Un bello striscione alla manifestazione a Roma contro il razzismo dice: "si alla regolarizzazione di tutti e tutte". E si riferisce, immagino, alle centinaia di migliaia di immigrati che lavorano da irregolari, hanno chiesto di essere regolarizzati e ancora attendono, per l'assurdità del decreto flussi che di anno in anno stabilisce quote d'ingresso ridicole, accumulando sempre più clandestini, per lo più lavoratori onesti, facilmente ricattabili, finchè la situazione non diviene insostenibile, come quando nel 2003, il governo di centrodestra a fronte degli scioperi nel nord est, ha dovuto concedere la sanatoria a 700 mila stranieri, la più grande sanatoria decisa in Europa.Le politiche di contrasto dell'immigrazione producono clandestinità. Un'ampia area di marginalità straniera, più esposta allo sfruttamento dell'economia sommersa e al ricatto della criminalità organizzata. Centinaia di migliaia di persone su cui ora pende anche la spada di damocle del reato di clandestinità, con situazioni assurde, per cui se un immigrato irregolare denuncia un reato rischia lui l'incriminazione, se una prostituta denuncia i suoi aguzzini, rischia lei di essere incarcerata e espulsa, magari in uno di quei paesi, come la Nigeria, in cui rischia la lapidazione.
Oltre a essere necessaria la regolarizzazione di tutti gli irregolari che impropriamente vengono chiamati "clandestini", è necessario prevenire questa situazione con una politica liberale dei flussi. Una politica che si ispiri ai principi della Costituzione ecuadoriana. Trascrivo dall'art. 40: «Nessun essere umano sarà considerato illegale per la sua condizione di migrante». Dall'art. 41: «Non saranno applicate sanzioni penali per ingressi o permanenze (nel nostro paese) in condizioni di irregolarità». Dall'art. 66: «Le persone straniere residenti in Ecuador avranno diritto al voto se avranno avuto la residenza nel paese per almeno cinque anni». Dall'art. 66: «Le persone straniere non potranno essere espulse verso paesi nei quali la loro vita, la libertà, la sicurezza e la loro integrità siano in pericolo». Dall'art. 416: la repubblica «ripudia il razzismo, la xenofobia e ogni forma di discriminazione. Propugna il principio di una cittadinanza universale, del diritto alla libera mobilità per tutti gli abitanti del pianeta» (Giuseppe Prestipino, il manifesto 15 ottobre 2009).
Dire che bisogna "regolare" i flussi, non significa nulla se non si entra nel merito di "quali regole". Poi, qualcuno pretende di dare per scontato che "regolare" equivalga a stabilire le regole che vuole lui. E' una ipocrisia retorica. Dato che parole come "respingere", "espellere" non sono belle, si preferisce dire "regolare". Per intendere molto cose poco nobili, si è soliti usare un linguaggio edulcorato o asettico. Per me regolare significa semplicemente concedere il permesso di soggiorno a qualsiasi migrante sia disposto a farsi identificare, senza alcuna condizione relativa ai mezzi di sussistenza. Pretendere che il migrante abbia i soldi per mantenersi, una casa in cui vivere, un contratto di lavoro già in tasca, sono condizioni capestro e anche una presa in giro. Sono condizioni che negano in radice la causa della migrazione. E' come pretendere che un malato entri in ospedale già guarito.
Le frontiere possono anche restare, anzi forse è bene che restino, perchè sono comunque necessarie per registrare gli spostamenti. Se dico che chiunque può venire a casa mia, non significa che allora butto giù la porta, le finestre e i muri. Non accetto nessuno che entri dalla finestra o si cali giù dal camino. Puoi venire da me, a condizione che bussi alla porti e ti presenti. Meglio ancora se mi avverti prima del tuo arrivo. Secondo me, la gestione dei flussi migratori dovrebbe essere questa. Una sorta di patto: faccio entrare chi vuole, ma chi vuole deve identificarsi. E predispongo le condizioni perchè possa farlo, anche in anticipo, attraverso consolati e ambasciate. Se qualcuno viola la regola, allora quello è un clandestino vero, maleintenzionato. Quello lo respingo e se lo trovo già entrato lo espello. Ma tutti gli altri, disposti a registrarsi, dentro. Con o senza lavoro, con o senza soldi, tutti regolari. Unico requisito: essere umani.
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