12.10.2009

PPE, Berlusconi e la «sovranità dei giudici»

E' una bella forzatura dire che la Consulta è un organo politico perchè un terzo dei suoi membri sono stati nominati di volta in volta da presidenti della repubblica non appartenenti allo schieramento berlusconiano.

Di essi, solo Napolitano è stato eletto a maggioranza e questo, certo, non gli permette di essere più libero e disinvolto nei rapporti con il governo.

Quei signori sono tre moderati concilianti e conciliabili con entrambi gli schieramenti, anche con una destra guidata da un uomo la cui principale missione politica è salvarsi dai processi. Il lodo Schifani fu controfirmato da Ciampi e il lodo Alfano è stato controfirmato da Napolitano. Scalfaro, forse il più a sinistra dei tre, coabitò per un periodo troppo breve, e l'allora decreto salvaladri fu abortito dalla protesta popolare.

Direi quindi che la Consulta ha seguito una linea sua, indipendente dal presidente della repubblica, e difficilmente confutabile. Se la Costituzione dice che la legge è uguale per tutti, cos'altro potevano decidere i giudici costituzionali? Sarebbero organo politico solo perchè in maggioranza non sono andati a cena dal premier e non hanno votato come desiderava lui?

Se vieni eletto presidente del consiglio e vuoi fare il monarca al di sopra delle leggi, è difficile andare accettare la divisione dei poteri, quali che siano i nominati, qualcuno si metterà di traverso: i presidenti delle camere sono entrambi di destra, ma anche qui i rapporti con Palazzo Chigi vanno bene solo al cinquanta per cento.

Poi, in tempo di bipolarismo, si può pure pensare ad una riforma del metodo di elezione della Consulta, allo scopo di rafforzarne la funzione di garanzia, e sarebbe allora opportuno esplicitare una proposta, anzichè qualificare come veritiero un discorso eversivo.

Vorrei chiederei ai D'Alema boys, va bene che le riforme devono essere condivise, ma perchè condivise proprio con Berlusconi, adesso? Avete paura che esca di scena prima di poterle condividere con lui? Un conto era essere bicameralisti nel 1996, un conto è esserlo nel 2009 al crepuscolo di una stagione politica, anche solo per motivi fisiologici: il vostro prediletto interlocutore ha ormai 73 anni e tiene insieme la sua maggioranza a colpi di voti di fiducia. Avete passato 15 anni senza riuscire a fare di Berlusconi il padre di una nuova Costituzione. Ancora un po' di pazienza. Il prossimo interlocutore, chiunque sarà, sarà meno peggio. O no? Certo, dipende sempre dall'obiettivo. Da lungo tempo, la parola "riforma" è una carta coperta.

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