Nella letteratura sul blogging si danno vari consigli su come creare un blog di successo. Su cosa fare e cosa non fare per raggiungere questo traguardo. Un primo consiglio è quello di concentrarsi su un argomento, un secondo è quello di individuare un nome coerente con l’argomento scelto, che contenga una o più parole chiave relative ad esso e di evitare la tentazione narcisistica di intitolare il blog a se stessi.La prima regola l’ho sempre violata: ogni volta che ho sperimentato una qualsiasi pubblicazione online (da un semplice sito web, ad un forum, ad un blog) le ho dato un carattere generalista, ottenendo anche qualche buon risultato. Al di là dei risultati, mi piace sentirmi libero di affrontare qualsiasi tema. Non sono uno specialista, aspiro ad essere un tuttologo, esperto di questioni generali, secondo la definizione che, molti anni fa, Claudio Martelli diede del politico. Ecco, la politica è per me un tema di interesse prevalente, ma non l’unico e d’altra parte la politica da sola coinvolge molte questioni. Da giovane predicavo che “tutto è politica”. Però, vorrei postare su qualsiasi cosa, sull’educazione dei bambini, su un film, sui rapporti di coppia, su un fatto che mi capita durante il giorno, sul mio cane, sui miei ricordi, su tutto.
Il filo conduttore su tutto quel che posso scrivere sono io stesso. Così violo anche la seconda regolaa e titolo il blog a me stesso. Una scelta narcisistica, non sono giustificato da nessun ruolo pubblico, però e perciò è anche una scelta imbarazzante, dà un vantaggio e uno svantaggio, un pizzico di soddisfazione e un pizzico di vergogna. Per adesso non mi viene una idea migliore e nel frattempo, dopo anni di nicknames e di pseudonimi (in verità sempre lo stesso) supero la barriera dell’anonimato. Su Facebook faccio già così come molti altri e questo è uno dei motivi di successo di quel social network dove reale e virtuale sembrano integrarsi più che altrove.
Perchè non provare a fare lo stesso nei blog e nei forum? Nella vita quotidiana facciamo tradizionalmente così: ci presentiamo con il nostro nome e la nostra faccia e il nostro nome compare sulla porta di casa e su quella dell’ufficio. In fondo, il blog è questo: una casa, un ufficio virtuale, la propria tana nell’universo del web, un esercizio di proiezione del proprio ego sul resto del mondo che, quasi sempre neanche se ne accorge e quindi non c’è motivo di avere paura di disturbarlo o di fare la figura degli esibizionisti o degli invadenti. Le identità virtuali, se usate in modo corretto, sono una buona cosa: permettono di giocare e di decentrarsi, di partecipare a un ballo in maschera. Per una volta, si può ballare senza la maschera.
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