9.28.2009

L'Italia non è la Germania

In Germania trionfa l'Unione democratico cristiana, che potrà formare una coalizione di centrodestra con il Partito liberale, mentre crolla il Partito socialdemocratico. Notevole il risultato della Linke, il partito dei socialisti di sinistra, formato dai socialdemocratici di Oskar Lafontaine fuoriusciti dalla Spd e dagli eredi dell'ex Partito comunista della Germania Est di Gregor Gysi.

Il risultato tedesco è la conferma di Angela Merkel, forse il più autorevole leader europeo. La sua richiesta di poter formare una maggioranza con la Fdp, libera dal condizionamento socialdemocratico è stata soddisfatta, proprio nel momento in cui la differenza tra i due partiti alleati nella Gross coalition si è fatta più sfumata. I socialdemocratici hanno paventato il rischio di una politica sociale di destra, ma a differenza delle precedenti elezioni la Merkel non ha fatto una campagna liberista e la sua politica di governo, in tempo di crisi, ha riassunto una ispirazione keynesiana. D'altra parte, l'allarme della Spd risultava in contraddizione con la proposta politica del candidato socialdemocratico Frank Walter Steinmeier, che ha sempre escluso una alleanza di sinistra con la Linke e i Verdi, per proporre invece di andare al governo con il Partito liberale (Fdp) - dichiaratosi però indisponibile - cioè proprio con quel partito motivo di tanto allarme se alleato con la Cdu. Nella impostazione della Spd non restava allora che una prospettiva implicita: il ritorno al governo con la Merkel. Ma, agli occhi dell'elettorato, il ruolo della Spd nella grande coalizione deve essere sembrato poco influente. E' come se per la Spd si fosse ristretto lo spazio politico, assorbito a destra dalla Merkel, sufficientemente "sociale" da riuscire attrarre il voto moderato progressista e a sinistra dalla Linke, sufficientemente forte e credibile da riuscire ad attrarre il voto più coerentemente socialista.

Il risultato della Linke può essere motivo di invidia e di incoraggiamento per la frammentata sinistra in Italia, anche se il quadro politico tedesco è molto diverso da quello italiano. Tempo fa, in una intervista al Manifesto, Lafontaine indicò il segreto del successo della sua formazione nel rifiuto di scendere a compromessi con la sinistra moderata. Una indicazione condivisa dal Prc di Paolo Ferrero, il partito italiano più prossimo alla linea della sinistra tedesca. Tuttavia, la Linke ha margini di manovra più ampi del Prc e della ex Sinistra arcobaleno. In Italia, prima con il maggioritario uninominale, poi con il premio di maggioranza e le soglie di sbarramento si è formato un sistema bipolare, per quanto imperfetto. In questo sistema, l'elettorato progressista non si fida della democraticità dello schieramento avversario ed è più facilmente disponibile a votare contro, per paura. Mentre i socialdemocratici tedeschi non hanno timore di Angela Merkel, i democratici italiani hanno più di una preoccupazione nei confronti di Silvio Berlusconi. Così, a differenza della Linke, la sinistra italiana ha il problema di misurarsi con il Partito democratico, senza però fare il gioco della destra. In Germania, Romano Prodi l'ex premier italiano del centrosinistra, si collocherebbe con la Cdu. In Italia, Angela Merkel sarebbe una ambita e ben voluta candidata premier del Partito democratico. Una comparazione tra politica tedesca e politica italiana, così, è molto improbabile.

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