
La Cgil denuncia l'inserimento di agenti di sesso femminile nella polizia penitenziaria, poichè ciò espone le poliziotte a condizioni operative di ulteriore pericolo, peggiorando la possibilità di tutela della loro sicurezza personale dentro l'ambiente di lavoro.
Sono d'accordo in parte. Penso che le donne poliziotto, se adeguatamente preparate, addestrate, attrezzate, non corrano particolari pericoli in un carcere rispetto ai loro colleghi uomini. Ricordo le soldatesse di Abu Ghraib e mi riesce difficile pensare a loro come soggetti bisognosi di maggior tutela.
Al tempo stesso, non condivido la motivazione delle pari opportunità a suggello del loro inserimento nelle sezioni penitenziarie maschili, da parte dell'amministrazione. Qui, non c'entrano niente le pari opportunità, c'entra la carenza di personale maschile e la coerenza dell'organizzazione carceraria: carceri miste? Allora personale misto. Carceri separate? Allora personale separato. E' sbagliato inserire uomini poliziotto nelle sezioni femminili e donne poliziotto nelle sezioni maschili. Nel primo caso, c'è senz'altro un problema di tutela per le detenute, nel secondo non vedo, come già spiegato, un problema di tutela delle poliziotte, ma la possibilità che si verifichino altri problemi di difficile gestione. Per esempio, un poliziotto può innamorarsi di una carcerata e una poliziotta di un carcerato. Nel libro di Anna Salter, nel capitolo dedicato alla detenzione dei criminali sessuali, gli episodi relativi al rapporto con le poliziotte, evidentemente presenti nelle sezioni maschili, non erano di aggressione e violenza, ma di continui tentativi di raggiro, di plagio, di seduzione, di corruzione.
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