Di norma, preferisco presentarmi con il mio nome, è più serio e più credibile. In rete, ho iniziato a scrivere in una mailing list di Politica (la Città invisibile) ai tempi della guerra del Kosovo, e il mio username corrispondeva al mio nome e cognome. Lo stesso ho fatto nel forum ufficiale dei Ds. Mentre nella mailing list prevaleva l’abitudine di presentarsi con il proprio nome, nel forum invece prevalevano i nickname, i quali a scopo polemico potevano anche finire citati nel titolo di un thread. Così mi sono adeguato alla stessa usanza. In principio ho pensato di scrivere a mio nome gli articoli “seri” e con il nickname quelli “polemici”, ma ho lasciato subito perdere, perchè gli articoli che mi sembravano riuscire meglio erano proprio quelli firmati dal nickname (Roderigo) e quello è rimasto in tutti i forum, in tutti i blog da dieci anni a questa parte. Ma nel momento in cui si forma una vera e propria identità virtuale, questa finisce per assumere le stesse esigenze dell’identità reale: si forma un suo status, una sua reputazione, una sua immagine, che deve poi confermare e tutelare. La maschera diventa una cosa seria e i vantaggi che dovevano derivarne, la deidentificazione e il decentramento, durano molto poco, salvo clonarsi di continuo. Ma questo non ho mai voluto farlo, ho sempre preferito provare ad interpretare più modi di essere con lo stesso personaggio.Con ciò non voglio dire che sia più giusto in assoluto presentarsi con la propria identità reale o con una identità virtuale stabile nel tempo, come uno pseudonimo. La scelta dipende dalla propria motivazione, dalla propria voglia di giocare e a quale gioco si vuole giocare. L’importante è mantenere un comportamento corretto. Le modalità di comunicazione della rete hanno effetti diversi da quelle della cosiddetta vita reale. Uno su tutti e il fatto che in rete il verbo sì vola, ma non si dissolve, lascia traccia ad ogni passaggio ed è una traccia fuori dal controllo del suo autore, fosse anche il suo blog. In qualsiasi momento posso cancellare questo blog e qualsiasi cosa vi ho scritto, ma il contenuto resterebbe nella cache di Google, o in altri riproduttori, o potrebbe anche essere copiato e incollato in altri blog. L’anonimato diventa così una forma di difesa dal rischio che tutto quello che scriviamo un giorno potrà essere usato in modo documentato contro di noi.
A proposito di nomi e di nickname riporto uno scritto di molti anni fa tratto da un forum ormai estinto. Purtroppo non sono in grado di citare l’autore.
Il significato dei nicknames
NOME INTERO: i forumisti che hanno scelto come nickname il proprio nome di battesimo sono persone ben inserite. Hanno un sacco di conoscenze e tendono a socializzare senza difficoltà. Schietti, aperti, impulsivi, non amano mettersi al centro dell’attenzione ma ci finiscono sempre. E tutto sommato gli va bene. Spesso sono i veri leader.
NOME ABBREVIATO: coloro che utilizzano spezzoni del proprio nome o nomignoli coi quali amici e parenti li hanno sempre chiamati sono in cerca di attenzione da parte degli altri. Hanno una vocazione “positiva” (tendono a vedere la realtà con un certo ottimismo). Portano la propria realtà intima e domestica sui Forum, credendo quindi di “aprirsi”, ma nascondono molte cose. Hanno bisogno degli altri e ricercano il maggior numero di contatti possibile.
NOME IDEOLOGICO: il “nome ideologico” si riferisce a qualcosa di fortemente significativo, ma non riconducibile a nessun partito o movimento ora esistente. Ad esempio, “valanga sovietica”: evoca la forza del comunismo, ma non appartiene, chiaramente, alla terminologia di schieramento. Indica netta determinazione e partecipazione ad un’idea, ma sfiducia verso “il sistema”. E’ frequente nell’estrema destra, nella sinistra extra-parlamentare e nei padanisti che non si riconoscono nella Lega Nord. Chi sceglie nomi così evocativi ha sicuramente una grande volontà, ma può volere dire anche problemi di socializzazione con chi gli sta attorno. Tentare un approccio non politico con costoro è difficile e spesso impossibile.
NOME DI SCHIERAMENTO: si definisce così ogni nick che riporti in una o due parole lo slogan di un partito esistente. “Libertà azzurra”, o “centro popolare” ad esempio, sono un forzista e un democristiano, come “rosa europea” è un diessino partiocolarmente europeista. Indica una certa insicurezza (la necessità di adottare e fare propri i modi dire del leader) e obbedienza nei confronti dei superiori. Al tempo stesso vi è la ricerca continua di un’identità, attraverso il rappresentare, idealmente, la fazione politica a cui si dichiara di appartenere. Questi individui faticano ad inserirsi, ma a differenza dei “nomi ideologici”, non hanno alcun rancore verso gli altri. Potremmo definire il loro un binario a sé stante.
NOME STORICO: l’assumere il nome di un personaggio, di un evento, di un santo, di una circostanza storica come nickname, è indice, spesso ma non sempre, di grande cultura. Si tratta di persone che arrotondano gli angoli ed evitano lo scontro frontale. Se ci si trovano, ne escono con eleganza, liquidando l’avversario con una citazione o una battuta che va a segno. Si appassionano ai dibattiti di un certo livello, ma nascondono ciò che di irrazionale o impulsivo c’è in loro. Mostrano solo una delle molteplici facce che posseggono e faticano a prendere contatto con chi sta loro attorno. Quando lo fanno, però, si rivelano personaggi non solo stimati, ma anche molto amati.
NOME LOCALE: chi sceglie di chiamarsi col nome del proprio paese o regione d’origine è fortemente legato alla tradizione. Può collocarsi a destra come a sinistra, ma è convinto di possedere la chiave di lettura delle vicende contemporanee attraverso la propria esperienza e soprattutto dei forti valori. Ha un carattere forte, a volte duro, ma è molto buono. Può nascondere una carenza affettiva, ma non è detto. Non è da confondersi con l’abitudine similare dei padinisti: essi lo fanno più per appartenenza politica o ideologica, assumendo la bandiera “localista”, e si collocano quindi nel nome ideologico o di schieramento.
NOME IRONICO o ARTISTICO: i nick costruiti ad arte per stupire o divertire indicano un temperamento deciso, che sa prendere la vita con un pizzico di sarcasmo, ma quasi mai una psiche serena. Sono individui molto intelligenti e anche allegri, che però soffrono o si trovano costretti in situazioni dalle quali vorrebbero evadere. Eclettici, criticoni, contestatori ma non ribelli, sempre in polemica con la fazione politica alla quale appartengono (comunque prendono sempre posizione), ma rassegnati. Frequentano molto la community ma non mancano mai nei thread politici.
(Fonte: ormai irreperibile)
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