C'è chi mette in discussione il principio di interventismo democratico o di regolazione sovranazionale delle controversie interne ad uno stato in base al principio di autodeterminazione: la democrazia è il sistema dell'Occidente; la democrazia non può essere esportata dall'Occidente al resto del mondo.Eppure i sudanesi, i russi, gli iraniani, gli arabi, gli honduregni, i cinesi, i birmani, non sono tutti d'accordo tra loro sui propri ideali politici, sul rapporto tra politica e religione, sulla forma di governo, sui valori e sui costumi. Nel mondo arabo si trovano insieme quelli che ritengono di dover frustare una donna che non porta il velo e quelli che ritengono che il velo debba essere vietato per legge, in alcuni luoghi o in tutti i luoghi. Il Sudan è il paese di Omar Hasan Ahmad al-Bashir, ma anche di Lubna Al Hussein; l'Iran è il paese di Ahmadinejad, ma anche di Neda Agha Soltan, la Russia è il paese di Putin, ma anche di Anna Politkovskaya e Natalia Estemirova. Non vi è motivo di ritenere che gli uni rappresentino la cultura del loro paese e gli altri siano invece dei corpi estranei, degli stranieri in patria. Se fossero davvero e soltanto minoranze irrilevanti, sarebbe superfluo reprimerle. Perchè le dittature le guerre civili, i colpi di stato, i genocidi, se quel che si vuole imporre è già connaturato alla cultura di quei popoli?
Allo stesso modo, neppure noi siamo tutti d'accordo sui nostri ideali politici, sui nostri valori, i nostri costumi, sul rapporto tra stato e chiesa, sulla democrazia, la laicità, la libertà, l'uguaglianza. Solo 60-70 anni fa eravamo governati da una dittatura, da cui ci siamo liberati con una guerra civile e un intervento straniero. Durante la democrazia, le forze che si ispiravano al passato regime hanno continuato ad agire, anche con mezzi illegali e violenti. Ed oggi ci dividiamo tra chi si riconosce in un vincolo nazionale di solidarietà sociale e chi vuole promuovere piccole patrie chiuse ed egoiste, tra chi vuole accogliere gli immigrati e chi vuole ributtarli a mare, tra chi crede nella centralità del parlamento e della partecipazione democratica e chi vuole un presidenzialismo aziendalista, tra chi si riconosce nei principi della laicità e chi nel primato della chiesa.
Noi siamo divisi e loro anche. In noi esistono molte culture e in loro anche. Noi e loro sono concetti relativi che possono essere costantemente ridefiniti. Per quale motivo chi lotta per la democrazia in Italia e chi lotta per la democrazia in Iran, non dovrebbero sostenersi a vicenda?
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