11.04.2009

Il crocifisso nelle aule scolastiche

Ricordo quindici, venti anni fa, una trasmissione televisiva, forse Samarcanda, in cui si raccontava dell'opposizione del Partito democratico, in uno stato americano, al crocifisso appeso nelle aule scolastiche. Fu chiesto un commento ad un leader politico presente in studio. Era l'allora segretario del PCI (o già del PDS) Achille Occhetto, che stigmatizzò i democratici in nome del dialogo con i cattolici. Ignoro ormai le esatte parole, ma si trattava dei soliti argomenti che i dirigenti di quel Partito usano in queste situazioni. Al che, intervenne Furio Colombo, per condividere con Occhetto la sua posizione relativamente all'Italia, ma spiegandogli che negli Stati Uniti la situazione è diversa: una società multietnica, multiculturale, dove non vige per tradizione la preminenza di una sola religione.

Dopo tanti anni, il PCI, PDS, DS, PD, non ha fatto un passo avanti, mentre la società italiana è diventata molto più simile a quella americana. La Corte Europea dei diritti dell'Uomo stabilisce che la presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni». Ed ecco Bersani, neosegretario proclamato dalla primarie PD, intervenire quasi con un riflesso pavlovian-togliattiano: "penso che in questo delicato campo il buon senso finisce per essere vittima del diritto, penso che un'antica tradizione come quella del crocefisso non possa essere offensiva per nessuno".

Quando ero bambino e poi ragazzo, ero ateo, esonerato dall'ora di religione. La presenza del crocifisso non mi era insopportabile, però la interpretavo come una discriminazione, o meglio come il retaggio di una discriminazione, qualcosa che il tempo avrebbe superato. Anche per questo, non ho mai ritenuto di fare le barricate (o gli assalti lancia in resta) per staccare la croce dal muro. Nulla da dire sul significato cristiano, universale, nobile, etc. di quel simbolo religioso. Sono tanti i simboli nobili, di questa o quella parte religiosa, politica, culturale, ma gli edifici pubblici sono i luoghi di tutti. E' un principio elementare, un norma del diritto e anche del buon senso il fatto che nei luoghi di tutti siano collocati solo i simboli di tutti, eventualmente la bandiera, l'effige del presidente della repubblica. Il crocifisso non è offensivo neanche se si limita ad essere esposto nei luoghi di culto cristiani e nelle abitazioni private. In molti nuovi edifici pubblici non c'è, qualcuno non trovandolo si offende? La tradizione è un valore, ma non può ipotecare per sempre il futuro. Se la società cambia nella sua composizione, è giusto adattarsi. Nella tradizione italiana c'è anche il conflitto tra guelfi e ghibellini. Ora forse, con la presenza di altre culture, altre religioni, la questione della presenza religiosa nello spazio pubblico, può persino diventare più fluida.

Perciò, se devo pronunciarmi in linea di principio, ma anche all'atto pratico, quello che dice Bersani è del tutto sbagliato. Intanto, perchè tra il buon senso e il diritto, dovrebbe avere la precedenza il diritto. Il diritto è uguale per tutti, il buon senso è soggettivo. Anche convivere con la mafia, o non mandare gli ispettori del lavoro nelle aziende che lavorano in nero, può essere una scelta di buon senso, tenuto conto delle condizioni sociali, dei rapporti di forza, l'idea di non mettere il dito tra moglie e marito, anche quando lui tira a lei qualche scappellotto, è una diffusa idea di buon senso, come pure l'idea di rinunciare alla fattura per pagare meno una tariffa. In questo paese, tante volte il presunto buon senso ha la precedenza sul diritto, e anche per questo tra i paesi sviluppati il nostro è il più arretrato, con una cultura della legalità più debole. Il dirigente di un grande partito che vuole essere di alternativa, dovrebbe tenerne conto invece di concorrere anche lui alla contrapposizione tra "buon senso" e diritto.

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