10.09.2009

Dopo il lodo Alfano

Nel 1994 ascoltavo su Italia Radio la telefonata di un ascoltatore dalemiano, il quale con piglio realista e navigato consigliava di pagare l'ultima grande tangente a Berlusconi: garantiamogli l'impunità per tutti i reati che ha commesso e otteniamo in cambio la sua fuoriuscita dalla politica. In fondo, il cavaliere scese in campo a questo scopo: risolvere per via politica i suoi guai giudiziari e i debiti della sua azienda con le banche, dopo il crollo, nel 1992, del suo referente Bettino Craxi, insieme con tutto il sistema di potere democristiano-socialista, sotto i colpi dell'inchiesta moralizzatrice di Mani pulite, il golpe dei magistrati secondo la storiografia ufficiale berlusconiana.

Oggi, qua e là, riecheggia questa idea dopo la bocciatura del lodo Alfano e la reattiva sfuriata anti-istituzionale del presidente del consiglio, che ha iscritto alla sinistra la Consulta, i giornali, i programmi Tv, gli spettacoli comici, e il Capo dello Stato. Telefonando a Porta a Porta è riuscito a svillaneggiare con particolare volgarità anche Rosy Bindi, definendola "più bella che intelligente", perchè si era permessa di giudicare gravissime le sue affermazioni contro il Capo dello Stato, reo di non essere intervenuto sulla Consulta per garantire l'approvazione del lodo. D'altra parte, è noto che il nostro primo ministro, sul piano del rispetto, ha almeno tre punti deboli: la divisione dei poteri dello stato, la legalità e le donne.

Se Berlusconi mostra la faccia feroce per incutere timore, va da sè, qualcuno si intimidisce, anche se Franceschini dichiara che "non ci fa paura". Come che sia, quella vecchia idea di garantire al premier l'impunità in cambio della sua ritirata, o almeno della sua moderazione, è impraticabile. Intanto, perchè il cavaliere nel corso del tempo ha maturato la passione per il potere: fare il presidente del consiglio gli piace e fare il presidente della Repubblica gli piacerebbe ancora di più, oltre la passione per la cura dei propri affari leciti e illeciti.

In secondo luogo, questa via non esiste, perchè le possibilità sono soltanto due: 1) si approva una legge che interviene sulle regole e le procedure dei processi che riguardano Berlusconi, e allora le conseguenze riguarderanno tutti i cittadini, in quanto se si depenalizzano i reati, li si depenalizza per tutti, se si accorciano i tempi della prescrizione, li si accorcia per tutti, se si blocca una determinata tipologia di processi, li si blocca per tutti e dunque, una tale soluzione darebbe un colpo a tutta la giustizia per risolvere i problemi di un uomo solo; 2) oppure si approva una norma ad personam, come il lodo Alfano, e adesso sappiamo che può avvenire solo per via di una legge costituzionale che necessita dell'approvazione di una maggioranza qualificata o di un referendum confermativo, questa la si giustifica e applica in funzione di un ruolo e dunque il beneficiario ne può beneficiare solo se mantiene la sua carica.

Non se ne esce, la soluzione dell'ascoltatore dalemiano di quindici anni fa, nello stato di diritto non trova spazio, perchè alla fine la legge è uguale per tutti. In ogni caso, Ghedini ha assicurato ad Annozero che non succederà nulla, come non successe nulla nel 2004, con la bocciatura del lodo Schifani, e la minaccia di elezioni anticipate, mossa da Berlusconi e Bossi è già rientrata. Il governo andrà avanti con la sua maggioranza, in attesa di una nuova e forte rilegittimazione nelle prossime regionali del 2010. Un nuovo referendum su Berlusconi, preparato da una drammatizzazione (solo verbale) dello scontro politico. Per adesso, le dimissioni del premier le chiedono solo l'IDV, i comunisti e il Times di Londra.

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