Una lettera aperta di Fosco Giannini a Paolo Ferrero sollecita l'unità dei comunisti. Se avverrà nella forma di una unificazione tra PRC e PDCI non ne farò una tragedia, ma a me sembra una strada sbagliata, per almeno tre ragioni.La prima è epidermica. Quando nei cortei vedo uno spezzone del PDCI accompagnato da energumeni palestrati con le teste rasate avverto una distanza antropologica. Sarà un mio irrazionalissimo pregiudizio, ma se esteticamente somigli ad un fascista, anche politicamente hai qualcosa che non va.
La seconda è ideologica. I comunisti sono uniti nel passato nel riferirsi a Marx e alla Rivoluzione d'Ottobre o nel lontano futuro nel riferirsi all'obiettivo storico dell'abolizione della proprietà privata. Ma da questi riferimenti passati e futuri, traggono per il presente implicazioni completamente diverse che spaziano dalla non violenza alla simpatia per la Corea del Nord.
La terza è politica. Le differenze tra PRC e PDCI non devono precludere una tensione unitaria, la quale può avere anche sbocchi organizzativi, ma date le discriminante, ciò vale nè più nè meno nel rapporto con le altre sinistre. E' qui è il principale difetto della proposta di unità dei comunisti, quello di essere una unità esclusiva, mentre il tema urgente dovrebbe essere quello di trovare le forme e i modi possibili di unire tutta la sinistra, senza l'ingombro di formule ideologiche oggi sostanzialmente prive di fondamento.
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