Secondo Maurice Duvenger, il partito è uno stato in formato ridotto. Stando a questa definizione, la corrente potrebbe essere un partito in formato ridotto. Si, perchè oltre la divisione tra i partiti, esiste la divisione interna ai partiti. Rifondazione Comunista è divisa in cinque correnti, corrispondenti alle cinque mozioni presentate al congresso di Chianciano nel luglio 2008. Le quali sono a loro volta divise in aree politiche. La prima comprende Paolo Ferrero e Claudio Grassi, la seconda è quella degli ex bertinottiani che non hanno seguito Nichi Vendola nella scissione. La terza è quella di Fosco Giannini (L’Ernesto) e Gianluigi Pelego, favorevole all’unificazione con il Pdci. La quarta è quella trockijsta di Bellotti. La quinta è quella dei bertinottiani contrari allo scioglimento del partito, un tentativo di linea intermedia tra quella di Ferrero e quella di Vendola, guidato da Franco Russo. Queste divisioni si articolano in dinamiche di tipo parlamentare o consiliare: si forma una maggioranza (1-3-4-5) e una opposizione (2) a livello nazionale, ma poi anche a livello regionale e provinciale, in una combinazione bilanciata che ricorda quella delle giunte delle Regioni e degli Enti locali negli anni ‘80, per cui al presidente di una Provincia o di un Comune, assegnato ad un gruppo nell’ambito di una coalizione, corrisponde un presidente di Regione assegnato ad un altro gruppo nell’ambito della stessa coalizione. E la rottura di una alleanza in Provincia può comportare la rottura dell’alleanza in Regione. La modificazione di una alleanza a livello nazionale ha una ricaduta a livello locale. Può funzionare un partito così, senza esaurirsi nella gestione delle sue dinamiche interne? Molto improbabile, perchè il partito è una associazione volontaria, non una istituzione, ammesso che un tale sistema si funzionale per le istituzioni. Inoltre, in un piccolo partito, chi si ritrova in minoranza è sempre tentato di scindersi, poichè ha poco senso la lotta interna per la conquista del controllo di una organizzazione paralizzata e ininfluente.Il primo passo per una ricomposizione unitaria della sinistra andrebbe compiuto proprio nel partito con il passaggio ad una gestione unitaria. Questo è reso difficile dal fatto che, secondo le logiche parlamentare, la minoranza della maggioranza vede con diffidenza qualsiasi allargamento della stessa, per il timore di perdere un ruolo determinante e un potere di interdizione. Il meccanismo ha il suo sistema immunitario e difende la propria autoconservazione. L’argomento consiste nell’agitazione di uno spettro: il cambio di linea politica, il tradimento di Chianciano. Ma proprio in quel congresso, la proposta del documento Ferrero-Grassi, poi ripreso dalla risoluzione finale, era la gestione unitaria. Linea rimasta inapplicata perchè Nichi Vendola di fatto non ha riconosciuto l’esito del congresso, non ha saputo vincere, ma neppure perdere e per mesi il partito è rimasto sospeso sotto la spada di damocle di una scissione. Ora che quella scissione vi è stata, quel problema è superato e la linea di Chianciano può essere completamente applicata anche per ciò che riguarda la gestione del partito.
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