Natalia Aspesi, a proposito di Veronica e le donne al tempo del Cavaliere, descrive un contesto in cui le le donne sono tornate a essere il bersaglio del maschilismo più fascistoide (subcultura alimentata soprattutto da destra) e in questo contesto colloca il comportamento di un esponente di destra, l'avvocato del premier, Niccolò Ghedini nei confronti di una donna, l'on Bonino, e definisce quel comportamento come una manifestazione di disprezzo virilista.
Ghedini si sarebbe comportato in modo analogo anche se l'interlocutore fosse stato un uomo? Può darsi, ma la sostanza non cambia. Un comportamento più civile avrebbe costituito un indebito e anacronistico favore nei confronti di una donna in virtù del suo essere donna? Trovo singolare ritenere la correttezza un atto di cavalleria o addirittura un favoritismo.
La mancanza di rispetto, l'irrisione dell'avversario, le continue interruzioni, l'ostruzionismo, sono modalità di relazione sprezzanti e viriliste, tipiche dei talk show, che sembrano arene di wrestling verbale. Cambia poco se il bersaglio è un uomo o una donna, sempre quella subcultura esprime. Certo, quando il bersaglio è una donna, quell'atteggiamento risulta più sgradevole, anche perchè è meno probabile che sia ricambiato.
Nel suo libro "Fallocrazia", l'esperto di comunicazione, Klaus Davi, spiega che la violenza verbale dei talk show è stata una delle risposte degli uomini alla crescita della partecipazione femminile alla vita politica, un modo per presidiare il territorio maschile del dibattito pubblico.
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