglie tra vari prodotti, contribuisce al fatturato di alcuni marchi e al declino di altri. I suoi criteri di scelti possono riguardano la qualità dei prodotti, il prezzo, ma possono riguardare anche motivazioni di carattere etico, politico, civile, sindacale, ambientale. Possono riguardare qualsiasi motivo. Il consumatore decide lui cosa scegliere e perchè. Il boicottaggio di un prodotto è un suo diritto, una sua libera scelta.
Sono favorevole al boicottaggio a Israele? Dipende. Più favorevole, dopo il massacro di Gaza. Posso decidere di non acquistare quello che uno stato occupante produce nei territori da lui occupati. Posso decidere di non acquistare i prodotti di uno stato in guerra, perchè non voglio finanziare in alcun modo la sua guerra. La strada giusta la cerco in accordo con chi lotta in prima linea in quei paesi. Cosa ne pensano i palestinesi, cosa ne pensa la minoranza araba-israeliana, cosa ne pensano i pacifisti israeliani? E' insieme a loro che vanno valutate le strategie di boicottaggio o altre forme di lotta non violenta.
Vedi: Aziende boicottate, è fuga dalle colonie
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