10.11.2009

Tutte le facce dello sfruttamento

La richiesta di parlare meno di Berlusconi proviene spesso da destra, quando ovviamente se ne parla male e da quella parte della stessa sinistra (area Il Riformista), che vede nell'antiberlusconismo una sorta di malattia infantile di non si sa bene cosa.

Ieri, questa critica è stata espressa anche dalle manifestazioni dei metalmeccanici in lotta per il loro contratto, oscurati da quella libera stampa che solo una settimana prima è scesa in piazza per la libertà di stampa.

E' comprensibile, dal punto di vista di un operaio avvertire una inaccettabile sproporzione tra lo spazio concesso allo scandalo escort, alla sola Patrizia D'Addario, in confronto a quello concesso alla questione sociale, ai contratti che non si rinnovano, alle fabbriche che chiudono, ai precari che perdono anche il loro misero contratto a termine ed ogni speranza di un progetto di vita futuro. Anche i precari licenziati dalla scuola pubblica sono uno scandalo così come lo sono quegli anziani di sicura nazionalità italiana che vedo ogni giorno nel mio quartiere rovistare tra l'immondizia nei pressi del mercato e dei supermercati per mettere insieme un pasto.

Eppure non vedo la contrapposizione tra questi temi, e penso che della D'Addario, delle escort, se ne dovrebbe parlare persino di più, perchè tutto si tiene: la mercificazione del corpo delle donne, la compravendita delle persone, che sia in una camera da letto o in un tribunale, e il disprezzo sociale nei confronti degli operai, dei precari, degli immigrati, degli anziani, degli emarginati.

Certo, che la stampa liberale e progressista ignori la crisi sociale, se non dal punto di vista delle imprese e delle banche che devono essere salvate, senza riconoscere spazio e ruolo alla soggettività sociale di chi riesce a organizzarsi e lottare per salvare il proprio posto di lavoro e rivendicare un salario decente, non può essere che motivo di protesta, ma non per chiedere di spostare i riflettori da un punto all'altro, quanto per mettere in relazione le cose e vedere tutte le facce dello struttamento. E se non lo fa Repubblica, se non lo fa Travaglio, facciamo noi con i nostri giornali, i nostri siti, i nostri blog.


Stampa libera, di tacere
di lo.c.

«Cortei e processioni, in centro un altro fine settimana difficile». Bisogna essere grati al «Messaggero» e al direttore Roberto Napolitano di aver dato spazio in cronaca romana, pagina 45, allo sciopero generale dei meccanici indetto dalla Fiom, che ha riversato nelle strade della capitale decine di migliaia di lavoratori. Se non altro sappiamo che per le tute blu, come le processioni, creano disagi agli automobilisti. Sfogliamo la «Repubblica» di Ezio Mauro, dalla prima pagina all'ultima che è la 72°: nulla. Allora sfogliamo anche le 22 pagine di cronaca romana: neanche i problemi al traffico. Altra testata, il «Corriere» di Ferruccio De Bortoli: altre 72 pagine più 24 di cronaca: nulla. Anche chi con i metalmeccanici della Fiom dovrà fare i conti, come il confindustriale «Sole», non dà la notizia. Bravi i direttori, e bravi anche i giornalisti. Bravi soprattutto gli operai metalmeccanici che sabato scorso sono andati in piazza del Popolo a difendere la libertà di stampa dal regime. Libertà utilizzata per cancellare chi si batte per salvarla.
(il manifesto 10 ottobre 2009)

10.10.2009

Solidarietà a Rosy Bindi

«Presidente, sono una donna che non è a sua disposizione». Credo sia questa una delle più belle citazioni televisive degli ultimi trent'anni. Una frase semplice, diretta, sobriamente dignitosa opposta ad un insulto volgare e sessista, di fronte al silenzio inebetito degli altri ospiti maschi e del conduttore di Porta a Porta, maschio anche lui.

Quell'insulto - "sei più bella che intelligente" - non stupisce, perchè è espresso da un personaggio come Silvio Berlusconi il cui immaginario da caserma è noto, ma indigna e preoccupa perchè è comunque espresso dal capo del governo, votato da milioni di elettori, che lui al tempo stesso riflette e riproduce, senza incontrare particolare resistenza.

Qui sta il punto dolente: l'opposizione debole al berlusconismo, come il silenzio di quegli ospiti. Quella parte di società non berlusconizzata, ma pronta ad accogliere l'idea che la compravendita delle donne sia soltanto "gossip", una frivolezza rispetto alle cose serie di cui occuparsi, per esempio la compravendita degli avvocati, dei testimoni, dei giudici.

Minimizzare è una strategia efficace e frequente per celare. Si veda Bonaiuti a proposito degli insulti di Berlusconi: "In momenti di particolare concitazione, sono cose che possono succedere". Già, ma non gli ha dato della "stronza", insulto grave, greve, ma neutro. Gli ha detto "sei più bella che intelligente" insulto grave, greve, ma riferito proprio al suo essere femminile. A Stefano Rodotà non glielo avrebbe detto, non perchè non si sarebbe permesso, ma perchè non gli sarebbe mai venuto in mente. Rodotà è un uomo. Allora, nei momenti di concitazione, succede che ci si sveli e si riassuma in una semplice battuta offensiva, una intera visione del mondo, dei rapporti umani, dei rapporti tra uomo e donna, in cui al primo compete comandare e alla seconda compiacere. La stessa cosa insegna la divisione sessuale del lavoro nella televisione commerciale berlusconiana come nei party di Giampaolo Tarantini. Se la seconda non piace e non compiace, lui la disprezza, la zittisce e prova a rimetterla al suo posto. La concitazione decide solo il tono più o meno urbano. A dar man forte all'onorevole presidente, c'era il signorile Castelli "Parli sempre come una zitella petulante", nonostante fosse più rilassato. Zitella, una che non ha avuto la fortuna di essere scelta da uomini come Castelli.

Le donne del PD hanno preso posizione da Finocchiaro a Melandri. Chiara Saraceno ha scritto un bell'articolo su Repubblica. Il Manifesto ha dedicato due pagine al fattaccio con un titolo fenomenale: "La bella e la bestia". Concita De Gregorio ha scritto il suo editoriale sull'Unità, con un lungo elenco di risposte. Repubblica ha raccolto, a stasera, le firme di 15 mila donne, ad un appello in reazione agli insulti sessisti del presidente del consiglio. Su Facebook, un gruppo di solidarietà con Rosi Bindi, ha raccolto in poche ore, ottomila adesioni. I siti dei principali quotidiani hanno dato ampio spazio alle reazioni. Ma i leader, quelli importanti, che si occupano di cose serie, di cose da uomini, sono rimasti in silenzio, come quei quattro uomini inebetiti di Porta a Porta.

Rosi Bindi l'avrei votata nelle prime primarie del PD. Anche se di origine democristiana, è una persona seria, con principi etici molto forti, laica nei fondamenti, e socialmente piuttosto a sinistra. Il solo fatto che appoggi Bersani, per me rappresenta una garanzia a favore di questo candidato, qualora decida di partecipare al voto. L'ascolto sempre con interesse. Non è bella, è vero, ma non è neppure brutta. Ha l'aspetto normale di una donna della sua età. I suoi lineamenti sono regolari. Trovarmi di fronte la sua faccia in una riunione o in una cena, mi farebbe solo piacere, mentre ad un Giampy Party potrei sopravvivere solo armato di bicarbonato. Non si è tinta i capelli, non si è stirata le rughe, non si è gonfiata la labbra, non si è rifatta i seni, non si è mascherata la faccia. E' normale, naturale, genuina, e tutto questo è bello, comunque più bello della plastica, del silicone, del butolino, del cerone, di tutta quella vacua falsità prominente che appena apre bocca ti fa cadere le braccia, come questa signorina più intelligente che bella, che sarebbe probabilmente di gran successo presso la caserma dei Berlusconi e dei Castelli.

10.09.2009

Dopo il lodo Alfano

Nel 1994 ascoltavo su Italia Radio la telefonata di un ascoltatore dalemiano, il quale con piglio realista e navigato consigliava di pagare l'ultima grande tangente a Berlusconi: garantiamogli l'impunità per tutti i reati che ha commesso e otteniamo in cambio la sua fuoriuscita dalla politica. In fondo, il cavaliere scese in campo a questo scopo: risolvere per via politica i suoi guai giudiziari e i debiti della sua azienda con le banche, dopo il crollo, nel 1992, del suo referente Bettino Craxi, insieme con tutto il sistema di potere democristiano-socialista, sotto i colpi dell'inchiesta moralizzatrice di Mani pulite, il golpe dei magistrati secondo la storiografia ufficiale berlusconiana.

Oggi, qua e là, riecheggia questa idea dopo la bocciatura del lodo Alfano e la reattiva sfuriata anti-istituzionale del presidente del consiglio, che ha iscritto alla sinistra la Consulta, i giornali, i programmi Tv, gli spettacoli comici, e il Capo dello Stato. Telefonando a Porta a Porta è riuscito a svillaneggiare con particolare volgarità anche Rosy Bindi, definendola "più bella che intelligente", perchè si era permessa di giudicare gravissime le sue affermazioni contro il Capo dello Stato, reo di non essere intervenuto sulla Consulta per garantire l'approvazione del lodo. D'altra parte, è noto che il nostro primo ministro, sul piano del rispetto, ha almeno tre punti deboli: la divisione dei poteri dello stato, la legalità e le donne.

Se Berlusconi mostra la faccia feroce per incutere timore, va da sè, qualcuno si intimidisce, anche se Franceschini dichiara che "non ci fa paura". Come che sia, quella vecchia idea di garantire al premier l'impunità in cambio della sua ritirata, o almeno della sua moderazione, è impraticabile. Intanto, perchè il cavaliere nel corso del tempo ha maturato la passione per il potere: fare il presidente del consiglio gli piace e fare il presidente della Repubblica gli piacerebbe ancora di più, oltre la passione per la cura dei propri affari leciti e illeciti.

In secondo luogo, questa via non esiste, perchè le possibilità sono soltanto due: 1) si approva una legge che interviene sulle regole e le procedure dei processi che riguardano Berlusconi, e allora le conseguenze riguarderanno tutti i cittadini, in quanto se si depenalizzano i reati, li si depenalizza per tutti, se si accorciano i tempi della prescrizione, li si accorcia per tutti, se si blocca una determinata tipologia di processi, li si blocca per tutti e dunque, una tale soluzione darebbe un colpo a tutta la giustizia per risolvere i problemi di un uomo solo; 2) oppure si approva una norma ad personam, come il lodo Alfano, e adesso sappiamo che può avvenire solo per via di una legge costituzionale che necessita dell'approvazione di una maggioranza qualificata o di un referendum confermativo, questa la si giustifica e applica in funzione di un ruolo e dunque il beneficiario ne può beneficiare solo se mantiene la sua carica.

Non se ne esce, la soluzione dell'ascoltatore dalemiano di quindici anni fa, nello stato di diritto non trova spazio, perchè alla fine la legge è uguale per tutti. In ogni caso, Ghedini ha assicurato ad Annozero che non succederà nulla, come non successe nulla nel 2004, con la bocciatura del lodo Schifani, e la minaccia di elezioni anticipate, mossa da Berlusconi e Bossi è già rientrata. Il governo andrà avanti con la sua maggioranza, in attesa di una nuova e forte rilegittimazione nelle prossime regionali del 2010. Un nuovo referendum su Berlusconi, preparato da una drammatizzazione (solo verbale) dello scontro politico. Per adesso, le dimissioni del premier le chiedono solo l'IDV, i comunisti e il Times di Londra.

10.07.2009

Tutti gli uomini vorrebbero essere come lui?

Questa idea secondo cui molti uomini vorrebbero essere come Berlusconi, è molto propagandata dagli opinionisti del centrodestra. Ha un nucleo di verità, ma non è tutta la verità. Il resto della verità, a mio parere, dice che molti uomini si identificano nel ruolo di padre o di nonno e proprio non vorrebbero che la loro figlia o la loro nipote finisse tra le braccia di un vecchio porco, secondo la definizione di Paolo Guzzanti. Ma anche rimanendo nel ruolo del "maschio", penso che:

1) Molti uomini non vorrebbero affatto essere come lui.
Io, per esempio, vorrei essere invece come Gad Lerner.

2) Molti uomini vorrebbero essere come lui, ma pensano che essere in quel modo sia sbagliato.
Se ad essere come lui fossero i loro padri o i loro nonni, se ne vergognerebbero. E si vergognerebbero di loro stessi se venissero scoperti ad essere in quel modo.

3) Molti uomini vorrebbero essere come lui, anche conciliando istinti e valori, ma mai e poi mai vorrebbero essere pubblicamente mandati a quel paese dalla loro moglie.

Il seduttore di successo, se è sposato, deve saper tenere tutto insieme.
Se sfascia la famiglia, per correre dietro alle ragazzine, non ci fa una bella figura, di certo non appare particolarmente vincente.

Il giorno in cui Veronica Lario ha detto: "La strada del mio matrimonio è segnata, non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni", quanti mariti avrebbero voluto essere come lui?

Patrizia D'Addario a Annozero

Quali novità eclatanti sono emerse dopo l'intervista alla D'Addario ad Annozero? La novità è stata la sua stessa presenza: il pubblico televisivo l'ha vista per la prima volta. Non solo ha sentito la sua versione, ma l'ha anche vista. Vista, espressione del viso, postura del corpo, tono di voce. Anche perciò l'impatto del messaggio televisivo è più forte del suo equivalente in versione cartacea.

Per mesi, in TV quando si è sentito parlare di lei, se ne è sentito parlare in termini denigratori: perchè il grande pubblico non poteva conoscere direttamente il suo punto di vista? Perchè non doveva esserci, fino al punto di mettere a repentaglio la messa in onda della trasmissione? "Il premier sapeva che ero una escort". Davanti a sette milioni di telespettatori. In qualsiasi paese normale, la D'Addario in televisione ci sarebbe andata subito e decine di volte. In una tramissione sull'affare Tarantini, lei è una delle parti in causa. E' quella che ha avviato l'inchiesta o uno dei suoi filoni. E' quella che ha denunciato il capo del governo.

Riguardo la Daddario possibile icona di una sinistra antiberlusconiana, secondo le paure di qualche anti-antiberlusconiano, io la vedo, senza neanche l'attenuante di essere una ragazzina, come un elemento del sistema Tarantini, di quel mondo squallido e marcio così ben incarnato dal cavaliere, in cui la gente si vende e si compra, mette in gioco anima, mente, corpo, la propria dignità in cambio di un favore o di una protezione. Nel momento in cui lei denuncia quel sistema per nobili o ignobili - aspettative deluse, perchè la sua villa non si è trasformata in un residence, non è stata candidata alle Europee, non è stata eletta al consiglio comunale di Bari, ha subito una violazione di domicilio e le sue cose sono state trafugate - la sua posizione diventa simile a quella di un collaboratore di giustizia.

Dal mio punto di vista, non è tanto importante la sorte del singolo, quanto la rottura di quel sistema, a maggior ragione se quel sistema si espande con le sue propaggini anche nelle nostre file, come è successo nella giunta di Bari, dove la corruzione nel rapporto tra sesso e potere si intreccia con quella tra politica e sanità. D'altra parte, lo scudo fiscale non è una grande operazione di corruzione legalizzata? La corruzione è il fondamento di questo sistema, dove tutto ha un prezzo, tutto è mercificabile, e non si divide come l'orario scolastico, perciò non ha senso scegliere un tema o un altro. Bisogna fare opposizione su tutti i fronti, perchè intersecano uno con l'altro.

Qui il "gossip" non c'entra nulla, se poi vogliamo dire che la trasmissione è plebea, è un altro discorso. Santoro non ha "cavalcato la tigre in ritardo" non tanto perchè al momento dello scandalo escort la trasmissione non andava in onda, ma perchè tutto il resto della televisione, che pure andava in onda, non se n'è occupato, anzi ha censurato l'argomento.

Non so valutare se la trasmissione abbia offerto spunti alla magistratura, e in fondo non è il suo preciso compito. L'importante è che abbia offerto spunti ad una opinione pubblica televisiva in gran parte ignara o informata superficialmente e confusamente. Il format delle trasmissioni di Santoro può non piacere, deriva dal Processo del lunedì, però ha il merito di riuscire a raggiungere un pubblico poco colto, che non legge i giornali, non partecipa a convegni, non segue tavole rotonde. Si inserisce nel "pubblico" dell'offerta televisiva "nemica", quella dei reality, dei quiz, della televisione commerciale.

Anche per questo, Annozero è così pesantemente osteggiato: non tanto per quello che dice e mostra, ma per la quantità e la qualità di pubblico che raggiunge, superando i confini tradizionali dell'informazione di sinistra, che magari dice le cose giuste nel modo giusto, senza turbare nessuno. Non dico che Santoro debba essere allora il modello. Però, mi sembra opportuno che ci sia anche lui e in ogni caso è ingiusto che sia censurato.

Gossip

Un'altra parola usata per arginare gli scandali politico-sessuali di Silvio Berlusconi è Gossip. Per Aldo Grasso sul Corriere, il gossip è stato sdoganato in televisione da Annozero, trasmissione ritenuta di sinistra; il nuovo direttore del Tg1 Augusto Minzolini dice gossip, per giustificare il fatto che il suo telegiornale di queste cose non parla.

La parola, Gossip, in questa situazione, è una mistificazione.

Col termine gossip (che l'italiano ha preso in prestito dall'inglese) si intende il pettegolezzo nei confronti dei VIP e dei personaggi dello spettacolo (Wikipedia).

s.m.
1 AD chiacchiera inopportuna, spec. malevola, su fatti altrui: non dar retta ai loro pettegolezzi, non sai l’ultimo p.! | il fare chiacchiere futili e oziose, lo spettegolare: il gusto del p.
(De Mauro)

Berlusconi, nelle sue frequentazioni con escort e minorenni, non sfrutta una posizione di VIP o di personaggio dello spettacolo, cioè di un ruolo che non richiede alcuna forma di legittimazione democratica, non ha nessun titolo di rappresentanza istituzionale non deve offrire alcun tipo di garanzia. Sfrutta la sua posizione di Presidente del Consiglio.

Qui non abbiamo un uomo di spettacolo, ma il capo del governo; non abbiamo storie d'amore e gelosia, ma storie di prostituzione e di induzione alla prostituzione; non abbiamo in gioco risorse private, ma risorse pubbliche e persino istituazionali; non abbiamo chiacchiere private e pettegolezzi, ma documenti e denunce pubbliche.

I documenti che lo accusano, non sono chiacchiere private, sono intercettazioni telefoniche, testimonianze, pubbliche accuse fatte alla luce del sole.

Illazioni

Una parola molto usata in ambito berlusconiano per arginare il papigate è illazioni.

L'illazione è una supposizione ingiustificata. Ma nel caso del papigate, le supposizioni sono più che giustificate.

E' irrilevante se Papi si sia comportato come l'utilizzatore finale riguardo la sfera più intima con la escort e la minorenne, o solo la escort o solo la minorenne. Tra l'altro è dubbio che egli sia in grado di utilizzare finalmente chicchessia, meno che mai grandi quantitativi.

L'oggetto del peccato, e quello che accomuna le sue frequentazioni, non è il sesso, ma un rapporto di scambio. Che sia la semplice busta, che sia la ristrutturazione di una villa, che sia il posto in lista, che sia un posto di lavoro, che sia una comparsa in televisione, il presidente del consiglio scambia favori, grazie anche alla sua disponibilità di risorse pubbliche, con prestazioni personali. Quali? Che si tratti di sesso, di coccole, di compagnia, di semplice conversazione, non ha nessuna importanza. Molti clienti vanno dalle prostitute solo per parlare e poi le pagano. E' sempre un rapporto mercenario.

La stessa Noemi, in più di una intervista, ha dichiarato che lui gli ha prospettato la carriera politica o nel mondo dello spettacolo. Perchè? In cambio di cosa?

Quando Berlusconi ha voluto dare, persino in prima serata a Porta a Porta, una spiegazione sulla causa, l'oggetto, lo scopo di questa frequentazione, dopo la richiesta di divorzio di sua moglie Veronica Lario, ha dato prima una serie di versioni contraddittorie una con l'altra e anche con quelle fornite dal padre della ragazza. Poi, quando è stato sbugiardato, si è trincerato nel silenzio, rifiutandosi di rispondere alle famose dieci domande di Repubblica.

Nel caso di Patrizia D'Addario e le altre ragazze è anche peggio: come è perchè sono invitate più volte a Palazzo Grazioli, come e perchè alcune finiscono candidate alle elezioni. In assenza di spiegazioni plausibili, le supposizioni più ovvie sono lecite ed è lecito parlarne anche sui media, anche in televisione.

10.05.2009

Papi e escort: che male c'è?

Perchè c'è qualcosa di rilevante nel fatto che Silvio Berlusconi abbia rapporti con le escort?

In generale sono per la legge svedese: carcere per i clienti. Il rilievo può essere penale, o politico, o morale. Può essere penale se oltre ad avere rapporti con loro, le organizza, le induce. Lui o altri che lo fanno per lui. Esiste il reato di favoreggiamento e  di induzione alla prostituzione.

Può essere politico, se a frequentare prostitute è lo stesso premier che promuove leggi contro la prostituzione o per la multa o l'arresto dei clienti delle prostitute. E se, nel frequentarle si mette nella posizione di essere ricattato, se getta il paese che rappresenta nel ridicolo di fronte all'opinione pubblica internazionale. Può essere politico e penale se per ricompensare le prostitute usa risorse pubbliche e istituzionali, quali posti di lavoro nella pubblica amministrazione, nella Rai, candidature ed elezione nelle assemblee elettive.

Può essere morale, se nel suo rapporto con le prostitute, assume un comportamento pubblico, esplicito che propone un certo modello del rapporto uomo donna o del ruolo della donna.

Se ne parla troppo, bisognerebbe parlare invece di più di altri temi, come afferma Massimo Fini (e non solo lui) in polemica con Michele Santoro? Non vedo la contrapposizione con l'attenzione verso la crisi economica, tesi peraltro sostenuta anche da Paolo Ferrero, secondo cui le questioni importanti sono altre. Secondo me, le questioni di costume, di cultura, di mentalità, specie nel rapporto tra i sessi, sono molto importanti. In fondo, Berlusconi vuole imporre la censura su entrambi i temi: non vuol dare la pubblicità a chi parla della crisi, vuol denunciare chi parla dei suoi scandali.


Traduzione della vignetta pubblicata sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung:
 "Signora, mio marito è disoccupato, il padrone di casa ci ha dato lo sfratto. i bambini hanno fame. Non potrebbe mica, quando le capita, parlare del mio caso con il signor Berlusconi?"

10.04.2009

Tassa Santoro?

Nel giorno del settentratreesimo compleanno, a «Unomattina» scorrono le sue immagini che consegna le case a Onna, che stringe le mani dei leader mondiali al G8. E non basta, perché collegato via telefono c'è anche lui: illustra i suoi miracoli al conduttore Stefano Ziantoni affiancato dalla vicedirettrice del Tg1, Susanna «farfallina» Petruni. E conclude: «Grazie per la telefonata, chiamatemi più spesso così mi sento meno solo». E Ziantoni non se lo fa ripetere due volte: «Presidente, qui è casa sua».

E' il presidente del consiglio, quello che si vanta pubblicamente di decidere le nomine RAI. Quello che, nel giorno della consegna delle prime case ai terremotati dell'Abruzzo, si fa organizzare a Porta a Porta un megaspot pubblicitario, rivoluzionando il palinsesto RAI per non essere disturbato dalla concorrenza della prima puntata di Ballarò, opportunamente sospesa e rimandata. E' quello dei cui scandali politico-sessuali non si deve parlare perchè sono solo gossip e pettegolezzi, secondo quanto afferma in un suo pubblico intervento il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, una delle nuove e recenti nomine RAI, che giusto oggi ha recitato un editoriale contro la manifestazione per la libertà di stampa, di cui ha dato notizie dopo oltre venti minuti di telegiornale.

Da teleutente di sinistra mi chiedo perchè dovrei pagare il canone a questa RAI. L'opposizione potrebbe promuovere una rivolta che mettesse il governo sulla difensiva nel sostegno a questo presunto servizio pubblico televisivo. Invece succede l'esatto contrario. E' il Giornale di Berlusconi a promuovere lo sciopero del canone contro la RAI ed è il Partito Democratico a difendere il servizio pubblico. Il Giornale non sopporta che a casa di Berlusconi ci sia anche Annozero ed ecco che ribattezza il canone "Tassa Santoro". Secondo la lista di Chicchito l'intolleranza riguarda anche Che Tempo che fa, Ballarò, e l'Infedele, che però trasmette sulla 7. Insomma, ben un decimo di presenza televisiva non filogovernativa: veramente troppo.

Questo assurdo rovesciamento della realtà ha naturalmente la sua ragion d'essere: è normale che il padrone e monopolista della televisione commerciale voglia demolire la televisione pubblica, anche se oggi è sotto il controllo del suo governo. Si tratta a suo modo di lungimiranza. La stessa che porta il PD a difendere la "casa di Berlusconi".

Ma bisognerebbe provare a uscire da questo schema, come fa Alessandro Giglioli, che tra il serio e il faceto, propone un canone differenziato, sul modello dell'otto per mille. Ciascun teleutente paga il canone, specificando a quali trasmissioni vuole destinare i suoi soldi. Così, chi vuol pagare la tassa Santoro paga la tassa Santoro e chi vuol pagare la tassa Vespa paga la tassa Vespa, chi vuol pagare la tassa Minzolini, paga la tassa Minzolini.

10.03.2009

Scudo fiscale PD assente

Approvato lo scudo fiscale anche in Senato. Firma di Napolitano e faro verde della UE. Contro il provvedimento, il Partito democratico aveva fatto quattro ore e trentadue minuti di ostruzionismo alla Camera, ma al momento del voto, l'assenza dei suoi deputati, ben 59 tra cui i massimi leader (27,3% di assenze, uno su quattro), ha impedito la bocciatura sui requisiti di costituzionalità.

Lo denuncia subito il Fatto Quotidiano e con grande evidenza ne pubblica i nomi. I 59 deputati del PD, secondo le loro giustificazioni, erano altrove per i più svariati motivi. Bersani festeggiava il suo compleanno. Franceschini era impegnato nel congresso. Sollecitato a dare chiarimenti su Facebook, l'onorevole Esposito ha scritto di avere incontrato i lavoratori di una fabbrica in crisi, prossimi al licenziamento e di rivendicare la sua scelta di stare sul territorio, tanto cento voti separano maggioranza e minoranza e la maggioranza gestisce le sue presenze anche in base alle presenze della minoranza. In una seconda nota espone invece motivi di salute, poichè la storia si ripete nel voto finale: lo scudo passa per venti voti e i deputati democratici assenti sono 25. La lista dei malati del Pd comprende Ileana Argentin (visita medica), Enzo Carra (intervento ai reni), Angelo Capodicasa (ricoverato da Agrigento), Lucia Codurelli (anche lei in ospedale), Sergio D’Antoni (ricoverato d’urgenza ), Antonio La Forgia (malattia) e Marianna Madia (importanti accertamenti medici). Indirettamente malato anche Massimo Pompili, assisteva il fratello ricoverato. Considerati ingiustificati, anche se affermano di aver avuto il via libera dal partito, Giovanna Melandri, Linda Lanzillotta e Lapo Pistelli che erano “in missione per il Pd” a Madrid, alla “Global Progress Conference” promossa dalla Fondazione Ideas.

Però è singolare questo modo di stare in Parlamento (si fa per dire) e non si tratta tanto di gettare la croce sul singolo deputato, sul singolo leader, ma di capire come funziona un gruppo parlamentare, un partito. Immagino esista un capogruppo, una presidenza, un'assemblea, un coordinamento, per cui si discute e si decide quali sono gli appuntamenti importanti, quando è essenziale esserci. Esempio estremo: se si fosse eletto il presidente della Repubblica, festeggiamenti, congressi e presenze sul territorio sarebbero state rinviate, anche solo di un giorno, senza neanche il bisogno di discuterne.

Sullo scudo fiscale avrebbero potuto almeno discutere e decidere che era importante esserci. Perchè no? Se non è complicità è inettitudine. L'Italia ha 300 miliardi di soldi evasi all'estero e con lo scudo fiscale decide una sanzione per il rientro dei capitali solo del 5%, contro il 49% degli Usa, il 44% della Gran Bretagna, il 100% della Francia. Unico al mondo, lo scudo italiano garantisce l'anonimato agli evasori e il condono per il falso in bilancio e le false fatture. E per farsi una idea di quanto potrà guadagnarci lo stato, basta fare un confronto con i precedenti di Tremonti, gli scudi fiscali del 2001 e del 2003: emersero 73,1 miliardi di evasione e lo stato ne incassò 2,1 (crf. il manifesto 30 settembre 2009). Vedi anche Lo scudo delinquenziale.

Intanto, un lettore del quotidiano diretto da Concita De Gregorio ricorda "quando su l’Unità c’era il grassetto: «I senatori e i deputati del Pci devono essere presenti in Aula, senza eccezione alcuna»... E non si facevano magre figure come quella odierna sullo Scudo fiscale.