
Le leggi concedono i diritti, questo è un passo avanti, anche molti passi avanti, ma non è il raggiungimento del traguardo, perchè i diritti per farsi valere, hanno bisogno del potere. La legge può stabilire (e stabilisce) che i diritti sindacali valgono per tutti i lavoratori. Ma i lavoratori, non sono uguali tra loro. Ci sono quelli del pubblico impiego e quelli del settore privato, ci sono i regolari con contratto a tempo indeterminato e gli atipici con il licenziamento inscritto nel contratto. I regolari possono praticare la loro attività sindacale, fare sciopero, partecipare alle assemblee, senza temere rappresaglie. Oddio, le rappresaglie tante volte arrivano anche per loro, con misure di confino, di mobbing, di licenziamento "motivato". Ma possono farsi valere in sede legale, almeno provarci. Per l'azienda può essere un danno, ed è almeno una scocciatura. Per il precario invece non c'è nulla da fare, il contratto non gli viene rinnovato e lui non ha alcun modo di reagire. Il suo diritto non è uguale a quello degli altri, perchè diverso, inferiore, è il suo potere.
Nessun commento:
Posta un commento