9.19.2009

Sono tutti uguali?

A proposito di certe mattine piovose, penso che l'Italia possa essere una grande provincia, mentre la prospettiva di grande paese, se c'è, è in Europa. I grandi paesi, gli Stati Uniti, la Russia, la Cina, l'India, il Brasile, hanno queste dimensioni, invece le singole nazioni europee da sole sembrano poter solo declinare, anche nella dialettica politica.

Riguardo il qualunquismo, il dire sono tutti uguali, è davvero tale, solo quando vuole disimpegnare, assolvere o autoassolversi, esprimere non un rifiuto ma l'affermazione di una inevitabile e in fondo ben accetta convivenza. Dato che sono tutti uguali, allora anch'io posso fare lo stesso, allora posso continuare a farmi rappresentare dal peggiore di tutti. Criticare l'omologazione, il pensiero unico e cercare un'alternativa non è qualunquismo, è solo una condizione minoritaria, si spera transitoria, che rischia semmai di essere estremismo, settarismo, e di cadere nella logica del tanto peggio tanto meglio.

A me sembra di vedere questo: i partiti hanno grandi difficoltà a sintetizzare una proposta attorno agli interessi di un blocco sociale e allora sintetizzano in modo disgiunto, mettono insieme tanti elementi, che restano in contraddizione tra loro, per rivolgersi in modo indistinto all'intera società. Alla fine, risultano insignificanti, nè carne, nè pesce. Per questo sembrano tutti uguali. Se poi restano, poco o tanto, un po' tutti impigliati in episodi di malaffare, la frittata qualunquista è fatta. Ma io credo che alla fine almeno una parte sia diversa antropologicamente, abbia gli anticorpi per difendersi e le risorse per rigenerarsi. Tante volte destra e sinistra si somigliano, ma questo soprattutto alla sinistra non piace. Tante volte, destra e sinistra sono corrotte, ma di questo soprattutto la sinistra si vergogna. Queste sono già differenze.

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