L'equiparazione di un soggetto al nazismo può avere una valenza propagandistica demonizzante e fermarsi lì. Per esempio, quando i serbi in piazza a Belgrado, sotto i bombardamenti della Nato, rappresentavano il presidente americano Clinton con i baffetti del fuhrer. A volte invece, non si ferma lì. Al documento equiparatore, si aggiunge un allegato: non possiamo fare come fecero Francia e Inghilterra a Monaco nel 1938 che, per scongiurare la guerra in Europa, acconsentirono all'annessione dei Sudeti alla Germania.Fu un argomento usato contro Milosevic nel 1999, e prima ancora (1991), ma anche dopo, contro Saddam Hussein. E' stato usato contro Al Qaeda e contro il fondamentalismo islamico o il terrorismo in generale. Riecheggia oggi contro l'Iran.
La citazione della Conferenza di Monaco del 1938 indica un proposito di guerra e accusa la diplomazia e il pacifismo di pavidità; implica che il nemico sia ideologicamente paragonabile al nazismo e temibile come la Germania degli anni '30: lo stato più forte d'Europa, con l'ambizione di dominare il mondo.
Sul piano dei rapporti di forza il paragone tra quella Germania e medie potenze regionali come la Serbia, l'Iraq e l'Iran, diventa improponibile. Sul piano ideologico, il movimento politico del Medio Oriente, più simile al fascismo, secondo quanto argomenta Sergio Romano, è stato il Bath, ma si tratta di una somiglianza, relativa al partito unico, al primato del leader, alla militarizzazione e burocratizzazione della società, che estende il significato di fascismo a quello di autoritarismo.
Riguardo ruolo, intenzioni e fatti dei presunti nuovi nazifascismi, troviamo: l'invasione del Kuwait (1991) da parte dell'Iraq, una indubbia violazione del diritto internazionale e della sovranità di uno stato autonomo, che l'Iraq ha sempre rivendicato come sua provincia e che probabilmente pensava di poter annettere come ricompensa per il suo impegno nella guerra contro l'Iran, appoggiata dagli Stati Uniti e da altri paesi occidentali, quindi non per dare avvio ad un progetto espansionista; il conflitto a bassa intensità nel Kosovo (1991), che contrapponeva l'UCK kosovaro albanese alla polizia serba e che fece 125 morti dal nei primi tre mesi del 1999, di cui il 15 per cento serbi: sempre tanti, ma nulla a che vedere con le proporzioni di un genocidio o addirittura di una soluzione finale e nulla che avesse come presupposto una teoria razziale, ma solo la semplice contesa di un territorio tra due comunità nazionali; i comizi deliranti e odiosi di Ahamadinejad, il presidente iraniano che farnetica, negando l'olocausto e la legittimità dello Stato di Israele, senza però osare finora nessun concreto atto aggressivo, mentre la corsa al nucleare rimanda più ad una analogia con la Corea del Nord, o con la competizione tra India e Pakistan, che non al Terzo Reich: questioni di status e di deterrenza, oltre alla necessità economica di disporre di una risorsa energetica.
Mentre la seconda guerra mondiale si apriva nell'incertezza su chi avrebbe potuto vincerla e si rappresentava come uno scontro mortale, le guerre contro la Serbia, l'Iraq, l'Afghanistan, sono stati conflitti tra una potenza preponderante che non ha precedenti nella storia e paesi inermi, incapaci di reagire e di difendersi, i cui regimi si sono arresi o sono crollati quasi immediatamente. Qualcosa di analogo accadrebbe anche con l'Iran. Salvo poi impantanarsi nel controllo territoriale, in un conflitto estenuante con formazioni guerrigliere e terroristiche, in una condizione divenuta asimmetrica.
Questa è un altra differenza, che rende fuorviante il confronto con il nazismo e con la Conferenza di Monaco del 1938. Oggi, è facile biasimare Chamberlain e Daladier, perchè sappiamo come è andata la storia: una guerra devastante, ma relativamente breve, conclusasi vittoriosamente, a cui ha fatto seguito un lungo ciclo economico espansivo: la tragedia fu a lieto fine. Fosse stata una guerra lunga, interminabile, dagli esiti sempre incerti, contestuale ad una rovina economica delle parti in lotta, probabilmente il giudizio su Monaco sarebbe oggi diverso.
I promotori, sostenitori del conflitto di civiltà, che paragonano la loro guerra a quella contro il nazifascismo, potrebbero considerare questo aspetto: la loro guerra finora non è stata né breve nè vittoriosa, nè ha la prospettiva di esserlo e non si comprende come e quando potrebbe concludersi: essi mettono a paragone una simmetria con una asimmetria. La seconda guerra mondiale si concluse a Berlino, occupata dalle truppe sovietiche. Quale capitale dovrebbero prendere le truppe occidentali per vincere la guerra contro il «nazifascismo islamico»?
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