7.05.2009

Frammenti di sinistra

L’area della cosiddetta sinistra radicale è frammentata in molti piccoli partiti. Procedendo da sinistra verso destra troviamo: il Partito comunista dei lavoratori di Marco Ferrando; Sinistra Critica di Franco Turigliatto e Salvatore Cannavò; le tre formazioni della Lista comunista e anticapitalista, ovvero Rifondazione Comunista (Paolo Ferrero), Partito dei comunisti Italiani (Oliviero Diliberto) e Socialismo 2000 (Cesare Salvi); e le quattro formazioni di Sinistra e Libertà, ovvero Movimento per la Sinistra (Nichi Vendola), Sinistra Democratica (Claudio Fava), i Verdi (Grazia Francescato), e il Partito Socialista (Riccardo Nencini). La collocazione dei verdi e dei socialisti nella sinistra radicale è dubbia, mi limito a tenere conto del modo in cui questi gruppi si sono presentati alle ultime elezioni europee. Di fianco ad ogni gruppo ho citato il nome del leader, perchè spesso è la figura determinante e anche quando non lo è, comunque aiuta a identificare e distinguere un gruppo dall’altro e a ricordarli tutti insieme. D’altra parte il personalismo è spesso indicato come una delle cause della frammentazione. Esiste poi una sinistra presente nel Partito Democratico, che adesso non saprei identificare con certezza in una persona, forse Vincenzo Vita.

La semplice rappresentazione della frammentazione a sinistra ha un effetto ridicolo e rischia di assumere un significato qualunquistico. E’ difficile spiegare le differenze tra gli uni e gli altri, per esempio tra Ferrando e Turigliatto, e quando invece è più facile, come tra Ferrero e Vendola, la spiegazione riguarda formule politiche e organizzative. L’autonomia dal PD invece dell’alleanza, la Federazione della sinistra invece del nuovo soggetto politico, il rilancio dell’identità comunista invece della sua liquidazione. Però, cosa cambia rispetto alle questioni materiali a cui i partiti sono chiamati a dare una risposta, per esempio di fronte alla crisi? Per la gran parte degli elettori, chiamati a pronunciarsi in consultazioni semplificate da premi di maggioranza e soglie di sbarramento, dove il voto vorrebbe decidere il governo, queste divisioni risultano incomprensibili e diventano causa di scarsa credibilità dell’insieme dei concorrenti. Se anche il tal partito dice la cosa giusta, nella sua condizione minoritaria in un quadro di frammentazione, dimostra di non possedere i mezzi per realizzare quello che propone e il voto non gli viene assegnato per lo stesso motivo per cui non si va a depositare soldi in una banca che si considera prossima al fallimento.

P.s. Nel breve spazio di tempo intercorso tra la stesura e la pubblicazione di questo post, ho appreso che è nato un nuovo partito: “Comunisti per la sinistra popolare”, promosso da Marco Rizzo, a seguito della sua espulsione dal Pdci.

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